Francesco inaugura il Sinodo «Non lasciamo soli i ragazzi» AVV 4.10.18

L’omelia. Nella Messa in piazza San Pietro la condanna dell’autopreservazione e dell’autoreferenzialità che rendono importante ciò che è secondario e viceversa

Francesco inaugura il Sinodo «Non lasciamo soli i ragazzi»

Un forte richiamo alla capacità di sognare e sperare Il commosso saluto ai due vescovi arrivati dalla Cina

Pubblichiamo l’omelia pronunciata dal Papa ieri mattina sul sagrato della Basilica Vaticana durante la Messa per l’apertura della XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

«Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto» ( Gv 14,26). In questo modo così semplice, Gesù offre ai suoi discepoli la garanzia che accompagnerà tutta l’opera missionaria che sarà loro affidata: lo Spirito Santo sarà il primo a custodire e mantenere sempre viva e attuale la memoria del Maestro nel cuore dei discepoli. È Lui a far sì che la ricchezza e bellezza del Vangelo sia fonte di gioia e novità costanti.

All’inizio di questo momento di grazia per tutta la Chiesa, in sintonia con la Parola di Dio, chiediamo con insistenza al Paraclito che ci aiuti a fare memoria e a ravvivare le parole del Signore che facevano ardere il nostro cuore (cfr Lc 24,32). Ardore e passione evangelica che generano l’ardore e la passione per Gesù. Memoria che possa risvegliare e rinnovare in noi la capacità di sognare e sperare.

Perché sappiamo che i nostri giovani saranno capaci di profezia e di visione nella misura in cui noi, ormai adulti o anziani, siamo capaci di sognare e così contagiare e condividere i sogni e le speranze che portiamo nel cuore (cfr Gl 3,1).

Che lo Spirito ci dia la grazia di essere Padri sinodali unti col dono dei sogni e della speranza, perché possiamo, a nostra volta, ungere i nostri giovani col dono della profezia e della visione; ci dia la grazia di essere memoria operosa, viva, efficace, che di generazione in generazione non si lascia soffocare e schiacciare dai profeti di calamità e di sventura né dai nostri limiti, errori e peccati, ma è capace di trovare spazi per infiammare il cuore e discernere le vie dello Spirito. È con questo atteggiamento di docile ascolto della voce dello Spirito che siamo convenuti da tutte le parti del mondo. Oggi, per la prima volta, sono qui con noi anche due confratelli vescovi dalla Cina Continentale. Diamo loro il nostro caloroso benvenuto: la comunione dell’intero episcopato con il successore di Pietro è ancora più visibile grazie alla loro presenza. Unti nella speranza cominciamo un nuovo incontro ecclesiale capace di allargare orizzonti, dilatare il cuore e trasformare quelle strutture che oggi ci paralizzano, ci separano e ci allontanano dai giovani, lasciandoli esposti alle intemperie e orfani di una comunità di fede che li sostenga, di un orizzonte di senso e di vita (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 49).

La speranza ci interpella, ci smuove e rompe il conformismo del “si è sempre fatto così”, e ci chiede di alzarci per guardare direttamente il volto dei giovani e le situazioni in cui si trovano. La stessa speranza ci chiede di lavorare per rovesciare le situazioni di precarietà, di esclusione e di violenza, alle quali sono esposti i nostri ragazzi. I giovani, frutto di molte delle decisioni prese nel passato, ci chiamano a farci carico insieme a loro del presente con maggior impegno e a lottare contro ciò che in ogni modo impedisce alla loro vita di svilupparsi con dignità. Essi ci chiedono ed esigono una dedizione creativa, una dinamica intelligente, entusiasta e piena di speranza, e che non li lasciamo soli nelle mani di tanti mercanti di morte che opprimono la loro vita e oscurano la loro visione.

