PADRI E FIGLI Ascensore sociale fermo AVV 18.12.18

PADRI E FIGLI

Chi parte svantaggiato ha di fatto poche possibilità di avere un titolo di studio elevato e un’occupazione qualificata I ricercatori: «Così si creano diseguaglianza e tensioni»

Ascensore sociale fermo

Studio della Banca d’Italia: la mobilità è ai minimi termini per colpa della crisi Istruzione, lavoro e ricchezza vengono ‘tramandati’ dai genitori ai giovani

CINZIA ARENA      Milano

L’ascensore sociale in Italia funziona al contrario: invece di far ‘salire’ le nuove generazioni verso un tenore di vita migliore, le porta più in basso. Colpa della crisi economica che ha reso ancora più difficile nel nostro Paese liberarsi dal ‘marchio di fabbrica’ della famiglia d’origine.

Secondo uno studio dei ricercatori della Banca d’Italia, istruzione, reddito da lavoro e ricchezza continuano a venire ‘tramandati’ dai genitori ai figli senza che ci sia possibilità per i meno fortunati di fare un passo in avanti. L’ascensore insomma è fermo. Una tendenza in aumento negli ultimi anni e che fa dell’Italia uno dei Paesi con minore mobilità, esponendolo peraltro a tensioni da quella parte della popolazione che parte svantaggiata. Le ‘condizioni di partenza’ restano decisive e preponderanti per lo status, specie se si considerano poi anche tutti gli altri fattori ambientali come quartieri di provenienza, scuole frequentate, amicizie familiari.

Nello studio svolto dai ricercatori Luigi Cannari e Giovanni D’Alessio del dipartimento di Economia e Statistica della Banca d’Italia non si danno ricette su come superare questa tendenza, ma si sottolinea come «la mobilità intergenerazionale co- stituisca un elemento cruciale in termini di uguaglianza. Una società che registri possibilità di successo economico significativamente superiori in funzione delle fortune dei propri avi tende a generare scontento ed è fonte di possibili tensioni nella parte di popolazione svantaggiata. Tale circostanza costituisce poi un’alterazione dei principi di uguaglianza su cui si fondano le democrazie occidentali» e la nostra stessa Costituzione.

Basandosi anche sui dati delle indagini della Banca sui bilanci delle famiglie italiane tra il 1993 e il 2016, si nota come uno dei canali principali di trasmissione delle condizioni di benessere è l’istruzione: le stime infatti «mostrano una elevata persistenza inter-generazionale nei livelli di istruzione». La scelta dell’istituto superiore è infatti fortemente condizionata dalla scolarità dei genitori e «gli studenti si auto-selezionano nelle diverse tipologie di istruzione secondaria (o nell’abbandono scolastico) sulla base dei risultati precedentemente conseguiti e della professione e del titolo di studio dei propri genitori». Questo meccanismo determina una segmentazione della popolazione di studenti (ad esempio tra licei e scuole professionali) fortemente correlata con le classi sociali di provenienza. Anche sui redditi l’elasticità è praticamente assente. Anzi la società italiana è diventata «meno mobile negli anni più recenti». Inoltre, l’analisi ha evidenziato un ruolo calante del fattore istruzione è in crescita il contributo dei fattori familiari diversi dall’istruzione come appunto il reddito e le amicizie.

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Mammoni crescono: 66% under 35 con i genitori 

Dopo un lieve calo nel 2016 tornano a crescere i ‘mammoni’ in linea con quanto accaduto dal 2009 in poi: nel nostro Paese i giovani tra i 18 e i 34 anni che nel 2017 vivevano a casa con i genitori erano il 66,4% del totale (65,8% nel 2016), dato più alto dopo Croazia, Malta e Grecia, a fronte di una media Ue al 50%. La distanza dal resto dell’Europa aumenta per la fascia tra i 25 e i 34 anni quella nella quale si dovrebbero aver terminato gli studi per cominciare a lavorare: vive ancora a casa il 49,3% dei giovani a fronte del 30,6% medio in Ue (3,2% in Danimarca e 4,7% in Finlandia).

 

È la scuola a fare la differenza 

18% Sono gli italiani che hanno acquisito una laurea universitaria

53% I giovani che hanno un’occupazione a tre anni dalla laurea

26% Gli italiani con un diploma superiore, nel 2002 erano la metà

18% Gli under 25 che hanno abbandonato la scuola prima del diploma

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