«No agli strappi sulla pelle dei bambini» La diocesi di Torino in campo contro la forzatura di Appendino: «Quelle registrazioni fuorilegge» AVV 25.4.18

«No agli strappi sulla pelle dei bambini»

La diocesi di Torino in campo contro la forzatura di Appendino: «Quelle registrazioni fuorilegge»

MARCO BONATTI     TORINO

Vengono sempre per ultimi, o addirittura non esistono. Sono i diritti dei bambini. Mentre Chiara Appendino rilascia dichiarazioni piene d’entusiasmo per aver iscritto all’Anagrafe di Torino il bambino “figlio di due madri”, e larga parte del mondo politico e della società civile solleva invece le sue obiezioni al colpo di mano della sindaca, la voce della Chiesa torinese si fa sentire attraverso un editoriale dai toni decisi, che comparirà sul numero del settimanale diocesano ‘La Voce e il tempo’ di domani.

Una prima sottolineatura dell’articolo, firmato dal direttore Alberto Riccadonna, riguarda appunto l’attenzione ai piccoli: «Il magistero della Chiesa – scrive – non si stanca di affermare che ogni bambino per crescere in modo sereno ed equilibrato ha il bisogno primario di avere un padre e una madre. La considerazione massima, realmente partecipe al dolore di coloro che vorrebbero un figlio e non l’hanno, deve fermarsi di fronte al bisogno fondamentale dei piccoli. Di qui la valutazione contraria alla legalizzazione dei bambini con “due mamme” o “due papà”; il desiderio di maternità, come altri desideri della vita, non è realizzabile ad ogni costo». Invece il diritto assoluto da promuovere, nel caso di Torino, pare essere quello delle coppie omosessuali che vogliono realizzare il proprio desiderio di genitorialità.

Nel passato recente, d’altronde, l’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia era già intervenuto in casi analoghi: per ricordare non solo che la dottrina della Chiesa non è cambiata, ma che la priorità dell’attenzione va posta alla vita che nasce, e alle condizioni in cui viene accolta; e che non sono le «forzature legislative» a determinare o modificare le condizioni in cui un bambino nasce, cresce e ha bisogno di relazioni affettive ed educative equilibrate. E Papa Francesco, nella Amoris Laetitia, ha affermato che non esiste fondamento per assimilare o stabilire analogie tra le unioni omossessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia.

Un secondo “corno” della problematica sollevata dalla decisione del sindaco Appendino riguarda la legittimità dell’atto compiuto. L’iscrizione all’Anagrafe del piccolo Niccolò Pietro non ha infatti alcun valore legale, poiché il quadro normativo nazionale non contempla questa possibilità; il significato del gesto di Appendino, pur nella sua veste di “pubblico ufficiale” è dunque interamente ed esclusivamente politico. «Si può pensare che una legge dello Stato venga applicata a libera discrezione degli 8mila Comuni d’Italia, ciascuno secondo il proprio orientamento? No – prosegue l’editoriale del settimanale diocesano torinese –. Lascia davvero sconcertati lo strappo operato lunedì scorso dall’Amministrazione torinese rispetto alle leggi che regolano l’Anagrafe e lo Stato Civile: il sindaco Appendino ha deciso di “forzare la mano” alle leggi – parole sue – e registrare un neonato come “figlio” di due mamme. Le norme anagrafiche non consentono questo tipo di registrazione. Neanche la Legge Cirinnà sulle unioni civili ha modificato questo punto. E allora ci domandiamo: a cosa servono le decisioni del Parlamento, se le altre Istituzioni dello Stato poi non lo riconoscono?».

Quale spazio, in vicende come questa, per la Chiesa torinese? C’è un primo “dovere”, che riguarda proprio il richiamare l’attenzione sui bambini, che sono i protagonisti ma a volte anche le “vittime” di queste vicende; e c’è, come in più occasioni ha sostenuto l’arcivescovo Nosiglia, un impegno preciso a testimoniare la realtà della famiglia, composta da un uomo e da una donna con i loro figli, «come progetto di Dio per l’umanità». Non si tratta di andare «contro il progresso », qualunque esso sia. Ma di ricordare che non sono le norme sociali a cambiare la verità, anche quella biologica, sulla persona umana.

Sulla registrazione “forzata” di Appendino, dopo le dichiarazioni del presidente del Forum delle associazioni familiari Piemonte Fabio Gallo, è tornato a sollevare critiche anche il Forum nazionale: «Le leggi sono uguali per tutti e ci sono per essere rispettate. La sindaca Appendino non ha deroghe speciali: invitiamo chi di dovere a vigilare e a tutelare il diritto del bambino e non i desideri degli adulti» ha detto il presidente Gigi De Palo. Palazzo civico intanto ha trasmesso alla Prefettura e alla Procura della Repubblica gli atti di Stato civile inerenti al riconoscimento dei diritti civili delle tre coppie omogenitoriali firmati lunedì (e relativi, va ricordiamo, al riconoscimento di quattro bambini, uno nato in Italia e gli altri all’estero) ricalcando la “mossa dell’autodenuncia” compiuta dal Comune di Milano lo scorso gennaio. Si vedrà come e quando l’esecutivo – a cui spetta ora la parola – deciderà di intervenire.

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Il settimanale della Chiesa locale: per una crescita serena servono un papà e una mamma

 

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