DIBATTITO – LE RAGIONI DI UNA PRESENZA UNITARIA AL SERVIZIO DEL PAESE Un percorso comune per i cattolici AVV 21.9.18

DIBATTITO

LE RAGIONI DI UNA PRESENZA UNITARIA AL SERVIZIO DEL PAESE

Un percorso comune per i cattolici

 

Oggi è necessario un impegno con stile degasperiano

IL CORAGGIO DI UNA POLITICA CHE GUARDI LONTANO

Caro direttore, lei ha scritto che in assenza di un Alcide De Gasperi ci si potrebbe accontentare se «coloro che, a parole, si richiamano ai valori, alle scelte e allo stile degasperiano fossero conseguenti nei fatti», esortando almeno a cominciare a perseguire questa basilare coerenza.

Prospettiva non semplice se già Luigi Einaudi commentava che «la maggior parte delle parole comunemente adoperate da uomini politici sono soprattutto notabili per mancanza di contenuti». Eppure, è utile una riflessione sulle condizioni attuali e su quelle in cui De Gasperi si trovò ad operare per risollevare le sorti d’Italia dopo la terribile Seconda guerra mondiale. Il popolo chiamato a concorrere alla rinascita del Paese era animato da speranze e forte di energie giovani. Invece «a partire dagli anni 70 – avverte lo storico Philippe Jenkins – le società europee sono diventate sempre meno fertili e nello stesso periodo l’età media si è alzata anche grazie ai progressi della medicina: oggi 1/3 degli italiani ha più di 55 anni mentre in Nigeria la stessa quota non va oltre il 7 per cento».

Ai tempi di De Gasperi per le strade erano numerose le carrozzine con bambini, oggi assai rare, mentre si sono infittite le carrozzelle che trasportano persone anziane e invalide. I cattolici convergevano unitariamente nel partito della Democrazia Cristiana, animato da personaggi competenti, motivati e per lo più integerrimi. L’attivismo politico volontario e disinteressato era robusto ed efficiente.

Nel tempo sono emersi purtroppo segni di deterioramento fino allo scoppio di Tangentopoli, in ordine alla quale il filosofo Pietro Prini invitava i cattolici italiani a un severo mea culpa perché «nella crisi della nostra classe politica noi cattolici siamo tutti responsabili. Fra le diverse forme di cattolicesimo contemporaneo, quella dei nostri intellettuali, dei nostri giornalisti e dei nostri moralisti, tranne poche eccezioni, è forse la meno disposta ad assumersi le grane di un dissenso aperto e coraggioso».

‘Avvenire’ sta intensificando l’attenzione all’impegno dei cattolici in politica proprio perché oggi esso, alla luce della Dottrina sociale cristiana, è assai problematico sia per l’attuale dispersione della loro presenza sia per l’assenza sulla scena di personalità autenticamente dotate del necessario carisma sia per il crescere anche nell’elettorato italiano e cattolico di una ‘rabbia’ che si traduce, come ha scritto su queste pagine Leonardo Becchetti, in polemica frontale persino con i ‘competenti’ e in un’attitudine di (s)governo conseguente. Esistono istituzioni, organizzazioni e meccanismi che fungono da ammortizzatori, ma fino a quando potranno reggere? Rabbia, amarezza, risentimento personale non risolvono i problemi del Paese. Ma se la ‘rabbia’ c’è, e ha ragioni, significa che è conseguenza di linee politiche inadeguate.

Per di più, in un contesto dove ognuno dovrebbe avvertire la necessità di svolgere la propria parte (di sacrifici) e invece prevale la retorica dei diritti e si dimentica l’equilibrio dei doveri.

