Tra uomo e scienza. «Una bioetica globale per l’era della robotica»  AVV 16.1.19

LA LETTERA  Francesco ricorda l’impegno dell’istituzione oggi guidata dall’arcivescovo Paglia per «la tutela della vita umana in tutto l’arco del suo svolgersi» chiedendo di «continuare» su «questa linea»

 Tra uomo e scienza

Il Papa estende la riflessione della Chiesa alle sfide di medicina e scienza per l’uomo E alla Pontificia Accademia per la vita consegna nuovi impegni per i suoi 25 anni

 

«Una bioetica globale per l’era della robotica» 

FRANCESCOOGNIBENE

Una «nuova prospettiva etica universale, attenta ai temi del creato e della vita umana», con l’obiettivo di «rilanciare con forza l’umanesimo della vita che erompe dalla passione di Dio per la creatura umana»: è l’impegno culturale al quale papa Francesco chiama la Pontificia Accademia per la vita, a 25 anni dalla sua fondazione per opera di san Giovanni Paolo II su impulso del grande genetista Jerome Lejeune. In una lettera al presidente dell’Accademia, l’arcivescovo Vincenzo Paglia, diffusa ieri, Bergoglio indica tre fondamentali obiettivi ai quali l’istituzione deve puntare nel suo futuro per animare il dibattito bioetico, sapendo «elaborare argomentazioni e linguaggi che siano spendibili in un dialogo interculturale e interreligioso, oltre che interdisciplinare».

La bioetica globale. Il criterio di riferimento per la tutela e la promozione della vita umana, secondo il Pontefice, è oggi la ricostruzione di un umanesimo da un’ideologia che «si avvale dell’appoggio convinto del mercato e della tecnica». La «differenza della vita umana – spiega Francesco – è un bene assoluto, degno di essere eticamente presidiato, prezioso per la cura di tutta la creazione». Questo nuovo «orizzonte umanistico», da «riaprire» anche «in seno alla Chiesa» e fondato sulla visione cristiana dell’uomo come creatura a immagine del Padre, è in grado di produrre una «sintesi antropologica all’altezza di questa sfida epocale». Si tratta infatti di «rendere la riflessione su questi temi sempre più attenta al contesto contemporaneo, in cui il ritmo crescente dell’innovazione tecnoscientifica e la globalizzazione moltiplicano le interazioni, da una parte, tra culture, religioni e saperi diversi, dall’altra, tra le molteplici dimensioni della famiglia umana e della casa comune che essa abita ». La risposta a questo scenario è la «bioetica globale, con la sua visione ampia e l’attenzione all’impatto dell’ambiente sulla vita e sulla salute».

Le manipolazioni dell’umano. La riflessione bioetica della Chiesa deve puntare sulle «nuove tecnologie oggi definite “emergenti e convergenti”. Esse – spiega il Papa – includono le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, le biotecnologie, le nanotecnologie, la robotica». Evidente la preoccupazione di Francesco: «Avvalendosi dei risultati ottenuti dalla fisica, dalla genetica e dalle neuroscienze, come pure della capacità di calcolo di macchine sempre più potenti, è oggi possibile intervenire molto profondamente nella materia vivente. Anche il corpo umano è suscettibile di interventi tali che possono modificare non solo le sue funzioni e prestazioni, ma anche le sue modalità di relazione, sul piano personale e sociale, esponendolo sempre più alle logiche del mercato. Occorre quindi anzitutto comprendere le trasformazioni epocali che si annunciano su queste nuove frontiere, per individuare come orientarle al servizio della persona umana, rispettando e promuovendo la sua intrinseca dignità».

Diritti umani e fraternità. La bioetica come riflessione sulla vita umana a partire da una riconoscibile visione dell’uomo non può prescindere secondo il Papa da una chiara visione della «giustizia che mostri il ruolo irrinunciabile della responsabilità nel discorso sui diritti umani e la loro stretta correlazione con i doveri, a partire dalla solidarietà con chi è maggiormente ferito e sofferente». Giustizia e diritti umani parlano la lingua degli esclusi, anche dal progresso. «Di fatto, le molte e straordinarie risorse messe a disposizione della creatura umana dalla ricerca scientifica e tecnologica – spiega il Papa – rischiano di oscurare la gioia della condivisione fraterna e la bellezza delle imprese comuni, dal cui servizio ricavano in realtà il loro autentico significato. Dobbiamo riconoscere che la fraternità rimane la promessa mancata della modernità ». E dunque «la forza della fraternità, che l’adorazione di Dio in spirito e verità genera fra gli umani, è la nuova frontiera del cristianesimo».

