Dj Fabo, il passo del governo: «L’aiuto al suicidio è un reato» AVV 4.4.18

Dj Fabo, il passo del governo: «L’aiuto al suicidio è un reato»

L’Avvocatura di Stato si costituisce davanti alla Consulta

VIVIANA DALOISO

C’è una posizione del governo, sulla spinosa vicenda della morte di dj Fabo e del processo a Milano contro chi quella morte ha reso possibile, il leader radicale Marco Cappato. Ed è quella di intervenire in difesa della legge, in questo caso su un punto fondamentale come la tutela della vita umana. Eccolo, il significato dell’annuncio “tecnico” dato ieri mattina da Palazzo Chigi circa la costituzione dell’Avvocatura di Stato davanti alla Consulta. Una mossa arrivata nei tempi previsti, auspicata da larga parte dei giuristi e subito condannata dall’Associazione Luca Coscioni. Il nodo della questione è proprio l’aiuto al suicidio fornito a Fabiano Antoniani, morto lo scorso 27 feb- braio 2017 in una clinica svizzera. In Italia si tratta di un reato (l’articolo 580 del Codice penale prevede pene da 5 a 12 anni in caso di morte, e da 1 a 5 se – pur sopravvivendo – l’aspirante suicida si ritrova con lesioni gravi o gravissime). Va sempre punito? Ci sono situazioni nelle quali reato può non essere? La questione, che pareva di per sé improponibile, lo è diventata proprio col processo a Milano a carico di Cappato.

Il Tribunale, orientato ad assolvere quest’ultimo, ha infatti preferito rimandare la questione alla Corte Costituzionale. Con un obiettivo preciso: arrivare a una pronuncia che dichiari l’incostituzionalità del reato di aiuto al suicidio quando a chiedere la morte sia una persona gravemente malata. E qui entra in gioco Palazzo Chigi, che con l’Avvocatura dello Stato interviene so- litamente nei giudizi di legittimità costituzionale «non solamente per “difendere” un interesse rappresentato dal governo – aveva spiegato qualche giorno fa ad Avvenire il presidente emerito della Consulta Cesare Mirabelli –, ma anche per assicurare nelle questioni di maggiore rilievo la dialettica che è opportuno caratterizzi ogni procedimento giurisdizionale». Ciò che è stato fatto anche in questo caso.

Nel pomeriggio di ieri d’altronde, mentre contro il governo si scatenava il fuoco dei radicali («È un grave passo indietro dell’Italia sui diritti» ha tuonato Mina Welby), il ministero della Giustizia s’è affrettato a precisare che l’intervento dell’esecutivo «non è contro Marco Cappato, ma riguarda la legittimità della norma sull’istigazione al suicidio». Che, è evidente, se fosse cancellato finirebbe «col lasciare impunite condotte che nulla hanno a che fare con la tematica del rispetto delle volontà dei malati terminali».

La decisione è stata accolta con soddisfazione dal Movimento per la Vita, che ha depositato un atto di intervento nel giudizio in aggiunta a quello dei giuristi del Centro studi Livatino di venerdì scorso. Tra i quattro punti sui quali insiste quest’ultimo col proprio presidente, Mauro Ronco, perché la questione «sia dichiarata inammissibile o, in subordine, manifestamente infondata », spicca proprio quella che «tutelando il diritto fondamentale alla vita e proscrivendo l’uccisione intenzionale di una persona» la cancellazione del 580 «costituirebbe un vulnus irrimediabile» della Costituzione. «Prevedibile e legittima la costituzione, tramite l’Avvocatura dello Stato, davanti alla Consulta nel procedimento sollevato dalla Corte di Assisi di Milano sulla vicenda del dj Fabo» secondo Lucio Romano, docente di bioetica e senatore della scorsa legislatura. «La questione di legittimità è sul piano del diritto, tuttavia non possono essere sottaciuti fondamentali e drammatici interrogativi bioetici – ha proseguito –. Si tenderebbe a legittimare una volontà suicidiaria, cooperando e agevolandola, che non è sovrapponibile al rifiuto di atti medici sproporzionati e futili o della possibilità di ricorrere a cure palliative e terapie del dolore per una morte naturale». «Alla Consulta troveremo l’Avvocatura di Stato? – ha commentato Cappato –. Noi comunque andiamo avanti. Il Parlamento ora discuta la nostra legge popolare sull’eutanasia legale».

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Soddisfatti Movimento per la vita e i giuristi del Centro Livatino. L’ira dei radicali dell’Associazione Coscioni

 

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