Vietato ai minori? Le regole ci sono, nessuno le rispetta AVV 24.5.18

L’inchiesta. Consumi sempre più precoci e pochi controlli: viaggio nelle contraddizioni di un sistema che non funziona

Vietato ai minori? Le regole ci sono, nessuno le rispetta

Alcol, fumo, azzardo e social: gli adulti conoscono le norme, ma non le applicano

NICOLETTA MARTINELLI

Chiunque utilizzi WhatsApp il messaggio lo ha già ricevuto da qualche giorno, con due richieste: il consenso al trattamento dei dati personali – nel rispetto delle nuove regole europee applicabili da domani – e la dichiarazione di aver già compiuto 16 anni. Senza i quali, proprio in virtù di quelle nuove regole, dare il consenso spetta a un genitore. O dovrebbe: controlli non ce ne sono, basta mettere il segno di spunta nell’apposita casella e tutto continua come prima. Mentire è facile. A volte non serve neanche: molti divieti che riguardano i minori – ma che devono essere applicati dai maggiorenni – in Italia vengono ignorati sistematicamente. Nessuno dovrebbe consentire che un adolescente giochi d’azzardo, beva o fumi: gli adulti, invece, sono spesso complici perfetti.

Cominciamo dall’azzardo che, per fortuna, sembra piacere sempre meno ai giovani: tra i minorenni diminuisce il numero dei giocatori che nel 2017 sono stati un milione contro il milione e 400mila del 2014. I dati sono frutto della periodica indagine del Consiglio nazionale delle ricerche e sono di per se stessi inquietanti ma ancora di più lo diventano se si cerca di rispondere a una domanda banale: ma se il gioco d’azzardo è vietato ai minori, com’è che un milione di loro non esita a confessare di aver giocato? Eppure, come dimostra la ricerca del Cnr, solo uno studente su dieci (il 10,8%) non sa che giocare d’azzardo è un comportamento interdetto fino alla maggiore età. I gestori delle sale gioco e delle tabaccherie (il Gratta & Vinci resta la modalità di scommessa più diffusa, insieme con Lotto e Superenalotto) troppe volte preferiscono ignorare la legge, per scelta o per pigrizia: l’omessa vigilanza è più una regola che un’eccezione. È questo il vero nodo: tocca agli adulti far rispettare il divieto, impedire l’accesso alle aree destinate al gioco, ai punti vendita in cui le scommesse su eventi sportivi e non sportivi sono la principale attività. Né gli esercenti possono vendere ai minori tagliandi per le lotterie istantanee, accettare giocate al Lotto e a tutti i suoi simili. Lo stesso vale per il fumo e per l’alcol: non è vero che ai minorenni è vietato bere e fumare, piuttosto – la legge parla chiaro – è vietato agli adulti accontentarli se chiedono sigarette e alcol. Malgrado ciò, anche in questo caso, come già per l’azzardo, le ricerche raccontano tutta un’altra storia: la terza indagine nazionale dell’Osservatorio permanente su giovani e alcol – con dati relativi al 2017 – dimostra che il 34,4% degli studenti della terza media inferiore ha bevuto per la prima volta dopo i dieci anni. Ma per il 27,3% il debutto alcolico è avvenuto tra i 6 e i 10 anni, per il 12,5% addirittura prima dei 6 anni. In totale, sommando a queste anche la percentuale di chi non ricorda l’età del primo bicchiere si arriva a un sostanzioso 86,5%: quasi la totalità dei quattordicenni ha già avuto un contatto con alcolici di diversa gradazione. Possibile che li abbiano avuti tutti in regalo o che siano riusciti a sottrarli di nascosto alle riserve dei genitori? Identico discorso per il fumo. L’indagine Doxa 2017 relativa ai fumatori in Italia, dimostra che fuma il 16,2% di chi ha tra i 15 e i 24 anni. Il 12,2% dei fumatori – che in totale sono 11,7 milioni – ha iniziato prima dei 15 anni. La domanda resta la stessa: come si sono procurati le sigarette? Di risposte se ne possono trovare parecchie, specie facendo un rapido giro sulla rete. I consigli su come aggirare gli ostacoli – sempre ammesso che se ne trovino – fioccano. Il più sottile: scegli una tabaccheria che faccia anche da tavola calda o fredda, presentati alla cassa quando c’è la coda di chi ha terminato il pranzo e ha fretta di rientrare in ufficio e vedrai che la carta d’identità non te la chiederà nessuno… Provare per credere. Lo stesso vale per gli alcolici: avete mai visto una cassiera, nella bolgia di un sabato pomeriggio al supermercato, chiedere un documento ai ragazzi in coda con una confezione di birre? Poi, va da sé, ci sono gli amici maggiorenni o i genitori di larghe vedute disposti a procurare pacchetti e bottiglie.