Il Papa ricorda anche il grande impegno dell’Accademia lungo un quarto di secolo «per la promozione e la tutela della vita umana in tutto l’arco del suo svolgersi, la denuncia dell’aborto e della soppressione del malato come mali gravissimi, che contraddicono lo Spirito della vita e ci fanno sprofondare nell’anticultura della morte. Su questa linea – aggiunge – occorre certamente continuare, con attenzione ad altre provocazioni che la congiuntura contemporanea offre per la maturazione della fede, per una sua più profonda comprensione e per più adeguata comunicazione agli uomini di oggi». Francesco chiede però anche di prestare attenzione alla «distanza fra l’ossessione per il proprio benessere e la felicità dell’umanità condivisa », che «sembra allargarsi» sino «a far pensare che fra il singolo e la comunità umana sia ormai in corso un vero e proprio scisma». Uno sguardo umanistico ed esistenziale che allarga l’orizzonte dell’Accademia e la stessa frontiera della bioetica senza negare nulla di ciò che ha segnato il suo percorso storico ma espandendo a tutto campo l’energia della passione per l’uomo figlio di Dio.

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LA PRESENTAZIONE

Paglia: a essere messo in gioco è un nuovo rapporto con il mondo

 «Roboetica. Persone, macchine e salute». Sarà questo il tema della tema la prossima Assemblea generale della Pontificia Accademia per la vita. Un argomento quello della robotica e dell’intelligenza artificiale – che fino a pochi decenni fa sarebbe sembrato “fantascientifico” ma che oggi è diventato di grande attualità. L’evento si svolgerà dal 25 al 27 febbraio 2019 in Vaticano, presso l’Aula Nuova del Sinodo, e segnerà il 25° anniversario dell’organismo fondato da san Giovanni Paolo II. L’iniziativa, insieme alla lettera scritta da papa Francesco per il giubileo dell’Accademia è stata presentata ieri mattina presso la Sala stampa vaticana dal presidente, l’arcivescovo Vincenzo Paglia, dal cancelliere monsignor Renzo Pegoraro, da padre Paolo Benanti, docente di teologia morale ed etica delle tecnologie alla Gregoriana, e da Laura Palazzani, docente di biogiuridica e filosofia del diritto alla Lumsa.

«Le nanotecnologie, le biotecnologie, le tecnologie dell’informazione e le scienze cognitive dilatano in modo straordinario la nostra capacità di intervento sulla materia vivente, aprendo nuovi spazi alla nostra responsabilità – ha spiegato Paglia –. Questo vale per le terapie, ma anche per le ipotesi di potenziamento degli organismi viventi». «Quello di cui è importante rendersi conto – ha aggiunto – è che non si trat- ta solo di rendere più efficienti singole funzioni dell’organismo o di trasferirle su supporti artificiali; più profondamente è in gioco un nuovo rapporto con il mondo». Infatti «nuovi dispositivi informatici si annidano con crescente pervasività in vari ambiti di realtà, incluso il nostro corpo, che si trova sempre più esposto alle dinamiche della amministrazione secondo criteri della tecnoscienza». Con il rischio di una «biopolitica» che sfoci nella «tecnonocrazia ». Su questi temi, ha avvertito Paglia, occorre «partecipare alla discussione e favorire una più ampia partecipazione possibile di tutti i soggetti coinvolti, in modo che lo sviluppo e l’impiego di queste straordinarie risorse sia orientato alla promozione della dignità della persona e al bene più universale». Di qui l’esortazione del Papa nella lettera «a entrare nei territori della tecnica e a percorrerli con audacia e creatività e con attento discernimento».

Pegoraro nel suo intervento ha ricordato che l’Accademia è attualmente costituita da 151 membri: (45 ordinari, 88 corrispondenti, 14 della categoria Giovani Accademici e 4 onorari) e ha anche un sito ( www. academyforlife. va), oltre ad essere attiva sui social con un profilo Twitter, un canale YouTube, e Instagram.

