GMG Il Papa: il futuro è un diritto umano  AVV 25.1.19

Il Papa: il futuro è un diritto umano 

L’appello negli incontri con politici e vescovi. E ai giovani: veniamo da culture e popoli diversi, ma nulla di ciò ha impedito questo incontro

MIMMO MUOLO inviato a Panama

Giornata mondiale della Gioventù con vista. Non solo sull’Oceano Pacifico, che fa da cornice agli spostamenti del Papa in città. Ma soprattutto sul futuro. «Anche il diritto al futuro è un diritto umano», dice infatti il Pontefice all’inizio della sua prima giornata interamente panamense. E quell’affermazione, pronunciata di fronte alle autorità locali e al corpo diplomatico riuniti nel palazzo Bolivar, può essere presa come il filo conduttore dell’inizio di questa 34.ma Gmg. Certo, il futuro che il Libertador aveva immaginato nel XIX secolo per i popoli dell’America Latina era diverso, più unitario e integrato. Poi la storia è andata in un’altra direzione. Ma Francesco, che a Bolivar fa esplicito riferimento nel suo discorso d’esordio, sembra suggerire che c’è sempre tempo per correggere gli errori e imboccare una strada diversa. Una raccomandazione, questa che il Papa consegna sia ai vescovi del Centro America, incontrati subito dopo i politici, sia – soprattutto – ai giovani, protagonisti della Cerimonia di benvenuto nella calda serata di Panama City, mentre ormai in Italia era notte fonda. E qual è il futuro che sta più a cuore a papa Bergoglio? Un futuro di speranza, un futuro in cui «il servizio pubblico è sinonimo di onestà e giustizia, e il contrario di qualsiasi forma di corruzione», dice ai rappresentanti delle nazioni, interrotto più volte dagli applausi. Un futuro che rifiuti «rassegnazione, avidità » e la «tecnocrazia» e apra invece «nuovi canali di comunicazione e di comprensione, di solidarietà e di creatività e aiuto recipro- co». Canali, insomma «a misura d’uomo». Riferimento, quello al canale, non certamente casuale, in una nazione «ponte tra gli oceani e terra naturale di incontri», come la definisce il Pontefice. «Terra di convocazione e di sogno».

Anche per la Chiesa il Papa vuole un futuro diverso e migliore. E nel discorso ai vescovi, di cui riferiamo più ampiamente a parte, non risparmia esortazioni e incoraggiamenti. Nella Chiesa di San Francesco d’Assisi, antico quartier generale dei francescani, c’è in pratica un ‘invitato’ in più, san Oscar Arnulfo Romero, al quale Francesco fa costante riferimento nelle sue parole. Il vescovo martire, che egli stesso ha da poco canonizzato, viene infatti presentato come l’esponente di una «Chiesa madre», capace di generare la vita e difenderla, «una Chiesa fraterna e accogliente » anche verso chi arriva da lontano a causa delle migrazioni. «Una Chiesa umile e povera», perchè – sottolinea il Papa – «una Chiesa arrogante, una Chiesa piena di orgoglio, una Chiesa autosufficiente non è la Chiesa della kenosis di Cristo» (il suo farsi uomo, pur essendo di natura divina, ndr).

La cronaca della giornata vive di queste parole e dei quattro momenti cardine del programma: visita al presidente di Panama, Juan Carlos Varela Rodriguez; discorso al corpo diplomatico, incontro con i vescovi del Centro America, cerimonia di benvenuto con i giovani della Gmg. In tutto una decina di ore (con una pausa postprandiale), che il Pontefice inaugura con la Messa privata in nunziatura, prima di recarsi al palazzo presidenziale, ricevuto dal capo di Stato e da sua moglie, tra sorrisi e strette di mano, all’ingresso principale. Davanti c’è una stupenda vista dell’Oceano, dietro un palazzo tutto sommato modesto, noto come ‘Las Garzas’, ovvero ‘gli aironi, dagli uccelli dal bianco piumaggio che circolano libermente nell’area circostante.