Questa capacità di sognare insieme, che il Signore oggi regala a noi come Chiesa, esige – secondo quanto ci diceva San Paolo nella prima Lettura – di sviluppare tra di noi un atteggiamento ben preciso: «Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri» ( Fil 2,4). E nel contempo punta più in alto chiedendo che con umiltà consideriamo gli altri superiori a noi stessi (cfr v. 3). Con questo spirito cercheremo di metterci in ascolto gli uni degli altri per discernere insieme quello che il Signore sta chiedendo alla sua Chiesa. E questo esige da noi che stiamo attenti e badiamo bene che non prevalga la logica dell’autopreservazione e dell’autoreferenzialità, che finisce per far diventare importante ciò che è secondario e secondario ciò che è importante. L’amore per il Vangelo e per il popolo che ci è stato affidato ci chiede di allargare lo sguardo e non perdere di vista la missione alla quale ci chiama per puntare a un bene più grande che gioverà a tutti noi. Senza questo atteggiamento, tutti i nostri sforzi saranno vani.

Il dono dell’ascolto sincero, orante e il più possibile privo di pregiudizi e condizioni ci permetterà di entrare in comunione con le diverse situazioni che vive il Popolo di Dio. Ascoltare Dio, per ascoltare con Lui il grido della gente; ascoltare la gente, per respirare con essa la volontà a cui Dio ci chiama (cfr Discorso nella veglia di preghiera in preparazione al Sinodo sulla famiglia, 4 ottobre 2014). Questo atteggiamento ci difende dalla tentazione di cadere in posizioni eticistiche o elitarie, come pure dall’attrazione per ideologie astratte che non corrispondono mai alla realtà della nostra gente (cfr J.M. Bergoglio, Meditaciones para religiosos, 45-46). Fratelli, sorelle, poniamo questo tempo sotto la materna protezione della Vergine Maria. Che lei, donna dell’ascolto e della memoria, ci accompagni a riconoscere le tracce dello Spirito affinché con premura (cfr Lc 1,39), tra i sogni e speranze, accompagniamo e stimoliamo i nostri giovani perché non smettano di profetizzare.

Padri sinodali, molti di noi eravamo giovani o muovevamo i primi passi nella vita religiosa mentre terminava il Concilio Vaticano II. Ai giovani di allora venne indirizzato l’ultimo messaggio dei Padri conciliari. Ciò che abbiamo ascoltato da giovani ci farà bene ripassarlo di nuovo con il cuore ricordando le parole del poeta: «L’uo- mo mantenga quello che da bambino ha promesso » (F. Hölderlin). Così ci parlarono i Padri conciliari: «La Chiesa, durante quattro anni, ha lavorato per ringiovanire il proprio volto, per meglio corrispondere al disegno del proprio Fondatore, il grande Vivente, il Cristo eternamente giovane. E al termine di questa imponente “revisione di vita”, essa si volge a voi: è per voi giovani, per voi soprattutto, che essa con il suo Concilio ha acceso una luce, quella che rischiara l’avvenire, il vostro avvenire. La Chiesa è desiderosa che la società che voi vi accingete a costruire rispetti la dignità, la libertà, il diritto delle persone: e queste persone siete voi. […] Essa ha fiducia […] che voi saprete affermare la vostra fede nella vita e in quanto dà un senso alla vita: la certezza della esistenza di un Dio giusto e buono.

È a nome di questo Dio e del suo Figlio Gesù che noi vi esortiamo ad ampliare i vostri cuori secondo le dimensioni del mondo, ad intendere l’appello dei vostri fratelli, e a mettere arditamente le vostre giovani energie al loro servizio. Lottate contro ogni egoismo. Rifiutate di dare libero corso agli istinti della violenza e dell’odio, che generano le guerre e il loro triste corteo di miserie. Siate generosi, puri, rispettosi, sinceri. E costruite nell’entusiasmo un mondo migliore di quello attuale!» (Paolo VI, Messaggio ai giovani al termine del Concilio Vaticano II, 8 dicembre 1965).

Padri sinodali, la Chiesa vi guarda con fiducia e amore.

