Verona, capogruppo «processata» dal Pd per voto anti-aborto AVV 6.10.18

Verona, capogruppo «processata» dal Pd per voto anti-aborto

Sì alla mozione leghista per la prevenzione C’è anche chi vuole cacciarla dal partito

FRANCESCO DAL MAS      VERONA

Il Consiglio comunale di Verona vota a maggioranza, 21 voti, la mozione che vuole la città «a favore della vita». Tra quei 21 c’è anche quello di Carla Padovani, capogruppo del Pd; gli altri sono della Lega e di Forza Italia. Gli altri dem votano contro, insieme al M5s e alla sinistra, arrivando a quota 6. Un no quasi pregiudiziale perché la mozione di Alberto Zelger, della Lega Nord, di fatto pone in discussione la 194. Apriti cielo. Il Pd pone Padovani sotto processo. A Roma, più ancora che in riva all’Adige.

La signora Carla è una persona tranquilla ma ferma nei suoi principi ‘pro vita’ e a favore della famiglia (cattolica, a suo tempo si è battuta contro le unioni civili sfidando anche allora le ire del suo partito). Confida di aver solo rispettato l’articolo 2 dello Statuto comunale che già da anni prevede che «la vita di ogni persona, dal concepimento alla morte naturale, venga accolta e protetta in tutti i suoi aspetti». E anche l’articolo 2 del codice etico del suo partito, che prevede la libertà di coscienza.

Ma nel Pd non la pensano tutti così. Anzi. Se il segretario nazionale Maurizio Martina giudica «un grave errore il voto della capogruppo, perché non si può tornare al Medioevo ». Nicola Zingaretti, candidato alla segreteria, è altrettanto drastico: «Non si procede con colpi di mano ideologici su temi così delicati». Matteo Mauri, coordinatore della segreteria, prova a spiegare che si tratta di «una scelta individuale», ancorché non condivisa, ma Sergio Lo Giudice, responsabile diritti dei dem, sostiene addirittura l’incompatibilità di Padovani con il partito. Alessia Rota, veronese, vicepresidente del gruppo alla Camera, va oltre e invita la concittadina a dimettersi, perché «ha tradito i valori fondanti del nostro partito». «Esterrefatta e schifata» si dice Monica Cirinnà. Mentre per l’ex ministro Andrea Orlando non ci sono dubbi: Padovani va espulsa. Anche con il suo voto – insiste il Pd del Veneto – si torna al Medioevo.

In serata arriva una precisazione dello stesso leghista Zelger: «Questa non è una mozione contro la legge sull’aborto ma per prevenire l’aborto, come infatti chiede anche la stessa 194, che andrebbe applicata appieno nella prima parte». Ma aggiunge: «Se devo parlare a livello personale ritengo che l’aborto sia una cosa orrenda e che, dopo 40 anni, non sia una scandalo chiedere che alla 194 sia fatto il tagliando».

La mozione impegna l’amministrazione a inserire nel prossimo assestamento di bilancio «un congruo finanziamento» ad associazioni e progetti pro-vita che operano nel territorio del Comune, ad esempio i progetti ‘Chiara’ e ‘Gemma’. Non solo, sollecita la Giunta a «promuovere il progetto regionale ‘Culla segreta’, stampando e diffondendo i suoi manifesti pubblicati nelle Circoscrizioni e in tutti gli spazi comunali». Per informare le donne che possono partorire ri- manendo anonime e non riconoscendo il neonato, che verrà affidato a una famiglia adottiva.

Non a caso, Zelger aveva evidenziato in aula che alcuni punti della 194 sono stati in gran parte disattesi. Per questo, il Comune dovrebbe adoperarsi «per la diffusione di una cultura di accoglienza della vita».

La mozione doveva essere discussa lo scorso 26 luglio, ma venne rinviata. E ieri, come il 26 luglio, decine di attiviste del movimento femminista ‘Non una di meno’ erano presenti e sempre vestite come le ancelle della serie televisiva ‘The Handmaid’s Tale’. Il presidente del consiglio Paolo Rossi ha faticato non poco a gestire l’assemblea: proteste e urla in aula, contestazioni dalla balconata, che poi è stata sgomberata dalla polizia locale. Ma nella giornata di ieri la più bersagliata è stata proprio lei, Carla Padovani, anche con insulti via social.

