Educazione alla cittadinanza La sfida lanciata dai Comuni È partita la campagna sulla proposta di legge che introduce la nuova materia nelle scuole italiane AVV 28.9.18

Educazione alla cittadinanza La sfida lanciata dai Comuni

È partita la campagna sulla proposta di legge che introduce la nuova materia nelle scuole italiane

FULVIO FULVI

 

Un’ora alla settimana di “educazione alla cittadinanza” nelle scuole italiane di ogni ordine e grado. Esiste l’esigenza di introdurre una nuova materia curricolare per combattere ed impedire in futuro azioni sconsiderate a dispregio del patrimonio pubblico, come imbrattare i muri o sporcare le strade, ma anche per far conoscere alle giovani generazioni i diritti e i doveri del cittadino alla luce delle norme vigenti e della Costituzione repubblicana.

La proposta di legge, di iniziativa popolare, sollecitata all’inizio dell’anno dal sindaco di Firenze, Dario Nardella, arriva dall’Anci (Associazione nazionale dei Comuni d’Italia) che ha avviato una campagna di promozione finalizzata alla raccolta di firme anche attraverso banchetti e gazebo allestiti, in date stabilite di volta in volta dalle amministrazioni locali, nelle piazze delle città, grandi e piccole, che decidono di aderire. Ai cittadini sarà distribuito materiale informativo sul testo del progetto di legge che una delegazione di amministratori locali ha depositato in Corte di Cassazione lo scorso 14 giugno, come previsto dall’articolo 71 della Carta costituzionale. Per raggiungere le 50mila firme necessarie a trasmettere il testo al Parlamento, chiamato a discuterlo ed eventualmente approvarlo, c’è tempo fino al 5 gennaio.

L’obiettivo della proposta legislativa (33 ore l’anno di lezione in ogni scuola, con docenti appositamente preparati) è formare una coscienza civica che conduca a una maggiore consapevolezza, e al rispetto del bene comune puntando sull’educazione dei giovani alla legalità, all’ambiente, all’alimentazione e al digitale.

Per approfondire le tematiche legate al rapporto tra “Cittadinanza e Costituzione”, oggi a Firenze si svolge la seconda giornata di un seminario nazionale organizzato dal Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) con esperti del settore, tra cui circa 150 insegnanti e presidi del primo ciclo. Presente lo stesso ministro Marco Bussetti. Tra gli argomenti in discussione (si tratta di convegni che si terranno nella sala conferenze del Grand Hotel Mediterraneo, sul Lungarno del Tempio), la scuola e la solidarietà sociale con un confronto tra percorsi ed esperienze didattiche e di servizio alla comunità già avviate nel territorio nazionale. A conclusione del seminario, un incontro su “Cittadinanza e diversità” nel quale si affronteranno le questioni relative alla conoscenza, al rispetto e alla valorizzazione delle diversità nel loro contributo alla costruzione della convivenza a scuola e nel contesto sociale. Perché il tema dell’inclusione non può essere trascurato, anzi diventa oggi essenziale.

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L’iniziativa dell’Anci: un’ora alla settimana per insegnare ai ragazzi le responsabilità del vivere civile. A Firenze un seminario del Miur

 

 

L’intervento

Ora se ne parli davvero È in gioco il bene comune

LUCIANO CORRADINI

 

Fra i problemi sollevati dalle ricerche di Tuttoscuola sull’abbandono scolastico e quelli di più vasto raggio resi noti dall’Ocse e da Treellle con lo ‘Sguardo sull’educazione 2018’, e i problemi economici, finanziari e politici del nostro Paese, ormai lanciato in una campagna epocale per le prossime elezioni europee, si rischia di non percepire la rilevanza e l’opportunità di un’iniziativa finora passata sotto silenzio. Non è probabile che i cittadini italiani, anche i più sensibili sul piano sociale e i più attenti alle sorti della democrazia e della scuola italiana, vadano di loro iniziativa sul sito dell’Anci, Associazione nazionale Comuni italiani. Quei pochi che l’hanno fatto hanno potuto leggere una notizia che è anche un messaggio e un invito di straordinaria importanza. L’Anci, con decisione unanime, ha promosso, con tutti i crismi della legge, di cui dà notizia la Gazzetta Ufficiale, fra i cittadini italiani, una raccolta di firme a sostegno di una legge di iniziativa popolare finalizzata a far introdurre l’educazione alla cittadinanza come disciplina autonoma nelle scuole di ogni ordine e grado. Nel sito ci sono, da luglio, tutte le informazioni utili a capire perché, su che cosa, come, dove, quando i cittadini italiani siano messi in grado di esercitare «l’iniziativa delle leggi mediante la proposta da parte di almeno 50mila elettori di un progetto redatto in articoli» (art. 71 Cost). Peccato che altrettanta chiarezza non si trovi in merito nei siti dei singoli Comuni e che stampa e media non ne parlino.

