Sinodo, più spazio al «popolo di Dio» La Costituzione apostolica “Episcopalis communio” rinnova struttura e compiti AVV 19.9.18

Il fatto Con il nuovo documento il Papa cambia le regole dell’organismo istituito da Paolo VI nel 1965 rilanciando la sinodalità come una dimensione costitutiva della Chiesa Diventa permanente la consultazione dei fedeli La centralità dell’ascolto

Sinodo, più spazio al «popolo di Dio»

La Costituzione apostolica “Episcopalis communio” rinnova struttura e compiti

STEFANIA FALASCA

ROMA

Una Costituzione apostolica tutta per la sinodalità. La prassi che ha caratterizzato negli ultimi anni la celebrazione dei Sinodi dei vescovi – ordinari, straordinari, speciali – diventa ora legge universale della Chiesa con Episcopalis communio, firmata da papa Francesco il 15 settembre 2108 e resa pubblica ieri. Se Francesco ha portato la Chiesa sui cammini della sinodalità, scelta maturata nel solco della tradizione in continuità con il Concilio, certamente decisiva è stata l’esperienza degli ultimi Sinodi – quello straordinario del 2014 e quello ordinario del 2015 – durante i quali si è andata precisando una prassi che ha permesso non solo di recuperare un senso di partecipazione ma anche di comprendere una dimensione costitutiva della Chiesa. «Una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto – aveva affermato il Papa il 10 ottobre 2015 in occasione del 50° anniversario di istituzione del Sinodo dei vescovi – l’uno in ascolto degli altri e tutti dello Spirito Santo per conoscere ciò che egli dice alla Chiese ». E aveva indicato appunto le tappe di questo dinamismo: «Il cammino sinodale inizia ascoltando il popolo di Dio… prosegue ascoltando i pastori… culmina nell’ascolto del vescovo di Roma». E quello della sinodalità «è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio».

Nella nuova Costituzione – che presenta un’ampia premessa teologica unita alla normativa canonica – viene ora resa normativamente stabile la pratica della sinodalità come forma di cammino della Chiesa e con essa il principio che regola le tappe di questo processo: l’ascolto. Popolo di Dio, Collegio episcopale, vescovo di Roma: l’uno in ascolto degli altri «e tutti in ascolto dello Spirito Santo». Seguendo poi le tre fasi dello svolgimento – ascolto, decisione e attuazione – i Sinodi dovranno essere il vero risultato di un’estesa consultazione dei fedeli nelle diocesi e predisporre anche l’accompagnamento nella fase attuativa. «Il Sinodo dei vescovi – scrive Francesco nella Costituzione – deve sempre più diventare uno strumento privilegiato di ascolto del popolo di Dio». E «benché nella sua composizione si configuri come un organismo essenzialmente episcopale», non vive «separato dal resto dei fedeli», «al contrario è uno strumento adatto a dare voce all’intero popolo di Dio». Per questo è «di grande importanza» che nella sua preparazione «riceva una speciale attenzione la consultazione di tutte le Chiese particolari».

In questa prima importante fase, i vescovi, seguendo le indicazioni della Segreteria generale «sottopongono le questioni da trattare nell’assemblea sinodale» ai sacerdoti, ai diaconi e ai fedeli laici «sia singolarmente sia associati, senza trascurare il prezioso apporto che può venire dai consacrati e dalle consacrate». Importante è «il contributo degli organismi di partecipazione della Chiesa particolare, specialmente il consiglio presbiterale e il consiglio pastorale, a partire dai quali veramente può incominciare a prendere forma una Chiesa sinodale ». A questa consultazione dei fedeli segue quindi – durante la celebrazione del Sinodo – il «discernimento da parte dei pastori », uniti «nella ricerca di un consenso che scaturisce non da logiche umane, ma dalla comune obbedienza allo Spirito di Cristo. Attenti al sensus fidei del popolo di Dio, che devono saper attentamente distinguere dai flussi spesso mutevoli dell’opinione pubblica». Al Sinodo deve infine seguire anche «la fase della sua attuazione, con lo scopo di avviare in tutte le Chiese particolari la ricezione delle conclusioni sinodali». Al Sinodo possono essere chiamati non solo vescovi. E la stessa assemblea del Sinodo può svolgersi in più periodi «tra loro distinti». La stessa Segreteria generale, nella fase post-sinodale, «promuove per la propria parte, insieme al dicastero vaticano competente, l’attuazione degli orientamenti sinodali » approvati dal Pontefice. «Apparirà più chiaro» in questo modo che nella Chiesa c’è «una profonda comunione sia tra i pastori e i fedeli, essendo ogni ministro ordi- nato un battezzato tra i battezzati, costituito da Dio per pascere il suo gregge», sia tra i vescovi e il Papa che è un «vescovo tra i vescovi, chiamato al contempo – come successore dell’apostolo Pietro – a guidare la Chiesa di Roma che presiede nell’amore tutte le Chiese. Ciò impedisce che ciascun soggetto possa sussistere senza l’altro». Proprio «incoraggiando una conversione del papato» che lo renda più fedele alle «necessità attuali dell’evangelizzazione », l’attività del Sinodo – spiega Francesco – potrà a suo modo contribuire al ristabilimento dell’unità fra tutti i cristiani».

