Diritto e vita Utero in affitto, l’Europa cede AVV 11.4.19

Diritto e vita

LA SENTENZA

I giudici di Strasburgo raccomandano agli Stati di riconoscere il legame tra i bambini nati all’estero e i genitori committenti anche attraverso l’adozione Parla Jennifer Lahl, promotrice della campagna che chiede lo stop alla Gpa nel mondo. «Ecco come si mistifica la realtà»

 

Utero in affitto, l’Europa cede

La Corte dei diritti umani: nessun obbligo di trascrizione dell’atto di nascita estero, ma il legame di filiazione con i bimbi nati da ‘gravidanza per altri’ va riconosciuto. «Così si relativizza un reato»

DANIELE ZAPPALÀ Parigi

La lotta per arginare in Europa l’utero in affitto dovrà ormai pure tener conto degli effetti di un nuovo parere consultivo emesso ieri dalla Corte europea dei diritti umani (Cedu). Sollecitati dalla Corte di cassazione francese sul nodo specifico della trascrizione anagrafica della ‘madre intenzionale’ non biologica, i giudici europei hanno sostenuto l’obbligo per gli Stati di un riconoscimento con soluzioni rapide di questo legame filiale, sia pure non necessariamente attraverso trascrizioni pedisseque fra registri di stato civile. Una posizione che rischia ancor più di legittimare nei fatti la surrogata anche laddove è vie- tata, come in Francia. A partire dal caso della famiglia Mennesson, che nel 2000 fece ricorso alla surrogata in California per la nascita di due gemelle, i più alti magistrati francesi hanno interrogato i colleghi della Cedu sui ‘margini’ che lo Stato ha rispetto alla ‘madre intenzionale’.

Per la Cedu, deve valere il «rispetto della vita privata del bambino», ovvero innanzitutto il suo diritto a godere di una famiglia. Tale priorità, argomentano i giudici europei, «richiede che il diritto interno offra in modo celere una possibilità di riconoscimento del legame di filiazione fra il bambino e la madre intenzionale», quando è stata già riconosciuta come ‘madre legale’ all’anagrafe dello Stato estero. Per riconoscere tale legame, secondo il foro europeo, lo Stato di riferimento della coppia non è obbligato a trascrivere interamente l’atto di nascita estero. Sono possibili «altre vie», fra le quali «l’adozione del bambino da parte della madre intenzionale».

Ma l’approccio apparentemente tecnicistico della Cedu corrisponde davvero a una posizione neutra verso la surrogata? Già ieri, in proposito, diversi osservatori evocavano, al contrario, una decisione dal sapore politico. Da parte loro, nello specifico, i Mennesson hanno considerato il pronunciamento come «una grande vittoria».

In Francia, il riconoscimento nei registri di stato civile dei bambini nati da surrogata all’estero e dei relativi legami filiali resta il simbolo della frontiera sfumata fra il divieto formale della pratica e l’accettazione indiretta sempre più estesa della stessa surrogata. La trascrizione dei bambini allo stato civile si è parzialmente diffusa nella scia di una sentenza europea della Cedu, nel 2014, proprio sul caso Mennesson. Ma per quanto riguarda le madri, i fori transalpini hanno difeso il principio della ‘realtà del parto’, ribadito nel 2017 dalla Corte di cassazione, dunque il divieto di trascrivere nei registri la ‘madre intenzionale’, al di là delle diciture negli atti di nascita stranieri.

Formalmente, la decisione di Strasburgo non impone alla Francia di stravolgere quest’ultima prassi. Ma a proposito della pratica illegale all’origine del dilemma, il pronunciamento si limita solo ad evocare vagamente i «rischi di abusi» legati alla surrogata. Una posizione asettica subito deplorata da più parti. L’associazione francese Alliance Vita è stata fra le prime a biasimare il carattere «gravemente ambiguo» della decisione della Cedu. «Se questo parere ha appena dato ragione alla Francia, riguardo al suo rifiuto di trascrivere gli atti di nascita menzogneri prodotti all’estero, esso contribuisce purtroppo a relativizzare questa frode verso la legge», ha commentato Tugdual Derville, delegato generale dell’organizzazione al servizio dei più fragili, aggiungendo: «Infatti, la Cedu intima agli Stati di stabilire un legame di filiazione, con adozione o con qualsiasi altro mezzo, fondandosi unicamente sul fatto compiuto di una surrogata all’estero. Questa posizione ambigua ostacola la realizzazione del divieto di qualsiasi surrogata».