Francesco

© LIBRERIA EDITRICE VATICANA

Le nuove generazioni chiedono di condividere il loro presente e di «lottare contro ciò che impedisce all’esistenza di svilupparsi con dignità. Esigono una dedizione creativa, una dinamica intelligente, piena di speranza e di non essere lasciati nelle mani di tanti mercanti di morte che opprimono la loro vita e oscurano la loro visione»

 

Dalla Cina  GUO JINCAI Uno degli ex illegittimi

Tra i momenti più toccanti della giornata di ieri il saluto ai due vescovi della Cina continentale presenti al Sinodo. Si tratta di Giovanni Battista Yang Xiaoting e di Giuseppe Guo Jincai.

Quest’ultimo, 50 anni, nato a Chengde è segretario generale della Conferenza dei vescovi cinesi. Ordinato vescovo senza mandato pontificio è uno dei sette presuli (più uno defunto) riammessi dal Papa nella piena comunione ecclesiale alla firma del recente accordo provvisorio tra Santa Sede e Cina per le nomine episcopali.

YANG XAOTIN Gli studi in Italia e Usa

Giovanni Battista Yang Xiaoting, 54 anni, è sacerdote dal 1991. Ha studiato in Italia e negli Stati Uniti.

Per la precisione nel 1999 ha ottenuto il dottorato (il primo sacerdote cinese a poterlo fare in un ateneo pontificio dagli anni ’70 in poi) in Sacra Scrittura presso l’Università Urbaniana mentre tre anni più tardi ha conseguiro la licenza in sociologia negli Usa.

Nominato da Benedetto XVI coadiutore di Yan’an nel 2006, ha insegnato nel Seminario di Xi’an dal 2002 fino alla consacrazione episcopale, ricevuta il 15 luglio 2010 con il mandato pontificio e il riconoscimento del governo.

 

Il Pontefice riprende il “Messaggio ai giovani” del Vaticano II 

L’8 dicembre 1965, alla chiusura del Vaticano II, Paolo VI consegnava i messaggi del Concilio al mondo. In particolare, come noto, erano indirizzati ad alcune categorie ben individuate: ai governanti, agli intellettuali, agli artisti, alle donne, ai lavoratori, ai poveri e agli ammalati e, infine, ai giovani. Proprio quest’ultimo testo è stati citato ieri mattina dal Papa durante l’omelia della Messa di apertura del Sinodo.

«La Chiesa – recita il testo conciliare – è desiderosa che la società che voi vi accingete a costruire rispetti la dignità, la libertà, il diritto delle persone: e queste persone siete voi». «Ed è in nome di Dio e di suo Figlio Gesù – continua – che noi vi esortiamo ad ampliare i vostri cuori secondo le dimensioni del mondo, ad intendere l’appello dei vostri fratelli, ed a mettere arditamente le vostre giovani energie al loro servizio. Lottate contro ogni egoismo. Rifiutate, di dar libero corso agli istinti della violenza e dell’odio, che generano le guerre e il loro triste corteo di miserie. Siate: generosi, puri, rispettosi, sinceri. E costruite nell’entusiasmo un mondo migliore di quello attuale!». «La Chiesa – conclude il messaggio rivolgendosi direttamente ai giovami – vi guarda con fiducia e con amore. Ricca di un lungo passato sempre in essa vivente, e camminando verso la perfezione umana nel tempo e verso i destini ultimi della storia e della vita, essa è la vera giovinezza del mondo. Essa possiede ciò che fa la forza o la bellezza dei giovani: la capacità di rallegrarsi per ciò che comincia, di darsi senza ritorno, di rinnovarsi e di ripartire per nuove conquiste. Guardatela, e voi ritroverete in essa il volto di Cristo, il vero eroe, umile e saggio, il profeta della verità e dell’amore, il compagno e l’amico dei giovani. Ed è appunto in nome di Cristo che noi vi salutiamo, che noi vi esortiamo, che noi vi benediciamo».

