L’appello a ricucire con valori forti Il cardinale Bassetti alla Messa di ricordo sottolinea l’esigenza di servire il Paese AVV 19.1.19


L’appello a ricucire con valori forti

Il cardinale Bassetti alla Messa di ricordo sottolinea l’esigenza di servire il Paese

«Oggi, a distanza di cento anni, questo appello risuona nell’animo di quanti hanno a cuore le sorti del Paese, ancora una volta lacerato e diviso». Il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, ha ricordato con queste parole il centenario dell’Appelloai liberi e fortilanciato da don Luigi Sturzo il 18 gennaio 1919. Lo ha fatto alla celebrazione a Roma nella basilica dei Santi XII Apostoli: «Fu in questa chiesa che, alla vigilia del famoso appello, il servo di Dio don Luigi Sturzo, con il manipolo di seguaci, si ritrovò a pregare per mettere tutto nelle mani di Dio, alla cui luce ogni umano impegno trova forza e vigore ». Il Cardinale ha sottolineato come Sturzo «dall’esperienza concreta del suo vissuto di sacerdote ebbe l’intuizione di chiamare a raccolta i cattolici,liberidalle pastoie e dagli interessi di parte efortinello spirito, per offrire un servizio all’intero Paese, lacerato da lotte sociali, talora strumentalizzate da logiche di potere e da visioni contrastanti». Parole «accolte con gratitudine» dal Comitato Direttivo della Cnal, la Consulta nazionale delle aggregazioni laicali. Sulla ricorrenza è intervenuto anche il presidente della Conferenza episcopale calabra, Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro- Squillace: «Governare il Paese significa servirlo e curarlo come se lo si dovesse riconsegnare in ogni momento: ai liberi e forti di oggi dico di lavorare insieme per l’unità del Paese, fare rete, condividere esperienza e innovazione ». Ieri pomeriggio diversi gli incontri sulla ricorrenza. A Roma all’Hotel S.Chiara, proprio dove venne sottoscritto l’appello, con Pierluigi Castagnetti, Francesco Malgeri e Nicola Antonetti. A Caltagirone, paese natale del sacerdote, con Graziano Delrio e Giovanni Burtone. A Chieti infine ne hanno discusso l’arcivescovo Bruno Forte, il direttore di Avvenire Marco Tarquinio, Camillo D’Alessandro, Antonello Giacomelli, Marco Bentivogli, David Granieri.(L.Liv.)

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Questo nostro tempo e l’attualità politica di Sturzo

LA SFIDA È PRENDER PARTITO PER LIBERTÀ E DEMOCRAZIA

Su queste colonne sono state ricordate a più voci la teoria politica e l’azione concreta di don Luigi Sturzo e la sua intatta capacità di ispirare pensiero politico. Un’altra questione, allora, non può essere evitata: Sturzo è anche politicamente attuale? La sfida politica del presente ha tratti marcati. Le ‘società aperte’ e le loro democrazie sono in grave difficoltà. Dall’esterno le autocrazie illiberali (Cina e Russia in testa) le attaccano senza più remore. Esplicitamente esibiscono la loro forza come prova di ragioni diverse e opposte. Non solo si chiudono, ma ora anche attaccano la libera circolazione di persone, conoscenze, diritti e beni. Ma le società libere sono sotto attacco anche dall’interno. Cala la fiducia nelle ragioni e nelle istituzioni della democrazia, del mercato, della libertà religiosa, della ricerca scientifica, dei diritti fondamentali. Laleadershipdi Donald Trump è il punto più alto raggiunto da questa autoaggressione. Chi vuol difendere le società libere sembra non saper più cosa fare e neppure come e con chi. In realtà Usa, Canada, Regno Unito, Australia e Unione Europea (tanto per citare solo alcuni perni della ‘società aperta’) sono assai più solide di quello che appare, ma se la coscienza di questa forza non è diffusa, essa fatalmente si riduce.

Cercare analogie tra il 2019 ed il 1919 (l’indomani terribile della Prima guerra mondiale, l’anno della nascita del Partito Popolare) è indagine storica, non ragionamento politico – l’unico che può rispondere a quella domanda politica: Sturzo è politicamente attuale?.

Che significa attuale? Una scelta del passato è attuale quando il criterio che la ispirò è ancora in grado di cogliere una frattura che è ‘nelle cose’ e di guidare a prendere partito per un lato di questa frattura. In questo senso, almeno quattro scelte di Sturzo (e di De Gasperi) sono ancora attuali. Non condivisibili da tutti? Certo, altrimenti non sarebbero scelte politiche.