Da parte sua, l’associazione dei Giuristi per l’Infanzia ha additato come capziosa una parte della argomentazione della Cedu, che «persiste a voler considerare che la filiazione materna del bambino non è riconosciuta in Francia per via dell’assenza di trascrizione, il che è falso: la filiazione che discende da atti esteri, anche non trascritti, produce effetti in Francia». Un’analisi, questa, tesa più in generale a relativizzare il cosiddetto argomento dei bambini ‘fantasmi della Repubblica’, spesso impiegato nello specifico dibattito transalpino.

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L’INTERVISTA

«Quei contratti capestro che umiliano le madri Aboliamo la surrogata»

GRAZIELLA MELINA

«La maternità surrogata va abolita, non regolamentata». Jennifer Lahl, fondatrice e presidente del Center for Bioethics and Culture Network, da anni impegnata a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle reali dinamiche che spingono a ricorrere all’utero in affitto, non vede altra via d’uscita: «Non credo che la regolamentazione possa proteggere madri e bambini ». Intervenuta ieri a Roma alla Lumsa al convegno «Nascere da madre surrogata », realizzato nell’ambito del progetto di ricerca WoMoGeS, la promotrice della campagna internazionale «Stop Surrogacy Now» ha raccontato cosa si nasconde dietro a quello che, mistificando la realtà, viene definito «un atto d’amore».

Cosa sta ottenendo con il suo impegno?

Ho lavorato per molti anni come infermiera pediatrica nella terapia intensiva. Ho trascorso diversi anni facendo ricerca sulla procreazione assistita e ho prodotto numerosi documentari che mostrano donne che hanno subito danni a causa della maternità surrogata. Innanzitutto informo sui rischi delle madri e dei bambini. Abbiamo portato avanti campagne internazionali, petizioni, sollecitazioni, per educare e sensibilizzare. La consapevolezza delle persone riguardo a questo tema sta cambiando. Ho notato che dopo la visione dei film in giro per il mondo molti si rendono conto di quale sia la realtà. Rimangono stupiti, ammettono di non aver saputo quello che veramente accade. È importante per questo puntare sulla conoscenza, l’informazione e l’educazione.

Cos’è che molti non sanno?

Innanzitutto ignorano i rischi per la salute. Lo scorso febbraio l’AmericanJournal of Obstetrics and Gynecologyhapubblicato uno studio condotto su 1.477.522 donne in stato di gravidanza. È emerso che le gravidanze con tecniche di fecondazione assistita con donazione di ovociti hanno le più alte percentuali di ricoveri per terapia intensiva per la madre. Un altro studio suFertility and Sterilitydi dicembre 2017 ha messo a confronto gravidanze spontanee e surrogate. È stato evidenziato che i nati da gestazione surrogata hanno una maggiore incidenza di nascita pre-termine, basso peso alla nascita, diabete, ipertensione.

Cosa spinge le donne ad ‘affittare’ il proprio utero?

La maternità surrogata è presentata come un modo per «dare il dono della vita », e i rischi sono minimizzati. È invece il denaro che determina questo processo. Per sancire questo atto vengono sottoscritti dei veri e propri contratti. In California, per esempio, uno dei principali Statisurrogacy friendlynegli Usa, esistono diversi contratti di questo tipo, tutti legali: non esistono limiti di pagamento per la madre surrogata, viene assicurato che i committenti saranno i genitori legali del bambino che nascerà e che saranno protetti dalla possibilità che la madre surrogata cambi idea e non voglia più consegnare il bambino. I contratti sono scritti per proteggere chi commissiona e non la madre o il bambino. Gli aspetti più preoccupanti sono poi i desideri espressi da chi commissiona un figlio. Sovente vengono esplicitati in dettaglio: questo fa sì che l’uso commerciale dell’intero corpo della donna per la durata della gravidanza sia chiaro. Molti contratti per esempio indicano che ci sia un controllo sulla dieta della donna, le attività fisiche permesse, i luoghi dove abitare. Ho persino visto in alcuni contratti l’obbligo per la donna di seguire una dieta vegana, oppure di non tingere i capelli. In alcuni si specifica addirittura che non è ammesso contrarre il legame materno-infantile. Come se questo fosse possibile…

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IL CASO DI BOLOGNA

E in Italia ancora si litiga: è una battaglia di destra o di sinistra?

