Cooperatori 3D a Conegliano

Domenica 13 gennaio, noi aspiranti del Nord-Est, accompagnati dai cooperatori e dai delegati, abbiamo partecipato alla giornata di formazione “Beati nell’evangelizzazione e nella testimonianza”.

Abbiamo iniziato subito con la messa, in cui don Jean si è soffermato sulla figura di Giovanni Battista che non concentra l’attenzione su di sé, ma indica Gesù e con pazienza gli prepara il terreno in cui seminare la Buona Novella, donando speranza ai cuori e attendendo il tempo opportuno, senza affrettarsi subito a dare risposte e fare qualcosa di importante.

Dopo lo spuntino mattutino, abbiamo ascoltato la testimonianza di Emma, cooperatrice da 21 anni, madre di tre figli e esperta di cooperazione internazionale all’interno del VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo), che ha lavorato vari anni nelle opere salesiane per i giovani in Madagascar, a Palermo e in Amazzonia. Partendo da queste esperienze, Emma ci ha spronati a pensare al nostro modo di agire, perché tramite questo avviene la testimonianza più vera e credibile e in effetti non sempre siamo portatori di gioia, onestà, attenzione al prossimo. In effetti noi cristiani spesso non siamo coerenti nelle nostre azioni quotidiane, siamo indifferenti e non agiamo di fronte alle ingiustizie del mondo, di cui siamo responsabili se non facciamo niente per cambiare. Per questo si è soffermata sulla ricerca di senso della nostra vita, grazie all’amore e al servizio per i fratelli seguendo Gesù, portandoci alcune frasi di Annalena Tonelli, medico e missionaria in Somalia: “Scelsi di essere per gli altri: i poveri, i sofferenti, gli abbandonati, i non amati che ero una bambina e così sono stata e confido di continuare a essere fino alla fine della mia vita. Volevo seguire solo Gesù Cristo. Null’altro mi interessava così fortemente: LUI e i poveri in LUI”. Infine ci ha lasciato due domande: cos’è la felicità per noi e cosa vuol dire nel concreto “buoni cristiani e onesti cittadini”, famosa frase di don Bosco, che esprime bene la sua finalità non solo spirituale nell’educazione dei suoi ragazzi.

Ci siamo divisi in gruppi e dopo un momento di silenzio, ci siamo confrontati sulle riflessioni che Emma ci ha suscitato. In seguito ci siamo riuniti per riportare le questioni emerse nei gruppi: molte di queste riguardavano la vita quotidiana in famiglia, il rapporto con i ragazzi nei nostri oratori, le difficoltà e le possibilità nel rapportarsi con lo straniero e con altre persone che non condividono la fede, la fatica a prendere posizione e esporsi nella situazione socio-politica attuale, la forza della Parola e della preghiera nel quotidiano.

Nel pomeriggio don Stefano Mazzer ci ha letto le otto beatitudini dal Vangelo di Matteo insieme alla prima beatitudine pronunciata da Elisabetta a Maria, “beata colei che ha creduto” (Lc 1,45) e all’ultima beatitudine, “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto” (Gv 20, 29), in seguito all’incredulità di Tommaso. Don Stefano ha approfondito le tre condizioni che fanno dire a Gesù le beatitudini: vedere la folla con sguardo amorevole, farsi prossimo e vicino a loro e infine benedire, cioè dire bene. Se anche noi guardiamo bene chi ci viene incontro, ci facciamo prossimi e parliamo bene di queste persone, possiamo generare ambienti buoni e aperti intorno a noi, in cui la persona si sente accolta così com’è.

Don Stefano ci ha poi spiegato che nelle beatitudini il collegamento tra una situazione presente difficile e una situazione futura migliore non ha scopo consolatorio per chi vive il dolore, ma vuole esprimere tutta la promessa che Dio vede già nel presente, ed è per questo motivo che è necessario avere speranza e fiducia nell’azione di Dio, che ci accompagna in ogni momento della vita. Inoltre la consapevolezza che noi abbiamo la nostra libertà e che nessuno ce la può azzerare, perché è Dio che ce la dona, ci può aiutare a tenere viva la speranza in noi e poi a testimoniarla agli altri per poter andare controcorrente, nel rispetto della vita umana e delle altre persone.

Questo incontro è stato molto intenso perché gli interventi di Emma e don Stefano e i dialoghi nei gruppi ci hanno aiutato ad andare in profondità e nella concretezza delle beatitudini, per alimentare la passione salesiana e affinare la testimonianza di gioia e di speranza nei nostri contesti di vita. Grazie quindi a Emma, don Stefano e agli amici di Conegliano che ci hanno accolto e ospitato con semplicità e familiarità.

Giulia Curzel

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