La via lombarda ad “Amoris laetitia” Diffusa una lettera dei vescovi della regione. «Maturare orientamenti condivisi» AVV 8.4.18

La via lombarda ad “Amoris laetitia”

Diffusa una lettera dei vescovi della regione. «Maturare orientamenti condivisi»

LUCIANO MOIA

Promuovere la vocazione al matrimonio e alla famiglia. Ribadire che la vera sfida è quella dell’evangelizzazione. Accogliere il ricco messaggio di Amoris laetitia soprattutto nell’impegno ad accompagnare, discernere e integrare tutte le fragilità familiari. E se il paradigma generale di riferimento, per quanto riguarda il capitolo VIII, è quello già tracciato dal documento dei vescovi della regione di Buenos Aires, assunto dal Papa come magistero autentico, i vescovi lombardi hanno deciso di promuovere l’elaborazione di orientamenti pastorali diocesani, «per incarnare Amoris laetitia con fedeltà al magistero e aderenza alla propria realtà». Insomma un approccio “glocal” rispettoso delle soggettività delle persone pur in una feconda comunione con le altre Chiese e con il Papa. Va in questa direzione la lettera dei vescovi lombardi sull’Esortazione postsinodale che già dal titolo indica un obiettivo dinamico, Camminiamo famiglie, visto che riparte dall’ultimo paragrafo del documento di papa Francesco e traccia una serie di piste di lavoro da sviluppare nelle comunità.

In realtà il collegamento tra il testo diffuso oggi dalla Conferenza episcopale lombarda e i temi sintetizzati in Amoris laetitia arriva da molto più lontano. Con divorziati e risposati i vescovi lombardi avevano un «conto aperto» dal 2001. Nella Lettera alle famiglie pubblicata 17 anni fa, a proposito delle famiglie in difficoltà, si diceva: «Chiediamo allo Spirito Santo che ci ispiri gesti e segni profetici che rendano chiaro a tutti che nessuno è escluso dalla misericordia di Dio». Ora, al di là della stupefacente sintonia con le parole del Papa – che sottolineano anche una continuità pastorale segnata da uno sviluppo coerente – quei gesti profetici sono arrivati. «Segno di una tensione feconda che – osserva il vescovo di Cremona, Antonio Napolioni, delegato della Conferenza episcopale lombarda per la pastorale familiare – è frutto di una sintonia finalizzata a valorizzare, alla luce dell’Esortazione postsinodale, riflessioni ed esperienze già diffuse in questi anni nelle nostre comunità». Insomma, per quanto riguarda l’attenzione alle fragilità familiari, ma non solo, le diocesi lombarde non sono all’anno zero. Ecco perché, a differenza di altre Conferenze regionali (vedi articolo qui sotto, ndr), i vescovi lombardi hanno ritenuto opportuno rivolgere alle comunità u- na “Lettera” di più vasto respiro e non “linee guida” applicative per quanto riguarda le indicazioni contenute nel capitolo VIII. «Da un lato – riprende il vescovo di Cremona – c’era l’obiettivo di accogliere tutto il