Da parte sua padre Benanti ha osservato che il cuore della questione delle intelligenze artificiali è «un ampio spazio di discernimento etico che deve tener conto dell’effetto potenzialmente dirompente di queste tecnologie legato al loro potenziale di innovazione tecnologica ». La professoressa Palazzini ha anticipato come il convegno di febbraio sulla “Roboetica” intenda, nel contesto della discussione internazionale, «identificare la specificità del pensiero cattolico sull’argomento con particolare attenzione al concetto di persona “elettronica” e al valore e ai limiti della autonomia e della responsabilità dell’uomo nell’era della artificializzazione del corpo e della intelligenza».(G.C.)

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IL TEOLOGO MORALE

Anche di fronte a macchine con tratti «viventi» il faro è il bene comune 

FABRIZIO MASTROFINI Roma

«Bioetica globale» è la prospettiva del futuro per la riflessione della Chiesa e lo sarà sempre di più. Così padre Paolo Benanti, francescano del Terzo ordine regolare, docente di teologia morale e etica delle tecnologie alla Pontificia Università Gregoriana, sintetizza la lettera di papa Francesco all’Accademia per la vita. Si tratta di un importante cambiamento di prospettiva, dice. «E se anche all’interno del mondo cattolico si fa difficoltà ad abbracciare una prospettiva di bioetica globale, c’è da dire che non siamo i soli. E dipende dalla velocità della trasformazione che è in atto. Il “merito” della lettera del Papa è di avere introdotto con grande chiarezza ancora una volta il tema e di parlare di “tecnologie emergenti e convergenti”. Parlare di tecnologie è di grande importanza perché la nostra specie è quello che è perché si è evoluta grazie alla capacità di creare utensili e grazie alla capacità di adattarsi all’ambiente, e modificare anche l’ambiente. In questo modo l’umanità non interviene soltanto sull’ambiente ma produce un cambiamento nella percezione del mondo, nel posizionamento e nel rapporto con il mondo: cambiamo anche noi stessi».

E oggi?

Ci troviamo di fronte ad una nuova stagione in cui è molto potente la possibilità di modificare noi stessi e la realtà.

Certamente non è la prima volta che accade. In che cosa la situazione attuale è differente dal passato?

Pensiamo alla tecnologia che ha prodotto le lenti, portando al microscopio e al telescopio, due oggetti che hanno modificato la percezione e la visione della realtà, costringendoci a riflettere su chi siamo. Oggi siamo in una fase in cui accade un cambiamento analogo.

Qual è a suo avviso l’aspetto più caratteristico del cambiamento odierno?

Pensiamo al mondo dei pc: obbedisce, in fondo, a istruzioni logiche. Invece l’intelligenza artificiale, il machine learning, nel collocarsi all’interno di strutture robotiche, comporta l’avvio di macchine che sono in grado di superare, in qualche misura, la nostra capacità di controllo.

E tornando alla lettera del Papa?

Il Papa quando parla di bioetica globale, di tecnologie emergenti e convergenti, si riferisce alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, alle biotecnologie, alle nanotecnologie, alla robotica. Avvalendosi dei risultati ottenuti dalla fisica, dalla genetica e dalle neuroscienze, come pure della capacità di calcolo di macchine sempre più potenti, è oggi possibile intervenire molto profondamente nella materia vivente. Per noi le domande sono molte: che vuol dire interfacciarci con una macchina che ha i tratti del vivente? Oppure: bastano degli algoritmi costruiti a tavolino per arrivare a decisioni che hanno un forte impatto sulla vita o sulla qualità della vita di tante persone? La velocità della trasformazione ci interpella. Ma l’orizzonte deve rimanere il bene comune. È importante un dibattito, ma sempre tenendo ferma l’ottica del bene comune.

© RIPRODUZIONE RISERVATA Padre Benanti, francescano esperto di etica delle tecnologie: ci interpella la velocità delle trasformazioni. «Non bastano gli algoritmi costruiti a tavolino che hanno un forte impatto sul quotidiano delle persone»

 

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