Sturzo (come poi De Gasperi) non fu equidistante nello scontro tra regimi democratici e liberali e regimi antidemocratici e antiliberali. Non cercò ‘terze vie’. Le ‘società aperte’ si possono sempre migliorare, le ‘società chiuse’ si debbono sempre combattere. Per Sturzo la difesa delle ‘società aperte’ non è affare solo politico, ma anche economico, religioso, culturale, giuridico, educativo, e altro ancora. Tuttavia, la difesa delle ‘società aperte’ esige anche una battaglia politica. Non si fa bene comune solo con la politica, ma non lo si fa neppure senza politica. Se la battaglia è anche politica, essa non si può combattere senza un partito. Esso può avere varie forme: per Sturzo il partito leninista o i partiti che stavano degenerando sul finire degli anni 50 del Novecento erano una minaccia per la democrazia. Il partito, però, come libera e trasparente associazione politica tra cittadini e cittadine, è un indispensabile strumento democratico per obiettivi democratici. Il partito restituisce capacità politica alle singole persone. Il partito non confonde, ma connette politica e visioni ideali, politica e interessi reali.

Non un partito ‘cattolico’, perché il cristianesimo non tollera integrismi e se, a volte, molti cattolici possono trovarsi politicamente insieme ciò deve dipendere dal programma e dalle circostanze, non dal precetto. E un partito non necessariamente solo di cattolici è un partito capace di alleanze. È difficile trovare qualcosa di politicamente più attuale della sintesi tra ispirazione cristiana e liberalismo anglosassone che Sturzo praticò e della alleanza che sempre ricercò con i riformisti democratici. Senza di che non avremmo mai avuto la coppia De Gasperi- Einaudi e il loro decennio. E poi non avremmo avuto la fabbrica dell’Unione Europea e della moneta unica, l’euro.

Queste quattro scelte oggi sono in grado di riconoscere l’abisso che separa ‘popolare’ e ‘popu-lista’, democratico e sovranista, liberale ed illiberale. Queste quattro scelte possono non piacere, ma sono attuali, e se non piacciono è proprio perché sono attuali. Mancano leader, ci si dirà a questo punto, ed è vero. Senza persone in grado di suscitare fiducia, assumere responsabilità, operare scelte gravi e disposte a renderne conto per Sturzo non c’è democrazia. Veniamo però dal fallimento di stagioni politiche segnate da leader senza partito (invece che ‘con partito’). Queste stagioni hanno insegnato che servono leader e servono però anche tanti uomini e tante donne liberi e forti, capaci di assumere ciascuno e ciascuna un pezzo di responsabilità politica, e servono istituzioni politiche in cui queste responsabilità (dei leader e di tutti) maturino e competendo si selezionino.

LUCA Sociologo, Università di Roma Tre

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LUCA

 

Presenza dei cattolici, oltre la politica con la ‘p’ minuscola

TRE LIVELLI D’IMPEGNO PER UN PERCORSO CONDIVISO

Il tema cattolici e politica sta da sempre sullo sfondo della società italiana e ha registrato presenze diverse a seconda delle fasi storiche. Oggi il tema si riaccende, sollecitato anche dai risultati elettorali del 4 marzo, che hanno reso evidente l’irrilevanza di una presenza politica cristianamente ispirata. Riferendosi non tanto ai partiti o agli eletti, quanto ai contenuti politici.

Tanti, che negli ultimi anni hanno ignorato il tema (presi magari dalle logiche del maggioritario), oggi ne riconoscono la rilevanza. Anche le parole, pronunciate a più riprese, dal presidente della Cei, cardinale Bassetti, e da altri vescovi contribuiscono a riaprire il dibattito. Senza smarrire la prospettiva storica, a noi compete misurarci col presente e con il fatto – è una limpida affermazione di Bassetti – che «se non si trova una forma per esprimersi insieme, si rischia di essere inefficaci» o irrilevanti. Se guardiamo l’esperienza della stagione recente, dobbiamo pensare a un percorso – in realtà, già avviato – di medio-lungo periodo. La stessa espressione bassettiana «rammendare» la società italiana «con prudenza, pazienza e generosità», indica una urgenza che non esclude il compito primario, ossia la tessitura di un nuovo ordito per cui però sono necessari il filo, il telaio, e l’abilità dell’ottimo sarto. Entrambi, obiettivi cui puntare. In che modo? Mi pare si possano individuare tre livelli di impegno su cui spendersi.