Come se ne esce? Anche un De Gasperi oggi avrebbe il suo da fare, ma disporrebbe del coraggio di «non pensare solo alle prossime elezioni, ma al futuro delle prossime generazioni». Con il supporto non della demagogia, ma di quella che Martin Bubber chiamava Bildung, cioè una formazione culturale che innervi negli uomini e nelle donne il senso di responsabilità. Che si avvale anche di simboli significativi, espressione di un sentire elevato, presenti oggi quasi solo in negativo: si va dagli straccetti logori che dovrebbero, sulle pareti di edifici pubblici, esporre il tricolore nazionale al degrado in cui venne lasciato il monumento di De Gasperi a Roma, fonte di sdegno espresso dalla figlia Maria Romana che rilevava come e quanti lo statista trentino abbia amato e servito il nostro Paese, che chiamava spesso ‘patria’ anche quando questo termine veniva dai più dimenticato o evitato, e che aveva dato coraggio agli italiani anche quando la situazione economica sembrava perduta e la speranza e l’impegno inutili. Non è mai così.

Coordinatore Centro studi sociali ‘De Gasperi’

di Giorgio Girelli

 

 

I cristiani nella fase politica italiana ed europea

«IDEE RICOSTRUTTIVE» CHE SERVONO AL PAESE

 Caro direttore, «assumersi nuove responsabilità» ed «elaborare nuove ‘idee ricostruttive» per la democrazia del nostro Paese», come invita a fare il presidente della Cei cardinal Gualtiero Bassetti, è senz’altro il compito principale per i cattolici in questa nuova fase politica.

Innanzitutto è indispensabile la coscienza del tempo in cui viviamo: siamo come ci ricorda papa Francesco, non in un’epoca di cambiamento ma in un cambiamento d’epoca.

Dopo un buon trentennio di globalizzazione liberista e di unilateralismo nelle relazioni internazionali, dimostratisi non più capaci di dare risposte al disordine sociale, alle disuguaglianze crescenti, ai conflitti e alle guerre che hanno provocato, sta emergendo un «nuovo discorso politico», che, come ha osservato il prof. Mauro Magatti, «prende partito per le vittime» del vecchio sistema: i ceti lavoratori e popolari e la classe media. La quale, banalmente, nel momento in cui all’astensionismo è tornata a preferire la partecipazione al voto, si è riscoperta maggioritaria e capace di incidere in modo determinante nella definizione dell’agenda politica di questa nuova fase. Un mutamento che può sorprendere solo quanti non hanno ascoltato quanto diversi istituti di ricerca certificano da anni: siamo divenuti una «società dei tre terzi», in cui i due terzi prevalenti non sono più composti da ‘garantiti’ bensì da ‘disagiati’ a vario titolo.

Occorre, dunque, saper distinguere fra le forze che in modo contingente hanno più beneficiato delle nuove tendenze espresse dall’elettorato, e i problemi sottesi a tale fenomeno. E, conseguentemente, saper resistere a una duplice tentazione: da una parte lo scontro frontale, la demonizzazione di chi, malamente a mio giudizio, interpreta le istanze principali emerse, non solo in Italia, dalle urne; e dall’altra resistere alla tentazione dell’imitazione che serpeggia in certi maître à penser che già iniziano a sussurrare di non lasciare il tema della nazione ai nazionalisti, nel subdolo e illusorio tentativo di mantenere una continuità con il primato dell’economia sulla politica su scala globale.

Ed è proprio questa, a mio giudizio, la prima e fondamentale idea ricostruttiva per questa nuova fase politica nella quale i cattolici impegnati in politica devono esser consapevoli della necessità di un cambio di paradigma nelle politiche nel senso indicato dal documento vaticano Oeconomicae et pecuniariae quaestiones: «Il denaro deve servire e non governare». Un punto talmente importante da determinare il destino dell’Unione Europea il cui futuro è a rischio più che per la minaccia populista per la ferrea ostinazione dei poteri finanziari e di qualche Paese membro a mantenere le politiche monetarie avulse da quelle sociali ed economiche, dal controllo della politica.

