Tik Tok e le due facce del social dei ragazzi AVV 7.3.19

Vite digitali

Tik Tok e le due facce del social dei ragazzi

 

Gli esperti sembrano non avere dubbi: il social del 2019 non sarà Facebook né tantomeno Instagram. Sarà Tik Tok. Arriva dalla Cina e sta crescendo a ritmi vertiginosi (anche in Italia), soprattutto tra gli adolescenti e i preadolescenti.

Ce n’eravamo occupati già un anno fa quando si chiamava Musical.ly. Tik Tok è un’app di microfilmati da massimo 15 secondi nata dalla fusione, nell’agosto scorso, tra Musical.ly e Bytedance. Nel mondo ha 800 milioni di iscritti, sparsi in 150 nazioni, il 41% dei quali con un’età compresa tra 16 e 24 anni. Nel restante 59% ci sono anche molti giovanissimi. E a giudicare da certi video presenti sulla piattaforma, alcuni ragazzi hanno meno dei 13 anni minimi (14 in Italia) richiesti per potersi iscrivere.

Restiamo ancora un attimo sui numeri. Tik Tok è stata la terza app social più scaricata nel mondo nel 2018, subito dopo WhatsApp e Messenger e prima di Instagram. In Italia – secondo DataMediaHub – è stata scaricata oltre 7 milioni di volte. Gli utenti attivi nel nostro Paese sono 2 milioni e 400 mila.

Per impostazione predefinita, tutti gli account sono pubblici; quindi anche i non iscritti possono vedere ciò che condividono gli utenti. I quali possono premiare i video con un cuoricino, seguire un account o inviarsi messaggi. Come scrive Money.it«esiste il rischio che degli estranei possano contattare direttamente i ragazzini sull’app, i quali potrebbero essere tentati di accettare le richieste pur di ottenere un seguace o un mi piace in più». Esiste però anche la possibilità di avere un account privato, in modo che i video siano visibili solo dai follower accettati.

Alcune elementi del successo mondiale di Tok Tok devono farci riflettere. Il primo è che questo social si basa sulla competizione. Così ancora una volta i più fragili rischiano di finire stritolati da quello che solo in apparenza è «un gioco». Ma c’è anche un’altra faccia della medaglia. Su Tik Tok molti di quei ragazzi che in certe scuole verrebbero magari derisi o emarginati perché sovrappeso o con difetti fisici, trovano spesso fan e sostenitori. Certo, sono «fan» passeggeri e superficiali, che mettono «un cuore», un emoticon con un applauso o con un bacio, e niente di più. Però da ragazzini sono gesti che valgono. Soprattutto per chi li riceve.

Esistono «discipline» diverse: dalla cucina alla moda, dal ballo allo sport. Tutte le esibizioni ruotano attorno all’esibizionismo, alla creatività e alla velocità (i video durano al massimo 15 secondi e possono essere arricchiti con adesivi, effetti e filtri). Si può persino duettare con se stessi, con gli amici e persino con gli estranei.

Per un adulto spesso Tik Tok è come una canzone di musica trap. Difficile da capire fino in fondo.

Perché parla un altro linguaggio e perché colpisce per la superficialità e la facilità con la quale si mischia tutto, creando un mix (un «linguaggio») affascinante e preoccupante. Il fascino sta nel vedere quanta creatività possono esprimere certi ragazzi con un telefonino, qualche effetto speciale e un po’ di musica. La preoccupazione nel constatare che molti adolescenti per avere successo si lanciano in esibizioni pericolose o spingono l’acceleratore sulla volgarità, mentre le ragazze (anche giovanissime) ballano e si cambiano d’abito alternando sorrisi bambini e ammiccamenti da sexy star. Niente di nuovo. Ma qui è tutto amplificato e fa «spettacolo».

Tutto questo unito a velocità e divertimento fa di TikTok l’app social preferita dai ragazzi.

Anche perché, a differenza del pur «giovanilista» Instagram, di adulti qui ce ne sono pochi. E i contenuti seri sono rari come l’acqua nel deserto. Così mentre giornali, giornalisti e adulti si ingegnano per portare negli altri social contenuti di valore, riflessioni e notizie o litigano sulla politica, i ragazzi sono già da un’altra parte. Parlano un loro linguaggio.

Vogliono divertirsi. Creare. Sfidarsi. Con buona pace di quegli adulti che li pensano ancora su Facebook, Instagram o Snapchat.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

GIGIO

RANCILIO

Copyright © Avvenire

Powered by TECNAVIA

Start a Conversation