 

L’itinerario.

Due anni di preparazione Al centro l’importanza dell’ascolto

Dall’indizione alla Riunione presinodale del marzo scorso

MATTEO LIUT

Il 6 ottobre 2016 era passato un anno dalla XIV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, che aveva messo al centro il tema “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”. Il confronto si era sviluppato di fatto su due assemblee (quella ordinaria del 2015 era stata preceduta da una straordinaria nel 2014 sullo stesso tema) e aveva portato il 19 marzo 2016 alla firma da parte di papa Francesco dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia.

Sette mesi più tardi (il 6 ottobre, appunto) veniva diffuso un comunicato in cui si annunciava la XV Assemblea generale ordinaria sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

In due anni di preparazione tutti gli sforzi messi in campo dalla Segreteria del Sinodo dei vescovi hanno avuto un obiettivo ben preciso: aiutare la Chiesa di tutto il mondo a continuare ad accompagnare le nuove generazioni nel loro cammino esistenziale. Per orientarsi verso questo orizzonte la chiave è quella dell’ascolto, come sottolineò papa Francesco nella lettera indirizzata ai giovani in occasione della diffusione del Documento preparatorio il 13 gennaio 2017. «La Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori», scriveva il Papa, invitando le nuove generazioni a «intraprendere un itinerario di discernimento per scoprire il progetto di Dio» sulla loro vita.

Il Documento preparatorio, secondo le norme, venne inviato a tutte le Conferenze episcopali, alle Chiese cattoliche orientali, ai dicasteri della Curia Romana e all’Unione dei superiori generali. A tutti veniva chiesto di descrivere «le condizioni dei giovani nei variegati contesti in cui essi vivono». Al termine del documento c’era un questionario, composto da tre domande per ogni continente. Da quel momento si moltiplicarono le iniziative locali di ascolto della realtà giovanile. Un movimento globale che poi è stato riassunto nelle risposte giunte alla Segreteria del Sinodo dagli episcopati di tutto il mondo. In contemporanea fu lanciato sul web un questionario aperto a tutti i giovani che in sei mesi raccolse decine di migliaia di risposte.

Dall’11 al 15 settembre 2017 a Roma si tenne un seminario internazionale sulla situazione giovanile al quale presero parte esperti da tutto il mondo alla presenza anche di un gruppo di giovani. «Ai giovani dobbiamo rivolgerci non solo perché ci aiutino a capire “come” annunciare il messaggio cristiano oggi, ma anche per comprendere meglio “cosa” il Signore Gesù chiede oggi alla sua Chiesa», disse allora il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo, chiudendo il seminario.

In quei mesi si capì che la richiesta di papa Francesco ai giovani di farsi sentire era stata recepita: emerse la necessità di creare uno spazio “ufficiale” per permettere di raccogliere la voce dei giovani e farla giungere ai padri sinodali. Si pensò quindi di organizzare una Riunione presinodale che lo scorso marzo (dal 19 al 24) ha visto arrivare a Roma 300 giovani da tutto il mondo, oltre ad altri 15 mila che hanno preso parte alla discussione attraverso gruppi di lavoro sui social network.

Ciascuna di queste tappe fondamentali (questionario ai vescovi, domande online, seminario internazionale, Riunione presinodale) ha prodotto documenti scritti che sono stati inoltrati alla Segreteria del Sinodo, dove sono giunti anche contributi diretti inviati da giovani o da gruppi, o da movimenti. Queste cinque fonti, infine, sono alla base dell’Instru-mentum laboris, che è stato presentato lo scorso 19 giugno e che in 214 paragrafi raccoglie i temi attorno ai quali saranno chiamati a confrontarsi i padri sinodali.