Quindi, dopo il colloquio privato e lo scambio di doni, il Papa si sposta di 200 metri per andare al Palazzo Bolivar, dove lo aspettano i rappresentanti del Corpo diplomatico e gli esponenti delle altre religioni, tra i quali il rabbino argentino Gustavo Kraselink, da 16 anni residente qui, che presenta Panama come «un esempio di dialogo religioso ». Un coro di 250 bambini intona canti per il Papa. Quindi una curiosità: Papa e presidente Varela citano nei loro discorsi il mdesimo passaggio di uno scritto di Bolivar, che voleva fare di Panama la capitale di un nuovo mondo unito.

E in un certo senso quella speranza si traduce in realtà in questi giorni di Gmg. Sono proprio i giovani provenienti da tutto il mondo a far sì che l’Istmo diventi «una patria grande che sappia e possa accogliere, rispettare e abbracciare la ricchezza multuculturaled di ogni popolo e cultura». Sono loro a trasformare Panama in un «’hub’ della speranza » per «creare un mondo più umano», secondo un’altra espressione usata dal Papa.

Quando nell’assolato pomeriggio della metropoli centroamericana Francesco, sempre accompagnato dall’arcivescovo di Panama, José Domingo Ulloa Mendieta, giunge alla Cinta costera, luogo del suo primo incontro con i giovani della Gmg, quelle parole diventano realtà davanti ai suoi occhi. «Veniamo da culture e popoli diversi, parliamo lingue diverse, usiamo vestiti diversi. Quante cose ci possono differenziare. Ma nulla di tutto ciò ha impedito che potessimo incontrarci ed essere felici di stare insieme ». Perché al fondamento di tutto, dice il Pontefice, c’è l’amore di Cristo. «Un amore che non si impone e non schiaccia, un amore che non emargina e non mette a tacere, un amore che non umilia e non soggioga». E’ in fondo la ragione della speranza in un futuro migliore. La Gmg con vista su questo futuro è appena cominciata.

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IL DISCORSO AI PRESULI DELL’AMERICA CENTRALE

«Siate pastori vicini ai giovani» 

Il Pontefice cita san Romero e auspica che «la Chiesa sia sentita come madre»

Dall ʼ inviato a Panama

 

Vescovi vicini alla gente. Ma soprattutto ai giovani. «Rubateli alla strada – esorta il Papa – prima che sia la cultura della morte che, vendendo loro fumo e soluzioni magiche, catturi e sfrutti la loro immaginazione». Al centro del corposo discorso rivolto ai circa 70 vescovi del Centro America (non ci sono i venezuelani perché non appartenenti a questo raggruppamento, ma il Papa è con il pensiero insieme a loro, come spiega il portavoce Alessandro Girotti), il Pontefice pone questo invito forte. E aggiunge: «Fatelo non con paternalismo, dall’alto in basso, perché non è questo che il Signore ci chiede, ma come padri, come fratelli verso fratelli. Essi sono volto di Cristo per noi». Quest’ultima frase è la citazione di un’omelia di san Oscar Romero, il vescovo martire ‘presente’ all’incontro attraverso i continui riferimenti di Francesco nel suo intervento. Quasi sei cartelle che il Papa legge integralmente con poche ma significative digressioni e che tocca molti temi: dal recente Sinodo sui giovani all’accoglienza dei migranti, dal volto di Chiesa madre, ai mali di una società pure generosa e credente. Di Romero il Pontefice ricorda innanzitutto il suo «sentire con la Chiesa». Il santo, ricorda, «ha sentito con la Chiesa perché, prima di tutto, ha amato la Chiesa come madre che lo ha generato nella fede e si è sentito membro di essa». Egli era davvero un pastore con l’odore delle pecore. Ragion per cui il Papa dice ai vescovi: «È importante, fratelli, che non abbiamo paura di accostare e toccare le ferite della nostra gente». Il pastore «non può stare lontano dalla sofferenza del suo popolo, anzi, potremmo dire che il cuore del pastore si misura dalla sua capacità di commuoversi di fronte a tante vite ferite e minacciate».

