La Chiesa, i giovani, gli adulti: fiducia e valori TEMPO D’ASCOLTO E D’INVESTIMENTO Avv 4.10.18

La Chiesa, i giovani, gli adulti: fiducia e valori

TEMPO D’ASCOLTO E D’INVESTIMENTO

 

Verrebbe quasi voglia di prendere a prestito il vocabolario dell’economia, per descrivere il messaggio che il Sinodo dei vescovi vuole rivolgere all’universo giovanile fin dal suo incipit di ieri, con la Messa di apertura e la prima congregazione generale. Sì, perché, leggendo in rapida successione l’omelia di papa Francesco, il suo discorso ai padri sinodali e le relazioni iniziali dei cardinali Lorenzo Baldisseri e Sérgio Da Rocha, si ha la netta sensazione che questa XV Assemblea ordinaria sia come la richiesta di una duplice e reciproca apertura di credito. Da un lato rivolta a tutta la Chiesa verso i giovani, in quanto portatori di sogni, di visioni, di speranza, in una parola di futuro. E dall’altro ai giovani verso la Chiesa, affinché scommettano «su di essa come madre, come maestra, come casa, come famiglia, capace nonostante le debolezze umane, di annunciare ancora l’intramontabile messaggio di Cristo». Un appello, insomma, a ridurre lo spread di «pregiudizi e stereotipi», che negli ultimi tempi – è inutile negarlo – è tornato a crescere, nonostante il lodevole impegno della pastorale giovanile a tutti i livelli, allontanando le nuove generazioni delle nostre comunità ecclesiali, oltre che dagli adulti in genere.

Il Papa ha fotografato questo ‘ differenziale’ con la consueta lucidità. «I giovani sono tentati di considerare gli adulti sorpassati; gli adulti sono tentati di ritenere i giovani inesperti, di sapere come sono e soprattutto come dovrebbero essere e comportarsi». Serve, dunque, ed è quanto si propone di fare proprio il Sinodo, una manovra che eviti questo pericolo e renda possibile «un’alleanza tra le generazioni». Una manovra non certamente in deficit, perché la Chiesa sa di poter investire in questa operazione «valori alti» da sempre presenti nel suo ‘portafoglio’, come «la famiglia, la fedeltà, l’amore, il sacrificio, il servizio, la vita eterna». Ed è ben consapevole, anche, che l’unico debito da temere è «il debito di ascolto nei confronti dei giovani, che spesso dalla Chiesa si sentono non compresi nella loro originalità e quindi non accolti per quello che sono veramente, e talvolta persino respinti». Avanti così, dunque, ha esortato il Papa, sulla strada di un ascolto reciproco, di una parresia che integri «libertà, verità e carità», rifuggendo da «chiacchiere inutili, dicerie, illazioni e pregiudizi». Avanti sulla strada del discernimento comunitario («che non è una moda di questo pontificato, ma un atteggiamento interiore che si radica in un atto di fede», ha notato Francesco non senza una punta di ironia, in risposta a certi attacchi) verso un futuro che non può essere «una minaccia da temere», ma che pur in mezzo a tanti problemi deve essere visto come un orizzonte di speranza.

Fin dalle prime battute, dunque, questa Assemblea ci consegna un programma sinodale all’insegna della fiducia e dell’investimento.

La Chiesa ha fiducia nei giovani, ha detto ieri in pratica la prima giornata di lavori, prende sul serio la loro voce (anche quando è critica) e vuole investire nella loro capacità visionaria di immaginare un futuro migliore. Ma nello stesso tempo – in un’ottica di reciprocità – chiede agli stessi giovani «di evitare la tentazione di non prestare ascolto agli adulti e di considerare gli anziani «roba antica, passata e noiosa» (quello che Francesco ha definito il «virus dell’autosufficienza»); e agli adulti di «lavorare per rovesciare le situazioni di precarietà, di esclusione e di violenza, alle quali sono esposti i nostri ragazzi», non lasciandoli soli nelle mani di tanti mercanti di morte.

Sarà una sfida impegnativa e stimolante. Tesa a produrre non tanto e non solo l’ennesimo documento, quanto a «far germogliare sogni, suscitare profezie e visioni, far fiorire speranze, stimolare fiducia, fasciare ferite, intrecciare relazioni, risuscitare un’alba di speranza ricolma della gioia del Vangelo». In sostanza una sfida che vuole ridurre il più possibile lo spread più deleterio che ci sia: quello tra le debolezze umane e quanto invece lo Spirito chiede alla Chiesa in termini di nuovo slancio missionario. A volte anche attraverso la voce e persino attraverso le provocazioni dei giovani

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di Mimmo Muolo

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