IL MONITO SUL CASO DEL DJ FABO La «tutela» di chi vuol morire passa per una strada tortuosa  Avv 22.3.19

IL MONITO SUL CASO DEL DJ FABO

La «tutela» di chi vuol morire passa per una strada tortuosa 

MARCELLO

PALMIERI

 

Ieri, il presidente della Corte l’ha detto a chiare lettere: sul ‘caso Cappato’, o provvede il Parlamento, o ci pensiamo noi. Il tema è il reato di aiuto al suicidio, attualmente punito – sempre e comunque, senza eccezione alcuna – dall’articolo 580 del codice penale. La vicenda al vaglio dei giudici costituzionali prende le mosse nel febbraio del 2017: Marco Cappato, il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, accompagna in una clinica svizzera che eroga il suicidio assistito Dj Fabo, cieco e tetraplegico a seguito di un incidente stradale. A decesso avvenuto, l’esponente radicale rientra a Milano, e si autodenuncia ai Carabinieri. Il processo arriva in Corte costituzionale, ed è qui che avviene un inedito precedente giurisprudenziale: la Consulta, lo scorso 24 ottobre, emette non una sentenza (definitiva), ma un’ordinanza (interlocutoria). E sul presupposto che l’articolo 580 del codice penale opera oggi anche in situazioni «inimmaginabili all’epoca in cui la norma incriminatrice fu introdotta», non si limita a rivolgere al Parlamento il consueto monito perché provveda ad adeguare la norma: dà alle Camere un termine massimo, il 24 settembre, annunciando che la propria pronuncia definitiva avverrà sulla legge vigente a quella data. E se fino all’altro giorno non vi era certezza su cosa sarebbe concretamente successo in caso d’iner- zia del Parlamento, l’organo cui la Costituzione stessa affida il potere legislativo, da ieri lo si sa: a trovare una via medica e giuridica con cui assicurare a un malato grave la possibilità di morire a richiesta provvederà la Corte stessa. Ma la posta in gioco è molto alta. Lo stesso Lattanzi, ieri, ha precisato come non si tratti di dire semplicemente sì o no a suicidio assistito ed eutanasia, quanto piuttosto di tutelare le esigenze di chi si trovi in circostanze molto particolari, come per esempio quella di Dj Fabo. Ma se finora ‘tutelare’ aveva sempre significato far vivere, oggi – secondo la Corte – questo verbo costituzionale potrebbe concretizzarsi con l’accondiscendenza a morire. E a riprova di quanto sia complessa questa nuova via indicata dalla Consulta, vi è pure la discussione su quale sia il migliore strumento giuridico con cui accordare questo nuovo diritto.

Il procedimento, infatti, sotto il profilo tecnico verte sulla liceità dell’articolo 580 del codice penale. Ma i giudici costituzionali, nel loro «monito a tempo» rivolto alle Camere, hanno suggerito di non intervenire su questa norma, quanto piuttosto di modificare la recente legge 219/2017 in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento. Che prevede ‘solo’ la morte per rifiuto delle cure o distacco di idratazione e nutrizione assistite. Non con farmaci direttamente somministrati per provocarla.

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