Il Papa parla poi di una Chiesa madre, non arrogante, anzi umile, accogliente e il pensiero va al popolo dei migranti, molti dei quali, sottolinea, «hanno un volto giovane». «Non basta solo la denuncia, ma dobbiamo anunciare concretamente una buona notizia. La Chiesa, grazie alla sua universalità, può offrire quell’ospitalità fraterna e accogliente in modo che le comunità di origine e quelle di arrivo dialoghino e contri- buiscano a superare paure e diffidenze e rafforzino i legami che le migrazioni, nell’immaginario collettivo, minacciano di spezzare». In sostanza, aggiunge Francesco, «se il mondo scarta, noi siamo chiamati a chiederci: da che parte vogliamo stare?».

Tra gli scartati rischiano di finire proprio i giovani. «Violenza domestica, femminicidio, bande armate e criminali, traffico di droga, sfruttamento sessuale di minori e non più minori ». Fa male, aggiunge il Pontefice, vedere che alla base di molte di queste situazioni c’è spesso lo sfaldamento della famiglia, che lascia orfani. «E così i nostri giovani senza il calore di una casa, senza famiglia, senza comunità, senza appartenenza, sono lasciati in balia del primotruffatore». Si diceva delle aggiunte a braccio. Scherzose, alcune, come quando, dopo aver citato sant’Ignazio di Loyola (fondatore dei gesuiti), Francesco aggiunge: «Chiedo scusa per la pubblicità ». Un omaggio sentito la seconda: salutando il cardinale Gregorio Rosa Chavez (presente all’incontro), che ha conosciuto Romero di persona, il Papa dice: «Meriterebbe il Nobel per la fedeltà». Il riconoscimento di una scelta ben fatta, le congratulazioni agli organizzatori per aver fatto precedere la Gmg dall’incontro mondiale della gioventù indigena e di origine africana. «La vostra gente non è la serie B della società di nessuno». E infine la raccomandazione di non «far perdere centralità alla compassione nella Chiesa». Ciò vale anche per i rapporti dei sacerdoti con il proprio vescovo. «Un pastore in cui rispecchiarsi, non un amministratore che passa in rassegna le truppe». E persino per la povertà: «Madre e muro che protegge da ogni mondanità».

Mimmo Muolo

 

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Mille storie e mille volti ma insieme una cosa sola

Diario di uno Spirito del Sole

«È arrivato il Papa!». Per noi italiani, e forse anche per i lettori di Avvenire, questa è una frase letta e magari vissuta distrattamente da vicino molte volte. Ma quando sei in un ristorante in Centro America che cerchi disperatamente di farti dare qualcosa da mangiare in fretta prima di andare al palco per il concerto, e dalla cucina un cuoco urla: «Ha llegado el Papa!», riscopri la portata di questa frase. Tutte le cameriere smettono di lavorare e corrono a sedersi per guardare il Papa in tv! Il tempo si ferma, esplode l’entusiasmo. Eppure nessuna di queste donzelle è una pellegrina della Gmg, ma i loro occhi lucidi e la loro straripante emozione amplifica in un istante la nostra. Perché un Papa che arriva per confermare il suo popolo nella fede, è realmente un dono vero. E forse è bene dirselo. Stamattina, durante le prove sul palco principale, c’è stato un momento in cui 150 giovani hanno sfilato con 150 bandiere: il mondo in un istante. I volti di questi ragazzi arrivati uno ad uno dall’intero pianeta erano una cosa sola. Le loro diversità e differenze si sposavano armoniosamente grazie al medesimo comune denominatore: Cristo e il cammino nella Chiesa. Questa Chiesa giovane che per anni in passato ho deriso, oggi mi sta toccando nel profondo, perché dimostra un coraggio senza eguali, spirito di sacrificio e, soprattutto, non ha confini. Lo vedo costantemente: chiunque incontro per strada mi riconosce come fratello, e anche se in realtà non sa nulla di me, ugualmente s’interessa a me in modo autentico. Nel 2019, in particolare per noi europei, questa esperienza ha quasi dell’incredibile! Ma questo è il mondo che vorrei. Questo è ciò che ha reso inconfondibile il segno della fraternità cristiana nella storia. Ed è proprio questo amore fraterno, questo interessarsi all’altro, questo talvolta impicciarsi se necessario, che ha salvato la vita a noi come band e come amici.