ricco messaggio di Amoris laetitia e non solo l’aspetto delle fragilità, per quanto molto importante, dall’altro quello di non sovrapporci ai documenti già pubblicati sullo stesso argomento dalle diocesi di Bergamo, nel settembre 2017, e di Como, il mese scorso». Tra gli impegni comuni rimangono quello di continuare a sviluppare insieme alcune tematiche in chiave più pastorale e di dare vita a servizi pastorali, sussidiari e permanenti, a cui separati e divorziati in nuova unione possano rivolgersi per avere orientamenti e aiuto, sul modello sia dell’Ufficio già avviato nell’arcidiocesi di Milano ma anche su quanto realizzato a Bergamo, dove il vescovo Francesco Beschi ha dato vita a un’équipe di dieci sacerdoti. Rientra nel primo obiettivo il “Percorso regionale di formazione alla corresponsabilità nella pastorale familiare alla luce di Amoris laetitia”, partito nel novembre scorso e che, attraverso quattro tappe, si concluderà nel prossimo mese di luglio. Un progetto di secondo livello, con relatori di sicuro affidamento – tra gli altri Susy Zanardo, Paola Bignardi, Pietro Boffi, don Aristide Fumagalli, don Eugenio Zanetti, don Enrico Trevisi, oltre allo stesso vescovo Napolioni – che sta coinvolgendo un centinaio di operatori pastorali. «Stiamo offrendo spunti di riflessione ma anche indicazioni concrete – spiega don Eugenio Zanetti, canonista e pastoralista, sacerdote incaricato della consulta regionale per la pastorale familiare – per ripensare la nostra pastorale alla luce dell’Esortazione postsinodale ». Altro tema delicato affrontato nella Lettera dei vescovi lombardi è quello dei cosiddetti incarichi ecclesiali in ambito liturgico, pastorale, educativo. «Ci sono alcuni incarichi ecclesiali – riprende don Zanetti – di particolare rilievo e responsabilità finora ritenuti pastoralmente non adeguati alla condizione oggettiva di vita dei conviventi, sposati solo civilmente o divorziati risposati; tuttavia papa Francesco chiede di attuare anche su di essi un sapiente discernimento, per appurare caso per caso quali di essi possano essere superati; ciò potrebbe avvenire analogamente al discernimento sui sacramenti, tenendo conto sia del bene di questi fedeli che di quello delle comunità. In effetti là dove sono stati elaborati degli orientamenti diocesani o interdiocesani si danno delle indicazioni, ma a dire il vero non sempre conformi». In effetti, la scelta dei vescovi lombardi è stata quella di non fornire indicazioni tassative, ma di contribuire «alla maturazione di orientamenti condivisi nella Chiesa italiana». Anche in questo caso la logica di fondo rimane quella d’accoglienza e della misericordia. «Siamo convinti che per tutti – conclude il vescovo Napolioni – anche per chi è passato a una nuova unione, ci possa essere un percorso di conversione adatto e fruttuoso per camminare nell’amore di Dio».