ANTONELLA

MARIANI

 

Niente emendamento, niente voto. La delibera anti-discriminazione delle persone Lgbt in discussione alla Regione Emilia Romagna si è arenata con gran fracasso su un tema che poteva essere considerato marginale ma che ha pesato come un macigno: l’utero in affitto.

I fatti. Nella Regione guidata da Stefano Bonaccini (Centrosinistra) si prepara un testo contro l’omofobia. Nove consiglieri regionali Pd di area cattolica propongono un emendamento in cui si cita la maternità surrogata come «forma di sfruttamento della donna». Niente di strano, visto che in Italia la Gpa è vietata e persino la Corte costituzionale nel 2017 ha scritto che «offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane». E invece no: l’emendamento Boschini-Paruolo (i nome dei primi firmatari), che nel frattempo ha ottenuto il supporto dell’op- posizione di centro-destra, ha creato una spaccatura profonda sia nello stesso Pd, sia tra le associazioni che si occupano di diritti civili. Risultato: il testo della legge antidiscriminazione non è stato votato in Commissione e quindi non arriverà nemmeno in Assemblea.

Al di là delle scaramucce locali, quello che non si capisce è perché in quasi tutti i Paesi europei, Spagna e Francia in testa, la battaglia contro l’utero in affitto è portata avanti dalle sinistre, mentre in Italia è persino tabù parlarne. La senatrice Monica Cirinnà, che appare come lafront-womandelegata dai vertici Pd (prudentemente in silenzio) a esporsi sul tema dei diritti civili, su Facebook parla di un «emendamento devastante », subodora uno «scambio elettorale » in vista delle prossime elezioni europee e regionali e poi declama: «Il Pd si deve presentare come l’unico grande partito di sinistra, che non tratta sui diritti delle persone e non le lascia in balia di squallide trattative politiche. Il nuovo Pd di Zingaretti si qualifica sui diritti, e il Pd dei diritti sta con le associazioni». Con quali associazioni, chiediamo a Cirinnà? Con alcune sigle Lgbt e femministe, con Potere al popolo e Articolo Uno. Ma non, ad esempio, con Arcilesbica, che da tempo combatte una battaglia contro l’utero in affitto che le è costata anche la sede storica del Cassero e che ora chiede ai dem dell’Emilia Romagna di andare avanti. È arrivato il momento per il Pd, dice la presidente nazionale Cristina Gramolini, di uscire dall’ambiguità: «Noi chiediamo da anni una legge contro l’omofobia ma qualcuno vorrebbe utilizzarla per far passare l’autorizzazione a comprare figli all’estero, nonostante in Italia sia vietato dalla legge. Fare mercato degli esseri umani e presentarla come libertà». Gramolini aggiunge: «Sono contenta se il Pd esce da questa ambiguità. Lottare contro l’utero in affitto è di sinistra». Del tutto d’accordo Francesca Izzo, ex parlamentare Pd e fondatrice del movimento femminista Se non ora quando-libere: «Considero di sinistra tutte le battaglie a salvaguardia dei diritti e del valore delle persone », dice, spiegando che difendere la pratica della surrogazione della maternità è «sposare per intero le leggi di mercato che trasformano in merce il corpo delle donne e i bambini». Il fatto che il centrodestra sia contro l’utero in affitto non dovrebbe essere una pregiudiziale negativa, «perché tante leggi sono state elaborate in modo trasversale, guardando al merito e non agli schieramenti», conclude Izzo. «È una battaglia di coscienza, non di destra o di sinistra, né femminile o maschile», interviene Maria Grazia Colombo, vicepresidente nazionale del Forum delle associazioni familiari. «Il dibattito sulla Gpa farà saltare schemi partitici e politici, si creeranno alleanze e spaccature. Ma se ne dovrà parlare». A Bologna se ne è avuto un assaggio.

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In Emilia Romagna emendamento Pd alla legge regionale anti-omofobia viene bocciato perché critico sulla maternità a pagamento

 

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