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Sin dal suo avvio il cammino verso l’assemblea apertasi ieri è stato caratterizzato dai contributi diretti delle nuove generazioni: singoli, gruppi e movimenti giovanili. Confluiti nell’Instrumentum laboris

 

Il fatto. Nel discorso con cui ha aperto i lavori sinodali il Pontefice è tornato a condannare il clericalismo «perversione e radice di tanti mali della Chiesa»

«Le critiche oneste aiutano No a stereotipi e pregiudizi»

Il Papa sollecita i Padri sinodali a parlare con coraggio L’invito: ogni cinque interventi tre minuti di silenzio

STEFANIA FALASCA   ROMA

«Impegniamoci dunque… a far uscire da questo Sinodo non solo un documento – che generalmente viene letto da pochi e criticato da molti – ma soprattutto propositi pastorali concreti». Così papa Francesco ha aperto ieri pomeriggio in Vaticano la prima Congregazione generale della venticinquesima Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sui “giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Davanti ai 267 padri sinodali che termineranno i lavori il prossimo 28 ottobre, il Papa ha ringraziato prima di tutto i giovani «per aver voluto scommettere che vale la pena di sentirsi parte della Chiesa o di entrare in dialogo con essa ». Che vale la pena averla «come madre, come maestra, come casa, come famiglia, capace, nonostante le debolezze umane e le difficoltà, di brillare e trasmettere l’intramontabile messaggio di Cristo» e la «nostra responsabilità qui al Sinodo – ha detto – è di non smentirli, anzi, di dimostrare che hanno ragione a scommettere». Ricordare ai presenti cosa è e come si può svolgere il Sinodo è stato poi il centro del discorso del Papa. Primo: è «vivere un momento di condivisione », dove «al coraggio del parlare deve corrispondere l’umiltà dell’ascoltare ». Il Sinodo «dev’essere un esercizio di dialogo, anzitutto tra quanti vi partecipano », ha quindi specificato Francesco, nel quale è necessario «accogliere e comprendere gli altri» e anche «cambiare le nostre convinzioni e posizioni», segno questo, per il Papa, «di grande maturità umana e spirituale». Non ha poi mancato di sottolineare perché sia di fondamentale importanza che il Sinodo sia «un esercizio ecclesiale di discernimento » nella franchezza del parlare e nell’apertura ad ascoltare, come metodo e obiettivo. «Il discernimento – ha affermato – non è uno slogan pubblicitario, non è una tecnica organizzativa, e neppure una moda di questo pontificato, ma un atteggiamento interiore che si radica in un atto di fede». Perché «si fonda sulla convinzione che Dio è all’opera nella storia del mondo, negli eventi della vita, nelle persone che incontro e che mi parlano. Per questo siamo chiamati a metterci in ascolto di ciò che lo Spirito ci suggerisce, con modalità e in direzioni spesso imprevedibili». Se perciò l’attenzione all’interiorità è la «chiave per compiere il percorso del riconoscere, interpretare e scegliere» il Papa ha anche disposto che durante i lavori ogni cinque interventi si osservi un momento di silenzio, di «circa tre minuti». E se si vuole essere segno di una Chiesa «in ascolto e in cammino », l’atteggiamento di ascolto non potrà però limitarsi alle parole che si scambieranno nei lavori sinodali. La preparazione a questo momento «ha evidenziato una Chiesa “in debito di ascolto” – ha detto Francesco – anche nei confronti dei giovani, che spesso dalla Chiesa si sentono non compresi nella loro originalità e quindi non accolti per quello che sono veramente, e talvolta persino respinti ». Pertanto questo Sinodo «ha l’opportunità, il compito e il dovere di essere segno della Chiesa che si mette davvero in ascolto, che si lascia interpellare dalle istanze di coloro che incontra, che non ha sempre una risposta preconfezionata già pronta». Arrivare a questo fine significa «uscire da pregiudizi e stereotipi nei confronti del mondo giovanile» e smetterla di «scaricarli, chiuderli in riserve isolate oppure snobbarli», questo «è indice di un cedimento alla mentalità del mondo che sta divorando le nostre case dall’interno », dove «trascurare il tesoro di esperienze che ogni generazione eredita e trasmette all’altra è un atto di autodistruzione ». Per il Papa occorre quindi, da una parte, superare con decisione la piaga del clericalismo, «perversione e radice di tanti mali nella Chiesa di cui dobbiamo chiedere perdono»: perché l’ascolto e l’uscita dagli stereotipi sono anche un potente antidoto contro il rischio del clericalismo, a cui un’assemblea come questa è inevitabilmente esposta, al di là delle intenzioni di ciascuno. Dal-l’altra parte occorre però, «curare il virus dell’autosufficienza». E se «generare speranza, creare un immaginario positivo che illumini le menti e ispiri ai giovani la visione di un futuro ricolmo della gioia del Vangelo» è il fine, per il Papa bisogna «non lasciarsi tentare dalle “profezie di sventura”, non spendere energie per ‘contabilizzare fallimenti e rinfacciare amarezze» ma «tenere fisso lo sguardo sul bene che spesso non fa rumore, non è tema dei blog né arriva sulle prime pagine », e neppure spaventarsi infine «davanti alle ferite della carne di Cristo, sempre inferte dal peccato e non di rado dai figli della Chiesa».

