Sinodo giovani: una Chiesa che ringiovanisce Regno 29.11.2018

Sinodo giovani: una Chiesa che ringiovanisce

Mattia Francescon, 29/11/2018

 

Sinodo dei Vescovi (3-28 ottobre) su giovani, fede e discernimento vocazionale. Raccolgo qualche flash: poltroncine che solitamente ospitano prelati dagli abiti eleganti scuri, reggono seduti qua e là giovani provenienti da ogni dove; testimonianze di giovani che in giro per il mondo mettono a repentaglio la propria vita e la propria libertà per dire, con gesti e parole, il loro aver scelto Gesù Cristo; gruppi di lavoro dal confronto sincero e senza paura; 15 hashtag con cui il Sinodo si racconta nelle sue intenzioni e sfide; vescovi dai volti sorridenti, che stringono le mani di un giovane o gli si avvicinano per un selfie insieme; un corpo episcopale ringiovanito «per contagio» nel dialogo con una generazione più giovane, di minor esperienza, ma non di minori entusiasmo e grinta.

 

Leggo il Sinodo attraverso il Documento finale. Qui è possibile rintracciare, come in filigrana, quei diversi spessori del foglio che in controluce delineano e rendono visibili questioni di morale generale. Ne esplicito quattro, cercando di aprire altrettante piste di lavoro e di «cammino insieme».

 

Quando il metodo è già il risultato

Se c’è uno strumento evidente della «sinodalità» vissuta in questo evento, è l’ascolto. Emerge, per esempio, dalla grande varietà di temi confluiti nel documento: non si è tralasciato alcun aspetto del mondo dei giovani.

Alla fine il risultato del processo ha confermato il metodo: l’ascolto ha portato a rinsaldare la convinzione che è importante ascoltare, e ascoltare i giovani. Ha fatto emergere le loro domande, ha creato empatia e sintonia spirituale.

Pensando a una teologia morale in ascolto, il discorso morale può trarre freschezza, concretezza, umanità, chiarezza e coraggio, dall’ascolto dei giovani, definiti «luoghi teologici» (Documento finale, n. 64).

 

Cogliere le differenze

Il Sinodo ha cercato di non omologare la categoria «giovani» a delle semplici caratteristiche comuni. Le situazioni dei giovani nel mondo sono molto varie: ricerca del benessere e povertà; progresso e ingiustizie; senso di comunità e isolamento; pace e violenze; progetti e illusioni; privacy ed esposizione digitale; festa e noia; lotta e apatia.

I vescovi le hanno recepite e riferite. Con quali strumenti è raggiunta questa «polifonia dell’esistenza» da parte della proposta morale che vorrebbe guidare la coscienza del singolo e della comunità?

 

Atteggiamenti morali per il cammino

I vescovi, adulti, di fede, danno alcune istruzioni per la pastorale. Propongono atteggiamenti: rispetto e accoglienza della sana inquietudine dei giovani; attenzione vocazionale su scelte, impegni ed educazione; condivisione della fede e aiuto reciproco nella testimonianza; valorizzazione del limite e della vulnerabilità; profezia; autenticità; schiettezza; condivisione della responsabilità; riconoscimento della creatività; amicizia con Cristo; apertura missionaria; inclusività; fraternità; solidarietà; dono di sé.

Ne può derivare anche una teologia morale che non illuda i giovani con proposte minimali, né li soffochi con uno sterile legalismo: una teologia morale «autorevole», cioè capace di «far crescere» (Documento finale, n. 71).

 

Una coscienza che discerne è una coscienza «giovane»

Il discernimento è una dinamica profonda in cui la coscienza riconosce e accoglie l’«oggi», il qui e ora, della parola di Dio; un metodo per una vita morale alla ricerca del bene possibile e migliore.

Definito un «atteggiamento di fondo» (Documento finale, n. 104), esso apre a una ricerca concreta e appassionata, che dà gusto, senso, orientamento all’esistenza. Così la Chiesa cammina alla scoperta della bellezza del Vangelo. Così i cristiani ringiovaniscono.

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