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FRANCESCO LORENZI Cantante dei The Sun

 

«Chiedo al Papa il perdono» 

Oggi nel carcere minorile Las Garzas di Pacora, il Pontefice confesserà anche una giovane omicida

LUCIA CAPUZZI Inviata a Panama

Il colore dominante è il grigio smorto. Un salto cromatico per chi è abituato ai toni intensi della Città di Panama, da cui la separano meno di 50 chilometri. Casette basse si alternano a palazzoni squadrati, adagiati negli spazi fra i vari rigagnoli che puntellano questa popolosa periferia. Una delle più povere. Là, dal 2012, sorge il penitenziario minorile Las Garzas di Pacora. Un ‘carcere modello’ per gli standard della regione, seppur nato da una vicenda tragica: l’anno prima, cinque adolescenti morirono nell’incendio di una struttura della capitale. A provocare il rogo era stata l’incuria, tanto che per il massacro – il peggiore della storia penitenziaria nazionale – vennero arre- state nove persone. Di fronte all’indignazione dell’opinione pubblica, il precedente governo di Ricardo Martinelli decise di costruire un penitenziario che fosse d’esempio: Pacora. In primo luogo, là non c’è sovraffollamento. I baby-reclusi – in gran parte tra i 15 e i 18 anni – sono 140, una cinquantina in meno rispetto alla capienza. Solo per fare una comparazione, nel resto delle strutture nazionali c’è un eccesso di duemila prigionieri. Pacora, inoltre, offre un inedito programma – almeno per i parametri centroamericani – di recupero per i giovani detenuti: scuola, laboratori di formazione, panetteria, falegnameria, serigrafia, tappezzeria, teatro e musica. «I nostri sono ragazzi difficili. Vengono, in genere, dai settori sociali con meno risorse e hanno alle spalle storie familiaridolorose. La mancanza di sostegno ha portato loro a compiere, spesso, delitti efferati: omicidi, stupri, aggressioni. Le attività di Pacora promuovono in loro un cambiamento. Mai avevamo assistito, tuttavia, a una trasformazione profonda come negli ultimi mesi, da quando papa Francesco ha detto che sarebbe venuto a trovarci », afferma Emma Alva Tejada, direttrice nazionale dell’organismo incaricato delle carceri minorili. Tejada ha lavorato a stretto contatto con i ragazzi di Pacora per organizzare l’incontro con il Papa, in programma oggi. Nei viaggi, Francesco si ritaglia spesso uno spazio per i detenuti. Per la prima volta, questa mattina celebrerà la tradizionale liturgia penitenziale della Gmg a Pacora, dove confesserà tre giovani. «Tra i designati – scelti da una équipe di esperti fra quanti avevano più necessità di una spinta verso il cambiamento – c’è una giovane di 16 anni, condannata per un assassinio. Una ragazza molto chiusa in se stessa, carica di rancore. Con l’approssimarsi della data della confessione, però, ha cominciato ad aprirsi, piano piano. Ha accettato anche di cantare nel coro. L’altro giorno mi ha detto: ‘Il mio più grande desiderio sarebbe quello di poter reincontrare la mia vittima. Per chiederle perdono’», sottolinea la direttrice. Anche per Juan – il nome è di fantasia –, un altro dei confessandi, la venuta del Papa rappresenta uno spartiacque. «Prima volevo solo vendicarmi di chi aveva fatto del male alla mia famiglia. Sognavo spesso di ucciderlo e provavo una profonda soddisfazione. Ora, però, ho capito che sbagliavo. La vendetta non toglie il dolore, ne aggiunge altro. Ho riflettuto molto sulla visita del Papa. Gli chiederò di assolvermi perché voglio finalmente voltare pagina. Sa che cosa sogno ora? Il momento in cui lo vedrò faccia a faccia», dice. «E dire che all’inizio molti erano scettici sulla presenza di Francesco. La maggior parte dei giovani sono evangelici. Abbiamo cominciato a far conoscere loro la figura del Papa. I ragazzi si sono entusiasmati leggendo i suoi discorsi e guardando alcuni video delle udienze. Vede i loghi della Giornata sulle pareti? – domanda Tejada mentre indica l’enorme disegno che adorna il muro principale del penitenziario –. È tutta opera loro». Non solo. Gli allievi del laboratorio di panetteria hanno cercato la ricetta del pane tipico dell’Argentina. Julio, infine, il miglior pittore di Pacora, ha realizzato un quadro a tema panamense. «Prima di entrare in carcere non avevo mai dipinto. Qui mi hanno convinto a iscrivermi alla scuola di pittura. L’insegnante è stato gentile, mi ha incoraggiato. Era la prima volta che qualcuno lo faceva…».