Come l’Assemblea possa essere “memoria” evangelica che «non si lascia soffocare e schiacciare dai profeti di calamità e di sventura né dai nostri limiti, errori e peccati» papa Francesco lo ha ribadito anche ieri mattina durante l’omelia della Messa in piazza San Pietro per l’inizio del Sinodo – conclusasi ricordando il “Messaggio ai giovani” con il quale si concluse il Concilio Vaticano II – e facendo appello affinché i lavori siano caratterizzati da un atteggiamento di «ascolto sincero», per «guardare direttamente il volto dei giovani e le situazioni in cui si trovano» e non lasciarli «nelle mani di tanti mercanti di morte che opprimono la loro vita e oscurano la loro visione». Ieri mattina, prima dell’inizio della Messa, Francesco ha salutato personalmente anche un gruppo di pellegrini di origine cinese e vietnamita presenti a Roma in occasione dei novant’anni di missione al servizio del popolo cinese. Nel corso della Messa il Papa ha dato il benvenuto a due vescovi cinesi, Giovanni Battista Yang Xaoting e Giuseppe Guo Zincai, giunti a Roma in seguito al recente accordo tra la Santa Sede e Pechino sulle nomine episcopali. Tra gli applausi dei fedeli, con la voce rotta dall’emozione, così li ha salutati: «Oggi, per la prima volta, sono qui con noi anche due confratelli vescovi dalla Cina continentale, diamo loro il nostro caloroso benvenuto. La comunione dell’intero episcopato con il successore di Pietro è ora ancora più visibile grazie alla loro presenza».

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Il grazie ai giovani per aver scommesso che «vale la pena sentirsi parte della Chiesa» averla «come madre, maestra, casa, famiglia» capace pur tra debolezze umane e difficoltà di trasmettere il messaggio di Gesù

 

Baldisseri: più di 100mila ragazzi coinvolti. Il record in Uganda

 Entra anche il web nel Sinodo dei vescovi dedicato ai ragazzi. «Si tratta di uno spazio importante di ascolto dei giovani attraverso il sito internet www.synod2018.va che è stato aperto il 14 giugno 2017, allo scopo di coinvolgere i giovani di tutto il mondo nel cammino sinodale e di mostrare loro che sono in qualche modo protagonisti», ha spiegato ieri il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo, nella relazione di apertura dei lavori. Nel sito è stato inserito un Questionario online. Ed «è stato accolto dai giovani in maniera favorevole», ha detto Baldisseri. Per interagire ancor più con loro sono stati aperti tre profili Facebook, Twitter, Instagram sotto il nome Synod2018. «Un’esperienza vincente che permette di poterla utilizzare con modalità differenti, – conservata la confidenzialità anche nei prossimi lavori sinodali», ha aggiunto il porparato. Baldisseri ha reso noti i numeri del Questionario online è stato chiuso lo scorso dicembre. «In sei mesi ha avuto circa 221mila contatti. E sono stati 100.500 i giovani che hanno risposto a tutte le domande proposte: 58.000 ragazze e 42.500 ragazzi». Quasi 51mila, che corrispondono al 50,6% dei questionari completati, sono di ragazzi fra i 16 e i 19 anni, «a dimostrazione che proprio i più giovani si sono rivelati maggiormente sensibili all’iniziativa». Il Paese da cui è giunto il maggior numero di risposte è l’Uganda, con più di 16mila.

