Credenti laici corresponsabili, per la Chiesa e per il mondo di oggi AVV 8.12.18

POLITICA

Tornare a credere nella “P” maiuscola

«Mettetevi in politica, ma per favore nella grande politica, nella Politica con la maiuscola!». È l’invito rivolto da papa Francesco agli aderenti dell’Azione cattolica italiana il 30 aprile 2017. Un’indicazione importante, che assume significato in una stagione in cui il tema del contributo dei cattolici alla vita del Paese è al centro del dibattito. In un dialogo agile e serrato con Gioele Anni, giovane giornalista(La P maiuscola. Fare politica sotto le parti,Ave), il presidente nazionale dell’Ac offre alcune indicazioni per capire in che modo la comunità dei credenti sia chiamata a concorrere alla costruzione del bene comune. Per Truffelli, occorre «mettere al centro delle proprie preoccupazioni le persone, nella loro concreta esistenza, e l’intero Paese, il Bene comune, non l’interesse di parte».

 

L’ASSOCIAZIONE

Sigismondi: Ac scuola di libertà per i fedeli laici

GUALTIERO SIGISMONDI

L’Azione cattolica italiana celebra la festa dell’adesione nel giorno dell’Immacolata, «mistica aurora della redenzione». Aderire all’Ac vuol dire iscriversi a una «scuola di libertà», a una «palestra di sinodalità», a un «laboratorio di laicità».

Fin dalla fondazione, l’associazione è un laboratorio di laicità per i fedeli cattolici, che in essa imparano a conoscere cosa sia quella forma di «cittadinanza paradossale» di cui parla laLettera a Diogneto.Essere laici cattolici dà diritto a una sorta di doppia cittadinanza e allo stesso tempo affida una delicata missione. Il sostantivo ‘laici’ ricorda il radicamento in un popolo che comprende la Chiesa, ma non coincide con essa; l’aggettivo ‘cattolici’ invita ad allargare lo sguardo verso una società in cui essere «lievito, sale e luce». Ai credenti è chiesto di resistere sia alla tentazione di adeguarsi, mimetizzando la verità cristiana, sia all’illusione di contrapporsi, arroccandosi nella propria cittadella fortificata. Questo compito investe di una responsabilità particolare anche i Pastori, chiamati a guidare spiritualmente la comunità ecclesiale e, al tempo stesso, a formare i fedeli laici perché operino dentro la città degli uomini da cristiani e cittadini. Il loro impegno nella vita politica e civile deve rispondere all’identikit, tracciato dall’apostolo Pietro: «come stranieri e pellegrini, come uomini liberi, come servitori di Dio» (cf. 1Pt2,11-17).

Sono ancora attuali le parole che scriveva Giacomo Biffi, il 15 aprile 1977, a Emanuela Ghini, carmelitana scalza nel Carmelo di Savona. «Contro il fatto cristiano, sta egregiamente funzionando lo schiaccianoci,con le suebranche:il cristianesimo che si occupa del Regno dei cieli è alienante e dannoso per l’uomo, perché lo distrae dai veri problemi; il cristianesimo che si occupa dei problemi umani e sa dare soluzioni proprie commette un’indebita ingerenza in campo politico. Il comico è che ci sono molti cristiani tra i sostenitori della prima e della seconda accusa o di tutte e due insieme. Non ci resta che affidare la voce alla Provvidenza. Ma non possiamo che esprimere la solidarietà e l’ammirazione per coloro che nella vita, senza guadagni e con molto pericolo, dimostrano la falsità di tutte e due le argomentazioni». La vocazione dei fedeli laici è quella di «cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali », senza temere di essere «piccolo gregge ». Essi «svolgono nel mondo la stessa funzione dell’anima nel corpo», che comporta la responsabilità di «inserire lo spirituale nel temporale», a modo di fermento, abbandonando la pretesa, di «matrice clericale», di «immergere il temporale nello spirituale», come se fosse un’operazione di bagnomaria. L’appuntamento annuale della festa dell’adesione ravviva la consapevolezza che l’associazione non ha confini da difendere o territori da occupare, ma una causa da sostenere: amare la Chiesa!

Vescovo di Foligno e assistente ecclesiastico generale dell’Ac italiana

 

Credenti laici corresponsabili, per la Chiesa e per il mondo di oggi

MATTEO TRUFFELLI

La festa dell’adesione che come sempre l’Azione cattolica celebra l’8 dicembre coincide, quest’anno, con la chiusura delle celebrazioni dei centocinquant’anni di vita dell’associazione. Una ricorrenza che ha dato vita a una molteplicità di iniziative e appuntamenti di vario genere: feste, mostre, incontri, pubblicazioni, realizzate tanto a livello locale che nazionale, e che hanno trovato una significativa conclusione nell’importante convegno che si è svolto nei giorni scorsi presso l’Archivio storico della Presidenza della Repubblica.