Il primo è quello di unaformazione di baseall’interno della comunità cristiana. Una formazione che non trascuri la valenza sociale del cristianesimo. È evidente come, dietro un certo disorientamento elettorale che ha spinto tanti credenti verso il non voto o la protesta demagogica, non vi sia solo l’esasperazione sociale, presente e motivata, ma anche una formazione debole, disincarnata, talvolta spiritualistica, avulsa dalla storia. Qui sta il compito primario da svolgere nell’ambito della formazione cristiana, perché la fede illumini i criteri di giudizio, i modelli di comportamento e di azione, dando luogo in sostanza a una visione culturale che ha al centro la dignità di ogni persona, che sostanzi una convivenza pacifica e solidale. Un secondo percorso riguarda ladimensione culturale:la fede vissuta anche nella sua valenza culturale e sociale, nel proiettarsi nella società civile, necessita di una adeguata progettualità, di una mediazione culturale, tale da esprimersi in un linguaggio comune e di aprirsi alla condivisione di tanti. L’impegno può essere diretto ad alcune priorità e, tra queste, il tema dell’Europa, prospettiva non rinunciabile, anzi da sostenere evidenziandone gli aspetti positivi e i correttivi necessari. Per entrambi questi livelli è stato e potrà ancora essere decisivo il ruolo dell’associazionismo laicale e delle tante istituzioni culturali cattoliche. Infine il terzo percorso riguarda le forme dellapartecipazione politicae chiede di ripensarne gli strumenti. Può essere utile sostenere un partito identitario o operare in partiti plurali? Ha precisato papa Francesco: «I cristiani devono impegnarsi. Ma non creare un partito cristiano, si può fare un partito con valori cristiani senza che sia cristiano!». È una sottolineatura importante, da mettere accanto all’opportuna verifica di quanto è stato possibile fare nei contenitori plurali, tenendo conto anche di un giudizio di insoddisfazione in merito. Il tema richiama un necessario discernimento delle condizioni storiche.

È evidente la necessità di un confronto, vorrei dire spontaneo secondo i criteri della laicità; è infatti compito di un laicato, «convenientemente formato», individuare e promuovere forme idonee, in un discernimento comune con i pastori. Per riuscirci è necessario favorire un lavoro di elaborazione, costruire legami e relazioni, così come tanti stanno facendo e come abbiamo fatto, con ‘Argomenti2000’, con ‘Insieme è politica’ e nella ‘Costituente delle Idee’ (vedi www.argomenti2000. it) per cercare di convenire non su contenitori o leader, ma su contenuti. È urgente rigenerare una proposta condivisa.

Dobbiamo partire dalla realtà, da ciò che si è trasformato nella società e dal suo triste riverbero nelle istituzioni di ogni livello, da quelle locali a quelle centrali. La politica, d’altra parte, non può che riflettere la scristianizzazione della società. Allo stesso tempo è necessaria una presa d’atto di come la secolarizzazione abbia rappresentato e rappresenti, prima ancora che un problema, un’occasione di libertà per il cristiano, anche in politica. La vocazione cristiana ci chiede di essere presenti con uno sguardo di speranza per animare il mondo, così com’è, per contribuire a migliorarlo.

La novità, che tanti si aspettano, può essere frutto di un libero confronto che faccia incontrare l’insieme dei percorsi che sono oggi in movimento, delle competenze e delle buone pratiche, delle persone che s’interrogano su una visione di democrazia, di uguaglianza, di cittadinanza, di Europa. Occorre puntare sulle tante persone della società civile che queste idee già mettono in pratica, resistono senza rappresentanza, grazie alla loro intelligenza, ai valori in cui credono, alle nicchie in cui sopravvivere, dove la politica con la ‘p’ minuscola che ci governa non arriva e che a loro non interessa.

Presidente di ‘Argomenti2000’

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ERNESTO

 

Ciò che unisce due grandi del cattolicesimo democratico e parla alla società di oggi

LA LEZIONE DIFFERENTE E CHIARA DI STURZO E LA PIRA: MAI SOLO LIEVITO

Caro direttore, per celebrare il centesimo anniversario dell’«Appello ai Liberi e Forti» il Collegamento sociale cristiano – Amici di Supplemento d’Anima ha promosso a Firenze un incontro nazionale su ‘Don Luigi Sturzo e Giorgio La Pira: ciò che li divise, ciò che li unisce’: una scelta certo non convenzionale che, senza ignorare gli scontri tra i due, consenta una lettura dei loro rapporti , quanto al pensiero e all’azione, più serena e compiuta, e magari capace di reagire sulla formazione di una cultura e di una responsabilità politica adeguata del cristiano oggi pubblicamente impegnato.