 

Le nuove frontiere.

Protagonisti anche con i social, «via» di dialogo 

L’attenzione alle reti sociali, novità che segna le assise Nella Riunione presinodale idee e contributi dei ragazzi giunti anche grazie a Facebook. In campo “Avvenire” con i suoi canali digitali

Per un Sinodo che vuole essere «dei» giovani e non solo «sui» giovani era impossibile ignorare uno degli strumenti di espressione oggi più presenti nella vita dei giovani: i social network. Ed è stato proprio l’ingresso di una rete sociale digitale nel percorso di preparazione che ha segnato la più evidente delle novità di questa Assemblea sinodale.

Nella seconda metà dell’anno scorso la Segreteria del Sinodo aveva già lanciato online un questionario aperto a tutti, ma in occasione della Riunione presinodale che si è tenuta a Roma dal 19 al 24 marzo scorsi si è fatto un passo in più. Accanto ai 315 giovani provenienti da tutto il mondo, infatti, ai lavori hanno partecipato altri 15mila giovani attraverso Facebook. E non si è trattato solo di poter seguire i lavori in diretta streaming, ma di poter contribuire concretamente e in diretta alla discussione. I gruppi di lavoro, infatti, sono stati organizzati in sei aree linguistiche: per ognuna delle aree uno dei gruppi era quello creato per l’occasione su Facebook.

Nelle settimane precedenti all’evento era possibile iscriversi online inviando, ovviamente dalla pagina Facebook del gruppo, la richiesta ai moderatori, i quali vagliavano le adesione a le accettavano (il criterio base era soprattutto l’età, che doveva essere tra i 16 e i 29 anni). Alcuni giorni prima della Riunione, poi, agli iscritti è stata data la possibilità di inviare i propri contributi seguendo alcune regole di base. Nei giorni della Riunione, poi, i moderatori hanno continuato a raccogliere i commenti inviati dai partecipanti ai gruppi, sintetizzandoli poi un testo che è confluito nel documento finale, frutto del lavoro dei 20 gruppi linguistici “offline” e dei 6 gruppi online.

Al termine la sensazione espressa dai partecipanti è che la Riunione, oltre a fornire contenuti preziosi per la riflessione sinodale, è stata un vero e proprio «laboratorio di metodo» destinato a diventare un modello anche per altri momenti della vita ecclesiale. Per la prima volta, insomma, si è sperimentato in concreto l’unione tra il concetto di «condivisione», caro alla cultura digitale, e quello di «collegialità», che appartiene da sempre alla tradizione della Chiesa. Un’esperienza che ha trovato posto, poi, nell’Instrumentum laboris sottoposto in questi giorni ai padri sinodali.

E in questo prezioso percorso attraverso i canali della comunicazione digitale assieme ai giovani anche

Avvenire è presente, con diverse iniziative. Tra le altre, ad esempio, è ancora attiva la possibilità di attivare un abbonamento gratuito di un anno alla versione digitale del quotidiano per tutti i giovani fino ai 30 anni. Per aderire all’offerta basta inviare un messaggio di posta elettronica all’indirizzo giovani@avvenire.it chiedendone l’attivazione. Si riceverà in risposta un link e un codice personale per avere l’abbonamento in omaggio.

Matteo Liut

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