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Il pastore di Cremona, Napolioni, delegato per la pastorale familiare: valorizzare le esperienze già diffuse in questi anni nelle nostre comunità. Don Zanella della consulta regionale: spunti di riflessione, ma anche indicazioni concrete

 

Così sta lavorando la Chiesa in Italia

Dalla Sicilia al Piemonte, lo studio dell’Esortazione postsinodale

Dopo quelle di Campania, Sicilia, Emilia Romagna e Piemonte, anche la Conferenza episcopale della Lombardia ha ritenuto opportuno fornire una “traccia” condivisa per dare concretezza alle indicazioni contenute in Amoris laetitia.

L’ha fatto, come spieghiamo nell’articolo sopra, con un criterio diverso rispetto a quelli finora utilizzati, volto a valorizzare le specificità locali. Una modalità non solo comprensibile ma del tutto legittima, visto che è la stessa Esortazione postsinodale, rifiutando di fornire indicazioni valide per tutti, a sollecitare la responsabilità degli ordinari locali. «Se si tiene conto dell’innumerevole varietà di situazioni concrete… è comprensibile che non ci si dovesse aspettare dal Sinodo o da questa Esortazione – si legge al n.300 – una nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi». Ecco perché Francesco spiega che «è possibile soltanto un nuovo incoraggiamento ad un responsabile discernimento personale e pastorale dei casi particolari». E visto che «“il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi”, le conseguenze e gli effetti di una norma non necessariamente devono essere sempre gli stessi». Il Papa insomma rifiuta sia di inoltrarsi in una casistica di tipo giuridico che finirebbe per risultare forzatamente incompleta e avrebbe il solo risultato di ingabbiare in schemi troppo rigidi il dinamismo del discernimento, dall’altro di stabilire un nesso obbligato tra norma e percorsi pastorali. Si spiega quindi perché, subito dopo, approfondendo i criteri degli itinerari di accompagnamento e di discernimento da riservare alle persone in situazioni cosiddette “irregolari” che chiedono di essere reintegrate nell’abbraccio della Chiesa, si limita a ribadire che «i presbiteri hanno il compito di accompagnare le persone interessate sulla via del discernimento secondo l’insegnamento della Chiesa e gli orientamenti del vescovo» (Al 300). In un quadro generale di riferimento – appunto Amoris laetitia – che rimane come cornice inelubile, appare corretto che il vescovo locale, o la Conferenza episcopale regionale, esprima un proprio orientamento. E questo orientamento, come dimostrano in modo evidente i vari documenti fin qui prodotti dalle regioni ecclesiastiche italiane, da due diocesi lombarde e dalla diocesi di Albano, possono avere sfumature e accenti diversi, mantenendo intatta originalità ed efficacia. Come grande rilievo va comunque riconosciuto al lavoro avviato in tante diocesi – oltre un centinaio – che, pur senza giungere a un documento organico, hanno scelto percorsi pastorali nel segno di Amoris laetitia. Tra le tante Rossano-Cariati (Calabria) che ha impegnato i sacerdoti in un lungo percorso sul discernimento e ha dato vita a un’équipe pastorale per l’accompagnamento pastorale delle coppie in difficoltà.

(L.Mo.)

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Tra linee guida e tracce, il cammino delle realtà ecclesiali per applicare il testo frutto del Sinodo sulla famiglia

 

Lo «sconcerto» di due prelati: nella forma di una «declaratio»

MIMMO MUOLO

ROMA

Due cardinali, Walter Brandmüller e Raymond Leo Burke, un vescovo, monsignor Athanasius Schneider, e diversi laici, tra i quali l’ex presidente del Senato Marcello Pera, sono stati ieri tra i relatori del convegno “Chiesa cattolica dove vai?” (sottotitolo una frase del cardinale Carlo Caffarra: «Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione»), sfociato nella lettura di una Declaratio. Nel testo si parla di «grave pericolo venutosi a creare per la fede e l’unità della Chiesa» a causa di «interpretazioni contraddittorie » dell’Amoris laetitia, tali che «tra i fedeli nel mondo si diffondono sconcerto e confusione crescenti». Per questo i proponenti ribadiscono l’indissolubilità del matrimonio e riaffermano che «i cristiani che, uniti da un matrimonio valido, si uniscono a un’altra persona mentre il loro coniuge è ancora in vita, commettono il grave peccato di adulterio». Dunque «i divorziati risposati civilmente e non disposti a vivere nella continenza, trovandosi in una situazione oggettivamente in contrasto con la legge di Dio, non possono accedere alla Comunione eucaristica». Tutto questo evidentemente sottintendendo che l’Esortazione di papa Francesco quanto meno renderebbe non assoluta questa regola.

Tutto il convegno, del resto, è stato costruito su uno scoperto quanto rischioso filo del rasoio. Ricordare le “regole del gioco” (ad esempio in materia di plenitudo potestatis del Papa), facendo intendere che in questo frangente si lavora per aggirarle. Oppure richiamarsi (come ha fatto Brandmüller, citando un testo del 1859 del cardinale Newman) al sensus fidei dei fedeli (di cui pure c’è ampia traccia in Evangelii gaudium), sottolineando da un lato che esso «richiede la santità» e che dunque «non lo si può determinare democraticamente» e dall’altro che ce ne sarebbe di più in manifestazioni spontanee come Manif pour tous che nei questionari compilati in vista del Sinodi.

