Stare a scuola e lavorare come si deve GIUSTO BOCCIARE I BULLI (MA È UN FALLIMENTO) Avv 22.4.18

 

Stare a scuola e lavorare come si deve

GIUSTO BOCCIARE I BULLI (MA È UN FALLIMENTO)

La vicenda dei bulli che durante una lezione sbeffeggiavano e minacciavano un professore si è conclusa con la decisione del Consiglio d’istituto di non ammettere agli scrutini, e quindi bocciare, i tre protagonisti dei video, mentre altri due studenti saranno sospesi fino al 19 maggio ma saranno ammessi agli scrutini finali e un sesto ragazzo subirà una sospensione di 15 giorni.

Con la morte nel cuore, devo dire che sono d’accordo con quanti hanno richiesto l’espulsione lunga e immediata, a una condizione: che i bulli si siano dimostrati sinora incorreggibili. Se sono ‘incorreggibili’, se impediscono le lezioni sempre, se con loro non si può far lezione, allora piuttosto che a risentirne sia tutta la classe è meglio che siano loro soli, e che loro soli vengano bocciati. Lo so che bocciare è gravissimo e segna un fallimento della scuola, ma è già un fallimento che non si possa far lezione, svolgere il programma, trasmettere un sapere. E infatti sulla sorte dei tre studenti per i quali è stata decisa la bocciatura hanno pesato anche precedenti sospensioni, mentre gli altri tre ammessi agli scrutini non avevano finora subito altri provvedimenti.

Dentro di me la notizia dei bulli che vanno espulsi sta insieme con la notizia degli assenteisti che vanno licenziati. Questa seconda notizia la devo spiegare, non posso pretendere che tutti i lettori la conoscano. Un gruppo, piuttosto nutrito, di dipendenti della regione Friuli-Venezia Giulia, che lavoravano nella sede distaccata di Gorizia, avevano l’abitudine di timbrare il cartellino, per segnalare che da quel momento si mettevano al lavoro, e poi invece di sedersi al tavolo a lavorare sgattaiolavano da una porticina posteriore e andavano in Slovenia a giocare d’azzardo al casinò.

Sono stati scoperti la settimana scorsa, e vedremo come saran puniti. Ma una parte di loro era già stata scoperta nello stesso vizio sei mesi fa, e non aveva perso il lavoro, sicché ha potuto ripetere la marachella. Questo non doveva succedere.

Chiedendo per loro il licenziamento, chiediamo che i truffatori smettano di truffare.

Mentre scrivo, ho sotto gli occhi una notizia freschissima, di una impiegata in un’agenzia pubblica, sempre nel Nord-Est, che si assentava durante il lavoro per andare a fare la spesa, e fu denunciata dai suoi colleghi. Capisco i colleghi. Un impiegato pubblico che fa l’assenteista danneggia tutti, l’azienda, l’ufficio, la società, ma anzitutto i colleghi di reparto, perché se uno non fa niente tutto il reparto rende di meno. Non sono i suoi compagni che lo denunciano a tradirlo, è lui che li tradisce, anteponendo i suoi personali interessi a quelli di tutti. Per la stessa ragione, vorrei che i bulli fossero denunciati dai loro compagni. Il malfunzionamento di una classe per il predominio dei bulli danneggia tutti, ma anzitutto gli studenti.

Quando un bullo interrompe una lezione con minacce al professore, vorrei che il professore informasse subito il preside, e che questi telefonasse al padre dell’alunno dicendogli: ‘Suo figlio è espulso in questo momento per cattiva condotta, se lo venga a prendere’. Mi piacerebbe che questa telefonata, da cellulare a cellulare, fosse fatta in classe, di fronte agli studenti.

Perché l’offesa più grave che fa il bullo al professore sta nella domanda retorica: ‘Chi comanda qua?’ Sottinteso: comando io, non tu. È la stessa domanda che si pongono i furbetti di Gorizia: ‘Cosa facciamo noi, quel che vuole lo Stato o quel che vogliamo noi?’. Risposta: quel che vogliamo noi. Ho scritto queste stesse cose su un giornale locale, per raggiungere i furbetti a casa loro, e ricevo valanghe di email di lettori che si dichiarano offesi personalmente dagli assenteisti. Noi siamo un popolo, non tutti hanno un lavoro, beati quelli che ce l’hanno. Il nostro lavoro si regge su un difficile rapporto tra ciò che rende alla società e ciò che rende a noi, se cala ciò che rende alla società, prima o poi calerà anche ciò che rende a noi.

Siamo in crisi e facciamo fatica a uscirne. Questi episodi, nello studio e nel lavoro, la aggravano.

Dobbiamo bloccare questi reati, nell’interesse stesso di coloro che li commettono. Tra perdonare i bulli ed espellerli, non è detto che la prima soluzione gli faccia bene più della seconda.

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di Ferdinando Camon

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