La piaga del cybercrimine e la Nazionale che lo combatte AVV 21.9.18

La piaga del cybercrimine e la Nazionale che lo combatte

 

Al cinema i «pirati informatici» indossano tutti una felpa, con il cappuccio calato sulla testa in modo che copra buona parte del volto. Vivono in luoghi bui e se non sono psicopatici poco ci manca.

Quello del cybercrimine, però, è tutt’altro che un film. Secondo il rapporto Evil Internet Minute 2.0, redatto dalla società di sicurezza informatica americana RiskIQ, ogni minuto nel mondo viene perso oltre 1 milione di dollari a causa del crimine informatico (la cifra esatta è 1 milione 138 mila 888 dollari). Si tratta di oltre 581 miliardi di dollari all’anno, 180 dei quali persi da privati cittadini. Ma non è l’unica brutta notizia: il fenomeno infatti in sei anni è cresciuto del 240%.

Sempre secondo RiskIQ, ogni 60 secondi 1.861 persone nel mondo sono colpite da attacchi e truffe informatiche. Ce n’è per tutti i gusti: dagli annunci pubblicitari fake ai siti creati per truffare i visitatori sino ai programmi «malevoli» che rubano informazioni sensibili, alle e-mail truffa (tra le più gettonate ci sono quelle che chiedono di inserire in una casella la password della propria carta di credito o quelle che invitano le aziende a pagare una determinata fattura ad un nuovo numero di conto corrente).

Anche in Italia non ce la passiamo benissimo. Stando ai dati di Fastweb, che partecipa ogni anno al rapporto Clusit (l’associazione italiana per la sicurezza informatica), ogni cinque minuti un utente italiano viene colpito da un «evento cybercrime». Nel 2016, il nostro Paese ha subito danni per quasi 10 miliardi di euro. Soltanto nelle ultime ore, la Polizia postale, ha dovuto rincuorare migliaia di cittadini disperati ai quali era arrivata una mail che li informava che il loro account era stato hackerato attraverso un virus che li aveva infettati mentre visitavano siti porno. Poi la minaccia: «o versi la somma di denaro richiesta in criptovaluta o altrimenti tutti sapranno che visiti siti per adulti o addirittura pedopornografici ».

Una truffa bella e buona. Che gira da tempo. E che, mandando nel panico molti utenti (nessuno mi crederà se dico che non è vero e che non ho fatto niente di simi-le), ha colpito migliaia di persone.

Che esistano i delinquenti e che con l’aumento della presenza del digitale nelle nostre vite, aumentino i loro profitti è una triste realtà che più o meno tutti conoscono. Così come dovremmo tutti sapere che una larga fetta dei cybercrimini si nutre della nostra scarsa conoscenza del digitale e della nostra distrazione. Siamo infatti spesso così pigri e distratti da non riflettere abbastanza su certi «inviti» o «minacce» che ci arrivano, per non parlare del fatto che usiamo quasi sempre la stessa password per tutti i servizi e troppo spesso la leghiamo alla nostra età di nascita o a quella dei nostri familiari, rendendola così molto facile da scoprire.

Se i criminali digitali prosperano, anche chi li combatte sta affilando le armi. Innanzitutto perché è un business. In seconda istanza perché un Paese civile ha il dovere di combattere qualunque criminalità e di far crescere anche la consapevolezza dei cittadini per contrastarla.

Due sono le iniziative particolarmente felici che vi voglio segnalare. A giorni sarà inaugurato a Pisa il primo Centro italiano anti hacker. Il nome esatto è Centro di competenze sulla cybersecutiry. È nato in pochi mesi, a tempo di record per l’Italia, dopo un protocollo firmato a febbraio tra Regione Toscana, Università di Firenze, Pisa, Siena, Cnr e Imt di Lucca. Il progetto sarà presentato ufficialmente all’Internet festival di Pisa e punta a essere il capofila di altri centri simili in tutta Italia.

Se invece avete un figlio o un nipote tra i 16 e i 22 anni che ama l’informatica, ditegli di visitare il sito cyberChallenge.it. Si tratta del primo programma italiano di addestramento gratuito alla cybersecurity «per giovani di talento delle scuole superiori e delle università». Per entrare serve un test di ammissione. Gli unici requisiti richiesti sono «eccellenti capacità di logica e di programmazione in linguaggio C e facilità di lettura/ascolto in inglese». Le iscrizioni si apriranno a dicembre. A giugno, poi, i ragazzi parteciperanno all’European Cybersecurity Challenge, la sfida europea sulla sicurezza informatica. L’idea che esista anche una Nazionale italiana Cyber composta da nostri ragazzi che gareggia per difendere l’Italia e i suoi cittadini dai cybercriminali è una di quelle cose che fa ben sperare per il nostro futuro.

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vite digitali

di Gigio Rancilio

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