NELLA LETTERA APERTA DI USMI E CISM LA VOCE DI CHI È «IN PRIMA LINEA» L’accoglienza è vocazione non possiamo voltare la testa AVV 10.10.18

NELLA LETTERA APERTA DI USMI E CISM LA VOCE DI CHI È «IN PRIMA LINEA»

L’accoglienza è vocazione non possiamo voltare la testa

Apertura all’altro, fedeltà al Papa: religiosi in campo

 

Caro direttore, abbiamo atteso a lungo prima di far sentire la voce delle religiose (Usmi) e dei religiosi (Cism) che vivono in Italia, che fanno parte di questo Paese e di questa Chiesa, perché ci sembra opportuno non tacere su questioni che ci vedono in prima linea: l’impegno alla cultura dell’accoglienza e alla fedeltà a papa Francesco.

L’impegno alla cultura dell’accoglienza. Non possiamo tacere e non possiamo essere equivoci sulla questione dell’accoglienza: «Aspetto da voi gesti concreti di accoglienza dei rifugiati, di vicinanza ai poveri, di creatività…» (papa Francesco, Lettera apostolica per l’Anno dedicato alla vita consacrata).

L e iniziative censite dalle due Conferenze dei religiosi (Cism) e delle religiose (Usmi) in Italia sono più di centoventi, a dimostrazione che l’invito evangelico del Papa è stato preso sul serio da parte di tante comunità che, senza tentennamenti, hanno messo a disposizione personale e strutture.

Lo abbiamo fatto con franchezza evangelica, perché è proprio dei religiosi e delle religiose vedere e non girarsi dall’altra parte, in quanto l’accoglienza appartiene all’intima natura di ogni creatura, è vocazione e missione di ogni uomo, di ogni cittadino e di ogni religioso, sebbene possa realizzarsi con modalità e sensibilità carismatiche differenti.

Siamo consapevoli, infatti, che mentre i mezzi di comunicazione hanno creato un ‘villaggio globale’, l’uomo contemporaneo non è cresciuto nella sua capacità di relazione e di accoglienza.

Sono crollati i muri ideologici, ma se ne sono alzati altri ben più invalicabili, edificati con la collaborazione di una informazione interessata a dare una percezione del reale più che una reale percezione della realtà. Viviamo un corto circuito tra la decantata realtà globale, in verità molto virtuale, e le spinte identitarie dove la presenza reale del diverso, dello straniero nelle nostre strade, tra le nostre case fa problema; incapaci di cogliere nel flusso migratorio una valenza positiva, una ricchezza che apra a un confronto tra culture diverse, a una crescita in umanità.

Certo, l’accoglienza non è compiacimento paternalista o interesse partitico ed economico, ma proprio per queste ragioni di basso profilo, che tanto credito hanno nell’opinione pubblica, si impone un dibattito più alto nei contenuti e nelle prospettive, mettendo a tema la promozione e l’integrazione attiva e responsabile nei confronti di quella parte di umanità che fa fatica a vedere ‘il giorno che verrà’. Occorre ripartire dalla costruzione di una piattaforma di umanesimo dialogico, dove l’apprendimento della lingua, l’inserimento legale nel mondo del lavoro, l’accesso allo studio, la conoscenza e rispetto delle leggi dello Stato, la semplificazione della normativa per il permesso di soggiorno, rappresentino il punto più alto e significativo della tessitura sociale, del bene delle persone. L’assenza di regole, infatti, non solo non genera accoglienza, ma pone le premesse per la cultura della paura e della manipolazione della percezione del reale, indicatori molto cari ai populismi di destra e di sinistra, a tutti coloro che teorizzano una società chiusa.

La fedeltà al Papa è l’altro tema caldo che sta strappando la tenuta della comunione all’interno della Chiesa e che necessita di una paziente e teologale ricucitura. Noi religiosi e religiose presenti nella Chiesa italiana riaffermiamo la nostra comunione al Santo Padre Francesco, non solo come segno della memoria grata dei nostri Istituti, ma anche come comunione attuale al magistero pontificio: «Ricordare per farsi carico qui e adesso».

Ci dissociamo, pertanto, da ogni forma di strappo alla comunione ecclesiale e, in particolare, dagli attacchi rivolti contro il magistero e la persona di papa Francesco. A tutti i religiosi e le religiose ricordiamo che l’amore e la venerazione, l’obbedienza a volte anche sofferta, ma sempre sincera, dei nostri Santi Fondatori e Fondatrici rappresentano la forma più vera per continuare a dire oggi la nostra lealtà e disponibilità a camminare insieme al Successore di Pietro, perché solo a Lui il Signore Gesù ha affidato il compito di confermare nella fede i fratelli (Lc 22,32). L e ragioni del dissenso, da parte di alcuni uomini di Chiesa e del mondo, non hanno solo motivi morali, ma affondano le radici su due questioni teologiche. La prima: le sfide del pensare la fede nel mondo moderno sono cambiate completamente rispetto al mondo premoderno.

Oggi la questione della religiosità e della secolarità impone alla fede di formulare una risposta a nuove domande: che cosa rende attraente essere religiosi, spirituali?

Che cosa invece rende attraente essere areligiosi, senza bisogno di una religione? La seconda sfida, quella più profonda, ricorda che solo quando l’opzione dell’uomo moderno è per la religione e la spiritualità si rende possibile la vera scelta: credere in Dio. Solo allora sarà possibile dialogare con l’uomo e la donna secolarimoderni e sarà possibile un ecumenismo spirituale. I religiosi e le religiose, con la loro esperienza inquieta e mistica di Dio, possono accompagnare papa Francesco ad aprire cammini di comunione spirituale, possono testimoniare profeticamente che in mezzo a una immensa tenebra c’è un rivolo di luce, che tutta l’esperienza di Dio è come un lampo in una notte (san Giovanni della Croce), operando quella relativizzazione delle differenze confessionali che non è solo segno di un cattolicesimo adulto, ma anche frutto di un sapiente discernimento e di una sinodalità che danno forma evangelica alla vita cristiana, come modalità attraverso cui la Chiesa non è semplicemente oggetto di indagine ma anche soggetto che sa riflettere su se stessa e su tutta la realtà, dove la chiamata di papa Francesco a «uscire verso le periferie esistenziali» può trovare il suo orizzonte interpretativo.

Fma, presidente nazionale dell’Usmi (Unione superiore maggiori d’Italia) Ocd, presidente nazionale della Cism (Conferenza italiana superiori maggiori)

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I presidenti nazionali delle sigle che uniscono le congregazioni femminili e maschili ricordano che «le nostre iniziative censite in Italia sono più di 120, a dimostrazione del fatto che l’invito evangelico di Francesco è stato preso sul serio da parte di tante comunità che, senza tentennamenti, hanno messo a disposizione personale e strutture»

 

di madre Yvonne Reungoat e padre Luigi Gaetani

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