Nell’ampia premessa del documento il Papa ricorda come Paolo VI nel 1965 – all’atto di istituire il Sinodo come «speciale consiglio permanente di sacri pastori» – si dichiarava consapevole che esso, «col passare del tempo»,

Il vescovo è pastore ma è anche discepolo quando, sapendo che lo poteva «essere maggiormente perfezionato». E come poi, a tale successivo sviluppo, hanno concorso da un lato la progressiva ricezione della dottrina conciliare sulla collegialità episcopale, dall’altro l’esperienza delle numerose Assemblee sinodali celebrate a partire dal 1967 (anno nel quale veniva pubblicato anche un apposito Ordo Synodi episcoporum), fino all’ultima edizione dell’Ordo Synodi promulgata da Benedetto XVI il 29 settembre 2006. «In questi anni – spiega papa Francesco – constatando l’efficacia dell’azione sinodale di fronte alle questioni che richiedono un intervento tempestivo e concorde dei pastori della Chiesa, è cresciuto il desiderio che il Sinodo diventi ancor più una peculiare manifestazione e un’efficace attuazione della sollecitudine dell’episcopato per tutte le Chiese». «Per tali ragioni – chiarisce ancora il Papa – fin dall’inizio del mio ministero petrino ho rivolto una speciale attenzione al Sinodo dei vescovi, fiducioso che esso potrà conoscere ulteriori sviluppi per favorire ancora di più il dialogo e la collaborazione tra i vescovi e tra essi e il vescovo di Roma».

A questi punti seguono i ventisette articoli dettagliati contenenti le disposizioni. Tra quelle nuove il compito della Segreteria generale di accompagnare la fase di attuazione e la possibilità per la stessa Segreteria di «promuovere la convocazione di una riunione pre-sinodale con la partecipazione di alcuni fedeli», ma anche la possibilità di dare carattere magisteriale, previa approvazione papale, alle proposizioni finali del Sinodo.

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Spirito è elargito a ogni battezzato, si pone in ascolto della voce di Cristo che parla attraverso l’intero popolo di Dio

 

La presentazione

Baldisseri: è una rifondazione, porterà luce al primato petrino

 

«Una vera e propria rifondazione dell’organismo sinodale ». Così il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, ha definito la nuova Costituzione apostolica Episcopalis communio, presentata ieri in Sala Stampa vaticana. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Baldisseri ha voluto evidenziare che dopo oltre cinquant’anni di attività (e ben 27 Assemblee, senza contare la prossima sui giovani e quella dell’anno venturo sull’Amazzonia), «sembrava giunto il momento per una revisione di più ampio respiro, che tenesse conto della ricca esperienza acquisita e delle nuove prospettive teologiche, giuridiche e pastorali nel frattempo emerse».

Presentando la sezione dottrinale della Costituzione apostolica, il porporato ha sottolineato come la prima chiave di lettura sia in riferimento al Concilio Vaticano II, «il grembo generativo del Sinodo dei vescovi», in particolare il terzo capitolo della Lumen gentium. Mentre una seconda chiave di lettura è offerta dal rinnovamento missionario della Chiesa espresso nell’Evangelii gaudium, mentre una terza chiave al punto cinque di Episcopalis communio, in cui Francesco scrive: «Ad animare quest’opera di rinnovamento dev’essere la ferma convinzione che tutti i pastori sono costituiti per il servizio al popolo santo di Dio, al quale essi stessi appartengono in virtù del sacramento del Battesimo». Di qui la necessità, per i vescovi, di mettersi in ascolto del « sensus fidei del popolo di Dio», previa «una consultazione quanto più possibile capillare dei fedeli ». La Costituzione apostolica reclama così il protagonismo di tutti i battezzati. Baldisseri ha poi citato le «implicazioni ecumeniche» del Sinodo, da cui «anche l’esercizio del primato petrino potrà ricevere maggiore luce».