In un mondo dominato dalla finanza, attraverso colossali processi di concentrazione di potere economico e ricchezza, dove la diseguaglianza viene elevata a modello di sviluppo, la disoccupazione è tornata drammatica e beni comuni come l’acqua vengono implacabilmente privatizzati, al centro delle scelte non sta più la produzione e magari nemmeno il profitto come corretta remunerazione di fattori produttivi organizzati dall’imprenditore, ma l’utile di capitale, nel disegno imposto dalle grandi banche d’affari, dalle multinazionali dei servizi finanziari, dalle grandi aziende che offrono servizi on line e controllano il servizio di rete sociale: al centro non è certo l’Uomo, il valore autentico della persona umana è, anzi, messo in discussione dai nuovi totalitarismi del pensiero unico dominante e del ‘politicamente corretto’. Su questo un anticonformismo cristiano, alfiere di un nuovo umanesimo condivisibile anche da chi, pur non credente, si richiama ai fondamentali valori umanistici (senza essere un fattore identitario politicamente chiuso, ma anzi fecondo), può aver modo di esprimersi. E, magari, proprio richiamando la lezione di quanti hanno inquadrato il proprio pensiero e la propria testimonianza di vita pubblica nell’ambito della Dottrina sociale della Chiesa, pur con diverso stile e differenti sensibilità su temi quali, ad esempio, l’intervento pubblico nell’economia.

La lezione di Sturzo e quella di La Pira sulla centralità della persona può essere determinante per contrastare un modello economico diretto, anche attraverso un uso poco meno che devastante delle nuove tecnologie, ad asservire gli uomini e le donne a pochi potenti: è la questione democratica di oggi, che investe di petto le nostre città e i nostri Stati ma, più in generale la vita pubblica delle nostre comunità. Così, una riflessione che metta a tema quanto unisce Sturzo e La Pira, oltreché quanto storicamente li divise, può portare a mettere in luce profili di condivisione oltre a quelli di divisione – su cui decisamente si insiste per il solito di più – e, magari, a una lettura del loro apporto alla cultura politica per l’oggi più in termini di complementarietà che di conflittualità. Un «Appello ai Liberi e Forti» oggi non potrebbe certo prescindere dalla fondamentale lezione pubblica lapiriana.

L’ispirazione dell’umanesimo economico cristiano, che ha guidato in differenti declinazioni storicamente date Sturzo e La Pira, stimola il credente a mettere a valore nella temperie storica di oggi la riflessione e l’esempio dell’uno e dell’altro, per traguardare, in una società sempre più disperata, ma sempre più animata dal desiderio di sperare, il lapiriano ‘Spes contra spem’.

Allo stesso tempo, continuare a limitarsi a parlare del cattolicesimo come ‘lievito’ aggiunto all’impasto della storia alla luce dell’esperienza che i cattolici impegnati in politica hanno testimoniato in Italia negli ultimi decenni e che hanno fatto impiegare espressioni decise ed infuocate a papa Benedetto XVI e a papa Francesco sarebbe abdicare a un compito di rigenerazione della politica e delle istituzioni per piegarlo a interessi gretti e particolaristici: quel ‘lievito’ ha finito per fare andare a male il pane.

In questo senso, l’auspicio è, invece, di contribuire all’elaborazione, nella vita pubblica, di quanto scritto da Francesco nella IV parte dell’EvangeliiGaudium(il tempo è superiore allo spazio, la realtà è superiore all’idea, l’unità è superiore al conflitto), estraendo dalla dialettica lezione di Sturzo e La Pira un contributo alla promozione, all’attuazione e alla manutenzione della nostra Costituzione, in senso formale e anche in senso materiale (Mortati), cioè come la risultante delle concezioni sociali e istituzionali condivise e dei fini e dei valori fondamentali su cui convergono, in un certo momento storico, le forze politiche dominanti, di maggioranza come di opposizione: un’idea che consolida l’idea stessa di Costituzione come legge fondamentale, stabilmente condivisa da una certa comunità.

Ma ilquid plurische la dialettica lezione di Sturzo e La Pira ci propone oggi sta anche in un valore essenzialmente spirituale che sorregga il concetto di Costituzione e il valore stesso della legalità, in modo da affermare il riconoscimento di una concezione del diritto non come un comando che si impone su di una platea di destinatari passivi, ma piuttosto come ordinamento di una civiltà.

Giurista, Università di Firenze

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