Divieti ignorati e aggirati, inganni e bugie: nel mondo reale e in quello virtuale, dove i pericoli non sono meno insidiosi. È cosa nota che per avere un profilo su Facebook si debbano avere 14 anni ma è altrettanto noto che ci sono bambini di 9 o 10 presenti e fin troppo attivi sulla piattaforma. I controlli sono inesistenti. Né restringerà le maglie di una sorveglianza lacunosa il nuovo regolamento europeo sulla privacy – entrato in vigore il 24 maggio 2016 ma direttamente applicabile dal 25 maggio 2018 – che porterà grosse modifiche alle norme che finora hanno regolato questa materia in tutti gli stati dell’Unione europea, Italia compresa. Una parte marginale riguarda i minori: l’articolo 8 stabilisce che il trattamento dei dati personali è lecito “ove il minore abbia almeno 16 anni”.

In caso contrario, il consenso deve essere autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale. Ma la legge dà anche agli Stati membri la possibilità di abbassare quella soglia, purché non si scenda al di sotto dei 13 anni. Non è prevista però nessuna forma di controllo, tanto meno una sanzione per chi contravvenisse alle regole.

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Il racconto.

La movida di Rimini dove sballare costa 10 euro

I commercianti: colpire duro chi lucra sulla salute

PAOLO GUIDUCCI

RIMINI

Sedici anni, è finita all’ospedale di Rimini in coma etilico: tre giorni di prognosi per intossicazione grave da alcol. Insieme ad altri amici, parte di una scolaresca tedesca in gita a Bellaria-Igea Marina, litorale nord della riviera romagnola, mercoledì scorso avevano scolato in poco tempo due bottiglie di vodka e un numero imprecisato di lattine di birra.

Lei è crollata a terra svenuta, i coetanei in spiaggia temendo il peggio urlavano come disperati. Per fortuna un uomo che passeggiava sul lungomare accorre, chiama il 118 e in pochi minuti l’ambulanza carica la ragazzina. I carabinieri hanno subito ricostruito l’accaduto e sanzionato un commerciante di origini bengalesi che ha spacciato le bevande in un’attività delle vicinanze: 333,30 euro la multa. Quello della vendita di superalcolici ai minorenni (e del relativo consumo) è un fenomeno ad alta gradazione sulla riviera romagnola, dove i locali ma anche le rivendite e i minimarket sono diffusi ad ogni angolo in particolare durante la stagione estiva. Il Comune di Rimini, ad esempio, sta affrontato a muso duro la questione. La nuova ordinanza parla chiaro: no alle bottiglie di vetro, no alla vendita di alcol ai minori e dopo la mezzanotte.

Per provare a limitare i fenomeni di degrado urbano e di danni alla salute, la nuova ordinanza del Comando di Polizia Municipale vieta la conservazione nelle zone di maggior presenza turistica di bevande alcoliche in apparecchi refrigeranti, staccando quindi la spina ai frigoriferi dei minimarket. Gli alcolici possono essere venduti, ma solo caldi… La violazione comporta una sanzione amministrativa dai 300 ai 500 euro (400 se pagata entro i 60 giorni) e l’eventuale chiusura dell’attività fino a tre mesi per la vendita di alcol a minori.

Un negozio è già caduto nella rete: dopo precedenti verbali che lo scorso anno portarono in ben due occasioni alla chiusura, i titolari sono stati nuovamente pizzicati per aver venduto birra dopo mezzanotte e in bottiglie di vetro. Risultato: 7698 euro di multa e la segnalazione alla Prefettura, che potrà valutare la chiusura del locale e la sospensione dell’attività.