Nell’offrire alcune linee di lettura della sezione disciplinare del documento – che si articola in cinque titoli, per un totale di 27 articoli – monsignor Fabio Fabene, sottosegretario del Sinodo dei vescovi, da parte sua ha evidenziato alcune novità riguardanti il documento finale. «Dopo che esso sarà stato approvato dall’Assemblea e offerto al Papa – ha fatto notare Fabene – questi potrà decidere se approvarlo (nel caso ordinario di un’Assemblea di natura consultativa) o ratificarlo e promulgarlo (nel caso straordinario di un’Assemblea di natura deliberativa). In entrambi i casi, il documento finale parteciperà del magistero ordinario del successore di Pietro, acquistando dunque una «specifica autorità magisteriale ordinaria». Per quanto riguarda i compiti della Segreteria generale, oltre al Consiglio ordinario, grazie al nuovo documento del Papa verrà affiancata anche da Consigli per la preparazione e l’attuazione dell’Assemblea generale straordinaria e dell’Assemblea speciale, che entrano così anch’essi nella normativa. Nel corso della conferenza stampa si è annunciato che nel pomeriggio di sabato 6 ottobre nell’Aula Paolo VI ci sarà un incontro tra il Papa, i giovani e i padri sinodali. Proprio il Sinodo di ottobre, dedicato ai giovani, rappresenterà quindi la prima applicazione della rinnovata normativa.

(S.Fal.)

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«La Chiesa indica che camminare insieme è via di salvezza»

 

Il teologo

«Episcopalis communio, raccogliendo l’eredità del Concilio Vaticano II, propone una via cattolica della sinodalità che impegna tutta la Chiesa e tutti i suoi soggetti in questo processo: il popolo di Dio, il Collegio dei vescovi, il vescovo di Roma». Così dice don Dario Vitali, direttore del dipartimento di teologia dogmatica della Pontificia Università Gregoriana e consultore della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi.

Si può dire che c’è un progresso rispetto al Concilio?

Certamente rispetto al Concilio non c’è solo continuità, ma progresso. Se il Vaticano II, infatti, aveva recuperato i soggetti e le loro specifiche funzioni nella Chiesa, la nuova Costituzione apostolica applica e traduce in prassi ecclesiale quelle indicazioni, sviluppando un cammino sinodale per tappe contraddistinto dall’ascolto reciproco e che culmina nell’ascolto del vescovo di Roma, chiamato a pronunciarsi come pastore e dottore di tutti i cristiani. Questi passaggi sono oggi tradotti in norma nella Costituzione.

L’ascolto obbliga a cambiare atteggiamento a tutti nella Chiesa. È una scelta per certi versi storica che però ancora non è ben compresa nella sua portata, anche da parte della gerarchia…

Nonostante le affermazioni conciliari sulla ministerialità ecclesiale come servizio, questa mentalità è dura a morire. Lo dimostrano le vicende che hanno accompagnato prima la celebrazione dei due sinodi sulla famiglia e la pubblicazione di Amoris laetitia e la virulenza della contestazione al Papa, la durezza delle recriminazioni, l’insofferenza a qualsiasi richiamo e l’ostinata chiusura a ogni forma di ascolto.

Forse più di altri lo hanno avvertito quanti avversano il Papa e gli rimproverano, come già rimproverarono al Concilio Vaticano II, di distaccarsi dalla tradizione…

Ma come è noto tutto in Lumen gentium è ritorno alla Sacra Scrittura e ai Padri. Ora, la Chiesa dei Padri era una Chiesa sinodale, nella quale il principio formulato negli Atti – «è parso bene, allo Spirito santo e a noi» – era la norma. I Concili ecumenici, regionali, provinciali, diocesani erano i momenti ecclesiali per eccellenza. I processi decisionali passavano tutti per le assemblee sinodali, nelle quali ogni Chiesa era resa presente dal vescovo non in qualità di rappresentante delegato dalla comunità, ma come il pastore nel quale la Chiesa si riconosceva. Pertanto con l’espressione di una sinodalità che è dimensione stessa della Chiesa – «Chiesa e Sinodo sono sinonimi» diceva san Giovanni Crisostomo – ci troviamo di fronte a una un’affermazione nuova ma che affonda le sue radici nella tradizione. In forma quasi paradossale possiamo quindi dire che non c’è novità più tradizionale di questa. E in questa prospettiva si può sottolineare la novità nella fedeltà alla tradizione e come radicandosi nella tradizione, nella Costituzione che il Papa ci consegna si trovi questa fedeltà e questa continuità.

Una via praticata con l’ecclesiologia del primo millennio a cosa può portare oggi?

La capacità di imboccare questa via e di rimanere fedeli alla sinodalità non solo come pratica ecclesiale ma come modo di essere Chiesa costituisce quest’ultima come «vessillo innalzato tra le nazioni», che dice a tutti, dentro e fuori la Chiesa, che camminare insieme è la via di salvezza dell’umanità.

Stefania Falasca

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Don Dario Vitali: nella comunità dei Padri tutti i processi decisionali passavano per assemblee sinodali

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