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La direttrice del centro: l’attesa dell’incontro ha cambiato i ragazzi che hanno alle spalle storie familiari dolorose e hanno commesso crimini efferati

 

«C’è chi sfrutta le vostre ferite» 

Bassetti: ragazzi, attenti ai falsi venditori di speranza. Potete fidarvi dei sacerdoti perché vi vogliono bene

MATTEO LIUT Inviato a Panama

 

Ognuno di noi «è abitato da Dio e per questo lo conosciamo»: questa «abitazione d’amore produce la conoscenza di chi è Dio», ecco perché possiamo fidarci di lui. Questa, secondo il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, è «l’essenza della vita cristiana». Una meditazione che ieri ha chiuso la seconda mattinata di catechesi, ancora una volta dedicata alla figura di Maria. Al centro dell’omelia, tenuta durante l’Eucaristia nella chiesa di Nostra Signora di Guadalupe, l’episodio della Visitazione di Maria, sul quale i ragazzi italiani avevano riflettuto nei gruppi della mattina. «Penso che siate tutti innamorati della piccola Maria – ha detto Bassetti ai giovani –, perché vi assomiglia tanto: è una ragazza della vostra età che ha fatto una scelta, si è fidata di Dio e si è messa in cammino. Io vedo Maria come una creatura che cammina e che canta: per tutta la vita ha camminato nella fede. E oggi chi è il cristiano – ha chiesto il cardinale –? È uno che trova la forza e il coraggio di camminare nella fede per tutta la vita». Questo però, ha avvertito Bassetti, «non vuol dire che tutte le cose seguono una logica umana. L’arcangeloGabriele disse a Maria che Gesù sarebbe stato il figlio di Dio potente», eppure agli occhi del mondo sembrò non essere così. Maria, però, «si fidò di Dio non perché l’angelo le spiegò tutto quello che sarebbe accaduto nella sua vita ma perché lei sapeva che nulla è impossibile a Dio». «Non si può conoscere nessuno – ha incalzato il cardinale, ricordando i suoi 22 anni da formatore in Seminario e le parole rivolte in quel contesto ai “suoi” ragazzi –, neanche Dio, nemmeno la vita senza entrare nel gioco della fiducia, che cresce passo dopo passo». Tuttavia, ha messo poi in guardia, in questo percorso bisogna stare attenti «ai falsi venditori di speranze», che cercano di «sfruttare le vostre ferite».

Guardando alla parola che l’angelo rivolge a Maria, permettendole di mettersi su questo cammino di fiducia, Bassetti ha fatto uno speciale augurio ai ragazzi italiani della Gmg: «Mi auguro che nessuno di voi torni a casa senza essere stato raggiunto da una parola che vi doni il coraggio di cominciare ad affidarvi. Dio vi aspetta, Dio vi chiama».

Infine un pensiero per i sacerdoti: «I preti sono pastori di cui voi vi potete fidare – ha detto ai giovani il cardinale –, perché vi vogliono bene, vi aiutano, hannoasciugato assieme a voi tante lacrime, vi hanno educato alla fede. Non sono, però, dei supereroi e non lo siamo nemmeno noi vescovi, perché anche noi possiamo sperimentare stanchezza e delusione, è umano. Per questo vi dico – ha concluso il cardinale – : non lasciateci soli, aiutateci sempre con una preghiera». Al termine della celebrazione don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile, ha chiesto agli italiani «una preghiera speciale e un’attenzione ai ragazzi venezuelani perché in questo momento sono preoccupati per le sorti del loro Paese».

