Giovani, sesso e ‘pillole’ Ignoranza ad alto rischio AVV 12.1.18

Il caso Un’importante azienda farmaceutica diffonde un dossier secondo cui le ‘millennial’ avrebbero informazioni approssimative sulla sessualità Come le loro madri

Giovani, sesso e ‘pillole’ Ignoranza ad alto rischio

Ma il rimedio non può essere la contraccezione

LUCIANO MOIA

 

Sessualità come merce di consumo o come dono prezioso che, nella relazione personale, arricchisce se stessi e costruisce futuro per tutti? Risposta quasi scontata, da quando il mercato ha fatto proprio l’argomento nelle sue infinite declinazioni e anche un problema serio e complesso come la pianificazione delle nascite è stato trasformato in una guerra commerciale tra case farmaceutiche e industrie elettroniche. Su Amazon si possono trovare una ventina di apparecchi digitali diversi per il controllo dell’ovulazione e per la regolazione della fertilità, mentre per aggirarsi nell’universo delle pillole anticoncezionali, tra quelle a diverso dosaggio ormonale, ad azione prolungata, a lento rilascio, sottocutanee e tanto altro ancora, non basta ormai più nemmeno una laurea in ginecologia. Ma a fronte di un’offerta contraccettiva così ampia e così capillare, i giovani continuano ad ignorare il problema se è vero che il 41% delle gravidanze nel mondo (circa 208 milioni l’anno) arrivano al di fuori di qualsiasi pianificazione e – soprattutto – il 25% dei giovani ha rapporti sessuali senza alcuna precauzione.

Sono i dati diffusi in questi giorni da una delle maggiori industrie farmaceutiche mondiali, la Bayer che, con un sintetico ma significato dossier, ha lanciato l’allarme contraccezione. Allarme, naturalmente, secondo il punto di vista di una grande multinazionale che ha come obiettivo non mascherato quello di promuovere i suoi prodotti. Ma, nel perseguire l’intento, delinea una situazione, analizza una serie di dati raccolti in modo scientifico e trae delle conclusioni. Che possiamo riassumere in questo modo: le giovani di oggi, le cosiddette millennial, sono disinformate su sessualità, riproduzione e contraccezione più o meno come lo erano le loro madri e le loro nonne. Ma la libertà sessuale sommata al pressapochismo e alla presunzione frutto dell’ignoranza gioca loro brutti scherzi – il dossier Bayer non usa naturalmente queste parole – e troppo spesso arriva una gravidanza indesiderata. Se gli aborti non aumentano è perché le nostre millennial, a differenza delle mamme – le

baby bommer– hanno a disposizione la cosiddetta ‘contraccezione di emergenza’, cioè la pillola abortiva (per non lasciarci invischiare nei tranelli dell’antilingua), e provvedono in tempi rapidi. La relazione ministeriale di cui parliamo nella pagina accanto, conferma7 “> un dato che il dossier già anticipava. La duplicazione delle vendite di EllaOne, appunto la pillola dei cinque giorni dopo, soprattutto dopo che si può acquistare senza obbligo di ricetta, è frutto proprio della dilagante inconsapevolezza delle giovani generazioni. Ma, come abbiamo più volte documentato, il ricorso frequente alla contraccezione d’emergenza può avere pesanti conseguenze sulla salute e, al di là degli aspetti etici, non dev’essere archiviato come prassi a cui ricorrere in modo superficiale.

Un quadro drammatico che, secondo il dossier, specchio della cultura dominante sempre più orientata dal patto di ferro mercato-medicinamedia, si risolve con «una scelta contraccettiva consapevole» in dialogo con il proprio medico. Più contraccezione insomma. Noi diciamo invece, più educazione, più scelte valoriali, più sforzi per dare ai ragazzi risposte di senso, non farmaci che vorrebbero risolvere il ‘problema’ senza però risolvere l’inquietudine che soffoca il cuore dei nostri ragazzi. E questo ruolo tocca per primo – e in modo insostituibile – ai genitori. Lo stesso dossier ci dice che le ragazze, nonostante internet, nonostante le pressioni mediatiche per medicalizzare le informazioni sessuali, si fidano in modo quasi esclusivo delle loro mamme. Il problema è che la maggior parte delle mamme dispone a sua volta di informazioni imprecise o approssimative. Il 51% ha dichiarato che a suo tempo «non possedeva informazioni necessarie per intraprendere una scelta consapevole». Quasi la stessa sorte delle figlie che oggi, con una percentuale comunque ragguardevole, il 35%, rivela la stessa disinformazione. Ma un ragazzo, proprio su argomenti così intimi e delicati, desidera da un genitore informazioni ‘tecniche’ o una testimonianza di vita credibile e coerente?