«Nel 2019 Verona ospiterà il Congresso mondiale delle famiglie – ricorda invece la senatrice Paola Binetti dell’ Udc, che è anche una delle promotrici dell’intergruppo parlamentare ‘Vita, famiglia e liberta’’ –. Posso dunque dire che mi sembra ovvio che la città si prepari, con un anno di anticipo, ad accogliere un evento di caratura mondiale».

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Da Martina in giù, pioggia di critiche per Carla Padovani Il documento prevede iniziative per aiutare e informare le donne

 

Quel riflesso condizionato che nega il primo diritto La contraddizione e l’errore mortale dei dem

È stato quasi un riflesso condizionato giunto da un passato ideologico che speravamo finalmente confinato ai margini della dibattito pubblico italiano. Se si cerca di tutelare la vita nascente offrendo un aiuto alle donne tentate o spinte verso l’aborto (aiutarle senza criminalizzarle, restando cioè nell’ambito dell’attuale legislazione), sarebbe plausibile pensare che tutti coloro che hanno a cuore i valori fondanti della nostra società si associno. O, per lo meno, non si mettano di traverso. Ma il Pd nazionale, ieri, ha perso un’occasione importante, scagliandosi contro la sua capogruppo in Comune a Verona, ‘rea’ di avere votato a favore di una mozione tesa a limitare il ricorso all’aborto. Si è dimenticata la libertà di coscienza sui temi eticamente sensibili. Soprattutto, si è data la nefasta impressione di volere difendere un diritto a ‘escludere’ e a ‘sopprimere’ proprio quando si contesta ad altri, su altri fronti, la volontà di ‘escludere’ e ‘rifiutare’. Un errore, è il caso di dirlo, mortale.

 

IL MPV

«Dalla città scaligera spunta raggio di sole, ora avanti»

«Il Movimento per la Vita italiano saluta con favore la mozione anti-aborto approvata dal Consiglio comunale di Verona – si legge in una nota della presidente Marina Casini Bandini –. Non entriamo nel merito del dibattito e delle polemiche politiche.

Non possiamo tuttavia non osservare come dalla città scaligera spunti un raggio di sole che, ci auguriamo, possa illuminare altre comunità locali sul valore della vita, sin dal concepiemento, e sull’esistenza di alternative concrete all’interruzione della gravidanza per garantire il diritto alla nascita e una reale tutela della maternità».

 

La protagonista

«Sorpresa dagli attacchi La vita non ha colore, c’è libertà di coscienza»

«Ho votato ‘sì’ perché sono favorevole a qualsiasi iniziativa a sostegno della vita che può essere in questo caso sostegno della vita nascente oppure dell’immigrazione. La vita è un valore universale e come tale dovrebbe essere retaggio non di un singolo partito ma di tutte le formazioni politiche». Non rinnega la sua scelta di firmare la mozione della maggioranza di centrodestra né fa passi indietro la consigliera e capogruppo del Partito democratico al Consiglio comunale di Verona, Carla Padovani, intervistata da Tv2000.

«Non ho ravvisato alcun valore strumentale – ha aggiunto Padovani – sono stata accusata in modo particolare dal mio partito che quelli della Lega avevano fatto la mozione in maniera strumentale. Io ho votato la parte deliberativa della mozione in cui si diceva che si stanziavano fondi a sostegno di quelle associazioni che lavorano per la vita». Una posizione per la quale «non mi aspettavo tutte queste polemiche ». «Sull’aborto – conclude Padovani – è un fatto di coscienza. Il codice etico del Pd del 2008 parla all’articolo 2 di libertà di coscienza. Faccio quindi riferimento a questo. La legge 194 ha 40 anni, è nata prima del Pd. Su questa legge non mi pare che ci sia una linea chiara del partito. Questo è un classico voto di coscienza. La difesa della vita è un valore universale», ribadisce.

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