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Le catechesi dei vescovi Il presidente della Cei ha indicato come modello Maria, «una ragazza che vi assomiglia tanto» Ha avuto il coraggio di mettersi in cammino

 

La Veglia vissuta in Italia 

Diocesi mobilitate per seguire l’evento tra domani e domenica, con momenti di preghiera e catechesi

STEFANIA

CAREDDU

 

Panama è troppo lontana? Nessun problema, avviciniamo la Gmg. Per far sì che i tantissimi ragazzi rimasti a casa potessero comunque fare un’esperienza di fede e di comunione, parrocchie e diocesi si sono mobilitate per organizzare eventi ed incontri – sono una sessantina in tutta Italia – in concomitanza con il raduno panamense. Tra domani e domenica, infatti, in migliaia vivranno la Gmg in diretta, anche se a distanza, all’interno di palazzetti dello sport, cattedrali, centri pastorali, seminari e oratori. A Palermo, ad esempio, i giovani e l’arcivescovo Corrado Lo- refice raggiungeranno insieme il convento delle Figlie della Croce per seguire la veglia con papa Francesco, mentre i coetanei diRimini si sono dati appuntamento a Riccione per un “Silent party” che anticipa il collegamento televisivo. Ad Andria, dopo lo spettacolo “Arriva lu sand” sulla figura di san Pio da Pietrelcina, i ragazzi parteciperanno alla veglia di preghiera presieduta dal vescovo Luigi Mansi e, durante la notte, avranno l’opportunità di vedere la diretta streaming e accostarsi al sacramento della Riconciliazione. ALodi è tutto pronto per “Pan Ama” con i tavoli tematici su lavoro, scuola, famiglia, tempo libero, fragilità e solidarietà, la Messa, la cena, l’animazione e i video inviati dal gruppo lodigiano presente a Panama. A

Reggio Emilia, invece, il servizio per la pastorale giovanile e l’Istituto diocesano di musica e liturgia hanno organizzato una serata che, grazie alle note del concerto e ad alcune testimonianze (tra cui quella “live” di Daniele, unico rappresentante della diocesi Oltreoceano), vuole legare l’esperienza vissuta ad agosto a Roma con la Gmg. Se i giovani di Acqui si ritroveranno all’Istituto Santo Spirito per fare festa insieme e pregare prima di collegarsi con il Centroamerica, quelli di Rieti hanno scelto il Centro pastorale di Santa Rufina per prendere parte a “Panama in diretta” e quelli di Ariano Irpino-Lacedoniavivranno “La Gmg a Casa Nostra” nel centro di pastorale giovanile che si trova nei pressi della Chiesa dedicata alla Madonna di Loreto. I coetanei di Imola si raduneranno invece al Convento dei frati cappuccini per celebrare i vespri e trascorrere qualche ora in allegria in attesa di seguire l’incontro con il Papa. Tutti davanti allo schermo, in piena notte, per sentirsi in comunione con quanto avviene al di là dell’Oceano anche nel Seminario di Cerreto, nel Santuario di san Secondo a Ventimiglia e nella Cattedrale di Oristano. L’entusiasmo e lo spirito della Gmg coloreranno anche la giornata di domenica. Nella diocesi diTeano-Calvi l’appuntamento è nella chiesa di Pietravairano per la Veglia di preghiera, mentre a Viterbo il vescovo Lino Fumagalli ha invitato i ragazzi in Seminario per rivivere con loro alcuni passaggi chiave dell’evento di Panama. Sarà un “abbraccio universale” infine la veglia in programma nella Cattedrale diCapua e che, dopo i video e le testimonianze, culminerà nell’adorazione eucaristica.

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Lungo tutta la Penisola tante le iniziative che permetteranno di seguire dal vivo i momenti clou dell’appuntamento panamense Tra animazione e preghiera

 

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