Ecco i millennials, tutti cuore & paure Rapporto dell’Osservatorio Generazione Proteo AVV 25.5.18

Ecco i millennials, tutti cuore & paure

Stimano il volontariato e la famiglia temono futuro, criminali e terroristi

MATTEO MARCELLI

ROMA

Non è l’interesse nella politica a mancare, piuttosto il senso di appartenenza a un’ideologia definita. I nostri giovani, infatti, vanno a votare in massa e ritengono che farlo sia un dovere civico. D’altro canto, però, non si sentono rappresentati da alcun partito o movimento.

È questo il dato che emerge dal sesto rapporto dell’Osservatorio Generazione Proteo, presentato ieri alla Link Campus University di Roma. Un segnale che il voto del 4 marzo scorso, al netto delle promesse populiste e dell’insofferenza per la vecchia classe dirigente, può essere letto come la manifestazione di un cambiamento che l’establishment fatica ancora a comprendere.

«Quella alla quale stiamo assistendo è una rivoluzione, un rovesciamento dei ruoli – spiega Nicola Ferrigni, direttore dell’Osservatorio –. I giovani diventano influencer di una società follower, in cui loro stessi stanno ridefinendo ciò in cui credono, la realtà in cui crescono e i diversi mondi che creano. Di questo cambiamento, gli adulti e le stesse istituzioni sono sovente spettatori passivi».

Dei 20mila studenti italiani intervistati (tra i 17 e 19 anni), circa l’80% dichiara di essersi recato alle urne (o di avere intenzione di farlo) e di averlo fatto dopo essersi confrontati in famiglia (33,3%) o dopo aver cercato informazioni sui giornali (28,1%). Se poi si domanda loro cosa chiedono ai politici, il 26,9% risponde onestà, mentre il 24,3% ritiene che sia la competenza a caratterizzare un buon parlamentare. Ma di cosa dovrebbe occuparsi la politica secondo loro? Anche in questo caso i risultati sono piuttosto eloquenti; la criminalità, ad esempio, spaventa più del terrorismo (26,8% contro 25,4%), ma il 21,1% crede che la minaccia più pericolosa sia quella ambientale. Altro mito da sfatare è l’assenza di schemi valoriali, che invece continuano ad esistere pur modificandosi nel loro modo di manifestarsi. I ragazzi chiedono pari opportunità (23,4%) come condizione indispensabile per costruire una società giusta. Il 38% di loro fa volontariato e oltre il 30% vorrebbe farlo. Per di più, il cittadino ideale è per loro colui che non discrimina per etnia, religione o orientamento sessuale. La famiglia è ancora un punto di riferimento e più di un terzo degli intervistati ritiene che il suo compito principale sia quello di trasmettere valori. Il 41,4% del campione crede inoltre che la pena di morte non sia ammissibile per il fatto che nessuno può privare gli altri della vita.

«Mai come in questo momento le rivoluzioni sono nient’altro che rivelazioni di qualcosa che esiste da tempo – ragiona Vincenzo Scotti, presidente della Link Campus –. Sono processi che vengono da lontano ai quali si fatica ad adattarsi. Il mondo della scuola e dell’università ha bisogno di capire prima di parlare. Ecco perché questo rapporto è stato prodotto coinvolgendo i giovani anche nella fase di analisi e discussione dei dati emersi».

«Questi ragazzi hanno bisogno di capire cosa dà loro gusto, mentre invece oggi si insegna il metodo a scapito del contenuto – è il pensiero di monsignor Andrea Lonardo dell’Ufficio Pastorale Universitaria della diocesi di Roma –. Abbiamo vissuto un periodo in cui sembrava che l’unica cosa interessante fosse rompere gli schemi, differenziarsi. Ma questa generazione ha una richiesta di qualcosa di durevole, di non effimero».

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Rapporto dell’Osservatorio Generazione Proteo: i giovani sono ancora legati ai valori e persino alla politica, però hanno bisogno di riferimenti nuovi e non effimeri

 

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