Ricordare i nostri centocinquant’anni non voleva essere, e non è stato, un modo per autocelebrarci, un cedere alla tentazione di «guardarci allo specchio», come ci ammoniva papa Francesco il 30 aprile dell’anno scorso. È stata piuttosto l’occasione per guardare in avanti e riscoprire insieme l’importanza di quel pezzetto di storia che oggi è affidato a ciascuno di noi, a ogni aderente, di ogni età, di qualsiasi condizione. Questo, in fondo, è il senso di scegliere ancora, oggi, di aderire: significa scegliere di vivere una corresponsabilità. Significa dire che vogliamo vivere la nostra responsabilità di credenti laici, dentro la nostra Chiesa e per la nostra Chiesa, dentro il nostro tempo e per il nostro tempo, nel mondo e per il mondo, non da soli, individualmente, in or- dine sparso, ma insieme, da associati. Come laici corresponsabili, appunto. È questa la grande eredità che ci viene consegnata dalla nostra storia, una «storia bella e importante », ci ha ricordato Francesco, fatta da generazioni di «fedeli laici che in ogni tempo hanno condiviso la ricerca delle strade attraverso cui annunciare con la propria vita la bellezza dell’amore di Dio e contribuire, con il proprio impegno e la propria competenza, alla costruzione di una società più giusta, più fraterna, più solidale».

Giunge allora davvero a proposito un’altra significativa ricorrenza, anzi due, coincidenti, che ricorderemo nell’anno che ci apprestiamo a vivere: nel 2019 infatti ricorderemo che sono passati cinquant’anni dall’adozione del nuovo Statuto da parte dell’associazione e che, con esso, nacque l’Azione cattolica dei ragazzi (l’Acr). Due eventi importanti da ricordare, perché nel loro insieme ci dicono chiaramente quello che l’Azione cattolica è e vuole essere anche oggi.

Il nuovo Statuto fu adottato dopo un lungo percorso di ripensamento dell’associazione, avviato immediatamente dopo l’apertura del Concilio Vaticano II e voluto da Vittorio Bachelet e monsignor Franco Costa per poter trasformare l’Azione cattolica in uno strumento di attuazione capillare e consapevole delle scelte conciliari. Proprio quello che l’Ac ha sempre cercato di fare in questi anni e che ancora oggi vuole continuare a fare, in una stagione in cui partecipare all’edificazione della Chiesa del Concilio significa portare il nostro piccolo ma significativo contributo alla costruzione di una Chiesa sempre più sinodale, sempre più missionaria, sempre più misericordiosa. La Chiesa che Papa Francesco ha disegnato nell’Evangeliigaudium.Una responsabilità che dobbiamo assumere da laici, consapevoli che la nostra è innanzitutto vocazione a vivere una «santità della porta accanto » (Gaudete et exultate,7), quella santità capace di farsi fermento vivo e vitale per il mondo, in ogni ambito e ambiente di vita, in ogni angolo della città, in ogni spazio di relazioni, in ogni processo sociale, politico, culturale, economico che caratterizza il nostro tempo.

Anche la memoria della nascita dell’Acr ci riporta in questa prospettiva, non solo perché ci ricorda l’importanza della cura per la formazione dei più piccoli come parte fondamentale di ogni processo di costruzione del futuro, ma forse ancor di più perché ci racconta il valore grande della scommessa profetica che l’Ac seppe fare allora e porta avanti ancora oggi. Promuovere l’esperienza dell’Acr significa infatti credere nella capacità dei ragazzi di essere parte attiva di quella Chiesa che vogliamo contribuire a costruire e di quella società più giusta, più libera e più umana che vogliamo concorrere ad alimentare, e in cui i più piccoli possono e perciò devono giocare un ruolo da protagonisti. Questa è l’Ac rinnovata che venne tratteggiata dallo Statuto del 1969, questa è l’Ac a cui ancora oggi vale la pena aderire: «un popolo formato da uomini e donne di ogni età e condizione, che hanno scommesso sul desiderio di vivere insieme l’incontro con il Signore », un popolo «di discepolimissionari che vivono e testimoniano la gioia di sapere che il Signore ci ama di un amore infinito, e che insieme a Lui amano profondamente la storia in cui abitiamo» (Francesco, 30 aprile 2017).

Presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana

Truffelli: nei 150 anni dell’Azione cattolica con la Festa dell’adesione ciascuno rinnova l’eredità storica Scegliere di contribuire alla costruzione di una società più giusta, più fraterna e più solidale

 

 

 

 

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