Anche Burke si è mosso su un crinale simile. Secondo il porporato – che è autore dei Dubia, insieme allo stesso Brandmuller, Caffarra e Meisner – quest’ultimo, dopo aver ascoltato la prolusione del cardinale Walter Kasper durante il Concistoro straordinario del febbraio 2014, gli avrebbe confidato che «se non ci fosse stata un’adeguata e repentina correzione, tutto ciò finirà in uno scisma». Inoltre, ha aggiunto Burke, durante il Sinodo del 2014, un cardinale avrebbe sostenuto che «la pienezza del potere, che per diritto divino inerisce all’ufficio petrino, permetterebbe al Papa di prendere una decisione in contrasto con le parole del Signore ». Proprio quelle in cui si fa riferimento all’indissolubilità del matrimonio. Curiosamente è stato proprio il laico Pera a riconoscere che la supposta “confusione” nella Chiesa non si deve a Francesco, ma consisterebbe nella «riduzione del messaggio di salvezza del cristianesimo a messaggio di liberazione». Conseguenza il neopelagianesimo di chi ritiene che ci si può salvare solo con le proprie opere di liberazione. Ma guarda caso è proprio uno dei pericoli dai quali costantemente mette in guardia papa Bergoglio, come si evince anche nella recente Lettera Placuit Deo della Congregazione per la dottrina della fede.

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Presenti all’incontro intitolato «Chiesa cattolica, dove vai?» i cardinali Brandmüller e Burke

 

«È una dichiarazione inutile, nessuno cambia le verità di fede» 

«Che valore dare a questa dichiarazione? Del tutto inutile. Nessuna delle verità di fede che la tradizione ci consegna su Eucaristia e matrimonio viene rivoluzionata da Amoris laetita. Quindi non si vede la necessità di ribadire verità che nessuno mette in dubbio ». Ne è convinto monsignor Giuseppe Lorizio, docente di teologia fondamentale alla Lateranense. «Ma voglio dirlo in maniera serena, non polemica, confrontandomi su alcuni aspetti evocati durante il convegno di ieri».

Cominciamo da un punto teologico fondamentale come il “sensus fidelium”. È stato detto, ricordando un testo del beato Newman, che sarebbe necessario nei momenti di crisi ricorrere alla consultazione dei fedeli laici. Siamo in uno di quei momenti?

Direi proprio di no. Anche perché la consultazione durante il periodo sinodale è già stata fatta in modo ampio e accurato. L’esito è stato chiarissimo. Non se ne può avviare una alternativa. Questo è davvero un punto di debolezza. Ma sono evidenti anche i risultati della ricezione.

Si riferisce all’accoglienza di «Amoris laetitia» nelle comunità?

Certo. Per limitarci all’Italia, quando oltre 150 diocesi avviano iniziative importanti per promuovere e tradurre in prassi pastorale l’Esortazione, vuol dire che non c’è confusione come è stato detto ma gioiosa gratitudine per il cammino sinodale compiuto dalla Chiesa. L’Ufficio famiglia della Cei ha messo insieme un dossier di 200 pagine con tutto quanto fatto in questi due anni. Sono fatti concreti. Come si fa a ignorare questa realtà? Questo vuol dire ascoltare il “sensus fidelium”.

Non le sembra che durante il convegno di ieri temi fondamentali come la coscienza e il discernimento siano stati del tutto travisati?

Purtroppo sì. E mi dispiace che sia stato fatto con un uso strumentale di Newman. Proprio il grande cardinale spiega che le verità di fede sono certamente immutabili, ma per essere salvifiche devono essere condivise dalla coscienza dei credenti. Qui invece si fa un elenco di verità espresse in modo oggettivo e dogmatico senza tenere conto ciò che proprio Newman spiega a proposito della tradizione.

Nella prefazione al libro di Buttiglione anche il cardinale Müller aveva ribadito la piena conformità di «Amoris laetitia » alla tradizione tomistica.

Non solo. Aveva spiegato con chiarezza che due persone in nuova unione potrebbero in coscienza considerare nullo il proprio matrimonio e, pur senza avere la possibilità di ottenere un decreto giuridico, il loro stato dovrebbe essere considerato di colpa lieve. Una valutazione pienamente adeguata alla prassi pastorale da sempre seguita.

Luciano Moia

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