Forse perché non si tratta di una competizione elettorale contro qualcuno, ma di un’iniziativa di tutti i Comuni per il bene comune di tutti i cittadini e in particolare dei ragazzi? Forse perché non si ha fiducia nell’attenzione del Parlamento e del Governo alle proposte di legge di iniziativa popolare? O perché si pensa che l’educazione alla cittadinanza si faccia già ‘trasversalmente’ nella scuola, o che questa sia un’assoluta novità, un altro carico posto su una scuola già caricata da tante ‘educazioni’? Ma si è certi che le cose stiano in questo modo, prima d’aver letto le motivazioni e gli articoli di questa proposta? Di fatto con questa iniziativa si cerca di raschiare il fondo del barile della democrazia italiana, appellandosi tutti insieme alla ‘base’ da un lato e al supremo potere legislativo dall’altro. Che c’entrano i sindaci con la Costituzione e con l’educazione civica nella scuola?

In questo 70esimo compleanno della Carta, l’ex ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, ha mandato pacchi di copie destinate a tutti gli studenti italiani, affidandosi alla buona volontà di docenti, studenti e genitori. Non so quanti di loro abbiano letto la XVIII e ultima disposizione transitoria e finale, che afferma: ‘Il testo della Costituzione è depositato nella sala comunale di ciascun Comune della Repubblica, per rimanervi esposto durante tutto l’anno 1948, affinché ogni cittadino possa prenderne cognizione’. Qualche sindaco, che forse nel 1948 non era ancora nato, mettendo la fascia tricolore, guardando quello che succede nei comportamenti e nelle conoscenze dei giovani, e non solo, e notando che, nonostante qualche buona legge tuttora vigente, docenti e studenti di fatto per lo più si esimono, senza che nulla succeda, dal leggere, dallo studiare la Costituzione e le norme generali ad essa collegate e dall’utilizzarla come ‘cassetta degli attrezzi’, per capire qualcosa del nostro mondo e per concorrere a migliorarlo, si sarà posto questa domanda. Perché non provare a chiedere al Parlamento di trovare «adeguato spazio nel quadro didattico della scuola di ogni ordine e grado», come sta scritto nell’odg Moro e altri, approvato all’unanimità, con prolungati applausi, nell’Assemblea Costituente, l’11 dicembre 1947? E perché il decreto di Aldo Moro del 1958, i successivi programmi, sperimentazioni, leggi, tra cui la 169/2008 dedicata a ‘Cittadinanza e Costituzione’, sono stati in complesso così poco amati e praticati? La proposta dell’Anci offre un’opportunità per ritentare per l’ennesima volta, con persone nuove e antiche, di comporre un puzzle dotato delle splendide tessere di un mosaico per lo più ignorato nella sua bellezza e nel suo valore. Se e quando il Parlamento approverà il testo firmato da almeno 50mila cittadini italiani, il ministro avrà sei mesi di tempo per trovare la soluzione ordinamentale ritenuta migliore. Non è un referendum pro o contro un personaggio o un partito po-litico, ma un libero atto ‘sovrano’ che si propone di impegnare lo Stato a dare ai ragazzi un nutrimento sano, il meglio che ci abbiano consegnato i nostri bisnonni dopo il disastro della guerra.

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Non è un referendum pro o contro, ma un libero atto ‘sovrano’ che si propone di impegnare lo Stato a dare ai ragazzi un nutrimento sano

 

 

«Torniamo a insegnare i valori veri»

Il primo cittadino di Firenze, Nardella: ripartire dalla Costituzione

LUCIA BELLASPIGA

«È un’idea che è nata direttamente dai miei quattro anni di esperienza a Firenze: mi sono reso conto che in una comunità il lavoro di un sindaco, anche del più volenteroso, non può da solo cambiare la qualità della vita collettiva, se dietro non c’è l’impegno di tutti i cittadini». Dario Nardella, primo cittadino di Firenze dal 2014, ha lanciato all’inizio dell’anno la campagna per la proposta di legge di iniziativa popolare che mira a ‘resuscitare’ nelle scuole italiane l’ora di educazione alla cittadinanza. Una proposta che ha presto suscitato il consenso di molti altri sindaci e l’alleanza dell’Anci. «A Firenze abbiamo già raccolto 3mila firme, vogliamo arrivare almeno a 5mila per raggiungere il 10 per cento delle 50mila necessarie a livello nazionale. Ce la faremo di certo, il tema è molto sentito».