«Non vogliamo arrenderci alle furbizie e a chi è più abituato a surfare tra le leggi piuttosto che a rispettarle – dice l’assessore alla sicurezza di Rimini, Jamil Sadegholvaad –. Continueremo con controlli a tappeto per mettere fine a un fenomeno che causa enorme allarme sociale». Il tema della vendita di bevande alcoliche fuori dagli orari consentiti e ai minorenni tocca infatti la carne viva dei ragazzi e delle famiglie e su di esso il Comune nel recente passato ha provato ad attivare misure innovative e iniziative pilota. Con metodicità e cadenza sistematica, la Polizia municipale di Rimini ha messo in piedi una rete di controlli che ha visto numerose attività sanzionate, fino ad arrivare alla sospensione della licenza per quelle recidive.

Pub, discoteche ed esercizi pubblici messi con le spalle al muro, accusati di dribblare le leggi e fare ‘bollicine’ con i minorenni? Chi non si sottrae al confronto è la Confcommercio della Provincia: «Colpire duro chi lucra su salute dei ragazzi» dispone come l’associazione, che conta oltre 3.000 associati di cui mille pubblici esercizi, oltre il 90% di quelli presenti sul territorio.

Gianni Indino a marzo ne è stato riconfermato presidente e ha inserito il tema tra quelli più caldi da affrontare. E – assicura – non solo parole: «Una proposta è già stata inviata al Comune di Riccione e a breve arriverà anche a Rimini. Gli esercizi sanzionati due volte vanno chiusi per un mese, alla terza infrazione chiusura per un anno ed eventuale ritiro della licenza. Non possiamo permetterci che per colpa di qualche mela marcia tutto il settore venga criminalizzato e subisca danni». Si cerca di scoraggiare la vendita di alcol ai minorenni: ma sul banco degli imputati ci sono proprio i locali da ballo e i bar… «Il fenomeno è da contrastare – rilancia Indino –. D’accordo con Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) stiamo facendo proposte concrete e promuovendo una nuova cultura tra gli esercenti. Però spesso i giovani dribblano le norme; a volte sono i maggiorenni ad acquistare alcol anche per i minori che attendono fuori dal locale. In altri casi, i ragazzi arrivano in discoteca o al pub che sono già ubriachi».

Gli esercenti puntano il dito anche su un’altra questione, legata ai minimarket soprattutto: a loro dire è lì che avverrebbe lo spaccio più indiscriminato ai minorenni e fuori dagli orari consentiti. Esistono le sanzioni, «ma la stragrande maggioranza di queste attività all’indomani della multa cambia ragione sociale e riparte – avvertono –. E non si rintracciano più. Occorre intervenire in maniera radicale: mettere subito le mani nelle tasche di chi vìola le leggi con la chiusura immediata e l’eventuale ritiro della licenza. Interventi simili esistono già in altri settori».

Sul lungomare di Rimini o nella movida riccionese non è difficile incontrare pseudo ‘pierre’ che vendono 10 ‘shortini’ (o ‘shottini’: in gergo, sono i mini-drink alcolici) a 9 euro, 1 litro di gin tonic allo stesso prezzo, 1 litro di mojito a 10 euro, come pure 4 birre e un cocarum. Per gli esercizi ‘virtuosi’ Confcommercio pensa a un bollino blu, ma non basta: «Non c’è cultura del bere – è ancora Gianni Indino a parlare –. L’Italia dovrebbe imparare dal resto d’Europa dove non si beve ovunque. Servono locali con personale altamente specializzato, senza vivere sempre in deroga tra chioschi al mare, minimarket e festa di piazza dove l’alcol scorre indiscriminatamente a fiumi». L’assessore ne ha fatto una battaglia anche culturale: «La vendita di alcol a minori o fuori dagli orari consentiti è una cosa odiosa, dagli effetti sociali devastanti specie sui più giovani, e sulla repressione di questi comportamenti sleali e disonesti saremo costantemente presenti».

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Comune e associazioni uniti nella lotta a suon di pesanti sanzioni contro i minimarket che spacciano «shortini» e drink a ogni ora, senza guardare all’età dei consumatori.

«I maggiorenni? Complici»

 

L’omessa vigilanza sembra essere più una regola che un’eccezione.

Così la legge viene ignorata per scelta e per pigrizia

 

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