La via per ‘rammendare’ e unire, in ultima analisi passa dalla capacità di mettere in campo un progetto, che, per quel che mi riguarda, non può prescindere dalla prospettiva della costruzione di una ‘Coalizione per la domanda interna’, capace di comporre interessi vitali e diffusi, dei più deboli con un quadro di solidarietà, apertura, cooperazione in grado di inaugurare una nuova fase di sviluppo e di speranza per l’Italia e per la Casa comune europea.

già presidente nazionale Acli

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di Gianni Bottalico

 

Cento anni dopo l’«Appello ai liberi e ai forti» di don Sturzo

UNA NUOVA PARTECIPAZIONE CHE SUPERI LE DIVISIONI

Caro direttore, il cardinal Gualtiero Bassetti ci chiede di far sentire la nostra presenza di cattolici nell’agone pubblico. A gennaio saranno i 100 anni dell’Appello ai Liberi e ai Forti di don Luigi Sturzo. I tempi, dunque, ci interpellano.

C’è una passione nelle parole e nei gesti del cardinal Bassetti nei confronti del Paese da non far passare invano. Non si può far finta di non sentire. E noi sentiamo come ineludibile la chiamata a un impegno politico, rafforzata dall’emergere di un desiderio sincero di tornare a stare insieme per rispondere ai gravi problemi dell’Italia e del mondo. A partire da quelli della pace, della necessità di sanare gli squilibri che penalizzano ancora di più i poveri e intaccano le certezze del ceto medio.

Il futuro dei giovani è a rischio, mentre sempre più ingrata è la vita quotidiana degli anziani.

C’è «un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci». Se ci è concesso di continuare con la citazione dell’Ecclesiaste, notiamo che, sotto il sole, al posto del diritto c’è l’iniquità e al posto della giustizia c’è l’empietà. È il momento di ritrovare un dialogo e una ‘convergenza’.

Le iniziative in vista della ricorrenza del 2019 saranno molte, tutte serie e apprezzabili. Facciamone l’occasione per far confluire in un percorso comune quanti, tra i molti uomini e donne di buona volontà che si muovono nella realtà del mondo cattolico, intendano superare la dolorosa fase della frammentazione.

Una situazione che ha impedito, spesso, l’esercizio del discernimento e ridotte le occasioni per recuperare quello spirito di solidarietà dalla gente comune necessario per superare le comuni difficoltà e ricostituire insieme il lacerato tessuto sociale.

È il momento, allora, di dare vita a una iniziativa che, attorno ad una ricorrenza come quella del prossimo gennaio 2019, rinforzi la volontà di mettere in pratica le indicazioni della Dottrina sociale della Chiesa che hanno trovato anche nelle Settimane sociali organizzate dalla Chiesa italiana, e in quelle europee, una particolare sollecitazione sui problemi concreti.

C’è un’occasione per individuare proposte percorribili su un piano di assoluta equità. Tutte disposte a definire un’area di confronto e di dibattito anche con il mondo laico democratico. Quello davvero aderente allo spirito della Costituzione italiana, vissuta nella sua pienezza democratica, cui va un altro nostro riferimento fondamentale e discriminante.

I cattolici dotati di sensibilità alla politica possono e debbono contribuire alla ricostruzione di una ‘casa comune’. In essa si potrà essere presenti senza paura di sterili rincorse a ruoli di primo o secondo ordine, sotto una denominazione in cui tutti si possano sentirsi rappresentati, partecipanti e non solo cooptati.

I contorni di una nuova partecipazione alla vita politica dei cattolici democratici, a nostro giudizio, andranno delineati, prima durante e dopo l’anniversario sturziano, seguendo il metodo della decisione presa in comune, e le cui tappe successive dovranno essere stabilite ricercando il consenso generale.

Sono, queste, solo buone intenzioni che si traducono in parole di buon senso? Noi sappiamo che è sul buon senso che si costruiscono i progetti più ambizioni e duraturi. Quelli che possono restituire al nostro Paese una speranza per il domani superando la politica del risentimento e della paura. Il Paese ha bisogno di ragionevolezza e di unità. La divisione non ha mai costruito nessuna città.

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di Nicola Graziani e Giancarlo Infante

 

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