Insomma, è come sindaco che si è accorto di quanto assurdo sia stato eliminare dalla scuola una materia così fondamentale?

Le assicuro che le sanzioni non servono a convincere i cittadini che le carte non si buttano per terra, che i monumenti non si imbrattano, che è giusto parcheggiare dentro gli spazi e gettare i rifiuti nei cestini. Solo ripartendo dall’inizio si migliora in modo profondo e strutturale la nostra società. Inoltre, vediamo come nelle nostre scuole si moltiplichino i casi di bullismo e inciviltà, azioni che noi puniamo, senza chiederci però chi oggi davvero dà ai ragazzi i valori della Costituzione e insegna loro come ci si deve comportare.

Un tema che la coinvolge anche come padre?

Ho tre figli di 10, 7 e 4 anni, che mi mettono davanti ogni giorno il tema delle regole. Se non apprendono fin da piccoli il senso del limite, vivranno con difficoltà la loro crescita. L’educazione civica è anche un aiuto alle famiglie: si sta sfilacciando quel rapporto virtuoso tra scuola, famiglia e istituzione, che un tempo era forte, e questo progetto può tornare a cementarlo.

Ma com’è stato possibile ridurre una disciplina così importante ai minimi termini? Con quale raziocinio si è arrivati a questo?

Fu Aldo Moro nel 1958, esattamente 60 anni fa, come ministro della Pubblica istruzione a introdurre nelle scuole di ogni ordine e grado questa materia, che però fu poi lentamente smantellata da una serie di riforme dagli anni ’70 in poi. Non che oggi sia sparita del tutto, alcuni docenti mi hanno fatto notare che esiste un’ora a settimana di ‘Educazione alla cittadinanza’, ma è necessario che sia una materia obbligatoria e valutata con tanto di voti. Questo le conferisce un valore concreto, anche agli occhi dei genitori…

Che altrimenti la sottovaluterebbero, dicendo che ‘tanto non fa media’…

Funziona proprio così. Creare i cittadini del futuro è una disciplina prioritaria, che va studiata seriamente, come vengono studiati e valutati la matematica o l’italiano.

Inoltre l’odierna ora di ‘Cittadinanza’ comprende educazione ambientale, stradale, sanitaria, persino alimentare… Troppo per un’ora sola alla settimana, che rischia di diventare niente.

È ovvio che l’educazione civica di oggi non possa più essere la materia di 60 anni fa e debba, nell’ambito dell’autonomia scolastica, toccare molti ambiti in modo flessibile, ma la responsabilità del cittadino deve restare la priorità. Quest’anno si celebra il 40esimo anniversario dell’assassinio di Moro, credo che rivalutare l’educazione civica da lui stesso inserita nel curriculum degli studenti sia il modo più concreto per onorare la sua memoria.

Forse però se ne parla poco, altrimenti le 50mila firme necessarie per una legge di iniziativa popolare sarebbero già state raggiunte da un pezzo.

Ovunque ci sia un banchetto in una piazza, la gente firma molto volentieri, e noi come Anci lanceremo presto una serie di giornate clou per sensibilizzare gli italiani, ma è importante sapere che tutti possono recarsi nel proprio municipio e firmare lì il modulo. Pensi che ho fatto firmare l’intera nazionale di pallavolo impegnata nei Mondiali, anche Ivan Zaytsev!

Anche il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ora ha lanciato la sua stessa proposta.

Mi chiedo che coerenza ci sia in chi ad agosto fa approvare un decreto legislativo che innalza a venti il numero di armi che un individuo può possedere e poi parla di educazione civica. In un Paese democratico l’unica arma è la cultura, il civismo… ma sono pragmatico e dico: se il governo vuole far propria la nostra idea va bene, basta ottenere il risultato.

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Ha lanciato per primo la campagna nelle piazze.

«Il tema è molto sentito, raggiungeremo di certo le 50mila firme necessarie a livello nazionale»

 

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