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«La liberazione sessuale è un fallimento»

Padre Benanti: senza educazione lasciamo i giovani in balìa della società

MILANO

«Questa ricerca ci dice una cosa di grande significato: nonostante la rivoluzione sessuale i giovani non hanno una conoscenza adeguata della propria sessualità. E poiché, citando dati del ministero della Sanità, si parla di una decuplicazione del ricorso alla contraccezione d’emergenza, vuol dire che troppi giovani hanno rapporti sessuali occasionali o comunque al di fuori di una qualsiasi progettualità di vita. La rivoluzione sessuale è stata un fallimento ». Lo spiega padre Paolo Benanti, francescano del terzo ordine regolare, docente di teologia morale alla Gregoriana, bioeticista ed esperto di pastorale giovanile, autore di molti studi sull’argomento.

Le giovani di oggi si comportano nei confronti della sessualità come le donne prima della rivoluzione sessuale. C’è da preoccuparsi?

Molto. Ma se prima era facile puntare il dito contro la repressione familiare, contro le posizioni oscurantiste della Chiesa che seminava veti e paure, oggi che non è più la cultura cattolica quella dominante, l’idea di una liberazione che equivale a una coscientizzazione, è falsa.

Come rimediare?

Se non si educa alla sessualità non si arriva da nessuna parte. E questa educazione deve arrivare dalla famiglia, anzi soprattutto dalle madri visto che, anche la ricerca, spiega che le giovani si fidano soprattutto delle madri. Se non c’è una trasmissione valoriale familiare non c’è nessuna trasmissione. E senza questa trasmissione noi condanniamo i giovani a galleggiare nel loro tempo.

Come si è creata questa situazione?

Siamo in una cultura che vorrebbe convincerci che la sessualità va lasciata alla mera spontaneità, per cui ogni tentativo di inquadrare la sessualità in una dimensione etica sarebbe una sorta di castrazione o di forzatura ideologica. Questi dati ci dicono esattamente il contrario. E che cioè, mentre per i cavalli, per i gatti e per gli altri mammi-feri, la sessualità è ‘automatica’, è un dono di natura, noi siamo una specie unica, per cui la sessualità è legata una caratteristica fondamentale che è l’amore.

Un errore quindi pensare che la sessualità possa ridursi a spontaneità?

No, di più, è un’ideologia pericolosa tanto quanto altre ideologie. Il fatto che un’industria laica ci confermi con dati scientifici questa verità è un appello a tutta la coscienza ecclesiale perché torni ad abitare – come dice papa Francesco in Amoris laetita – il bene dell’educazione sessuale, ma che sia etica, fondata sui valori, non semplicemente ‘tecnica’.

L’ignoranza diffusa sulla conoscenza del corpo e sulle funzioni della sessualità è il fallimento della società pansessualista?

Significa che nonostante internet, nonostante un parlare di sesso in modo pervicace e avvolgente, continuiamo ad avere la metà delle intervistate che raccontano di aver avuto rapporti non protetti. O, se vogliamo leggerla da una posizione diversa, la questione è ancora più maschilista. Invece che una liberazione siamo di fronte a una vera coartazione delle pulsioni sessuali più basse. La ricerca ci dice che tra ieri e oggi non c’è un’evoluzione. E questo è impressionante.

Perché non siamo riusciti a trasmettere questi valori?

Come Chiesa dobbiamo fare autocritica, ma dobbiamo anche riconoscere che il tema della sessualità ha smesso di essere tema etico per diventare medico, economico e politico. Non siano più di fronte a questioni che riguardano solo la vita morale e i comportamenti. Oggi si parla di contraccezione soprattutto in termini medici, commerciali, di mercato. Il cosiddetto ‘stile di vita’ interessa meno. E quando entrano queste logiche di mercato, la pastorale deve imparare a confrontarsi anche con la pubblicità, con il marketing per esempio, che sono realtà che cambiano completamente il modo di comunicare.

E non siamo stati in grado di farlo?

Non siano stati in grado di offrire ai giovani un senso a tutto questo. Perché quello che emerge dalle domande è che i giovani si chiedono ragioni. E sono ragioni, appunto risposte di senso, che né il mercato né la pubblicità né la medicina, né le istituzioni possono dare. È una domanda di qualità antropologica che punta ad inquadrare la sessualità nella sua vera natura, in una logica di relazione che deve avere alla base l’amore. E questo deve avere un senso. E se la famiglia e la Chiesa non si fanno mediatori di questo senso, questo non lo fa nessuno.

Un appello urgente alla pastorale?

Sì, torniamo ad essere mediatori di senso anche e soprattutto per quanto riguarda la sessualità e l’affettività. Attenzione, non mediatori di una qualche tecnica ma portatori in prima istanza di una domanda di senso che risuona muta nel cuore di questa generazione e ha quindi bisogno di essere decodificata alla luce della più grande categoria di amore possibile, che è l’amore che ci mostra il Vangelo.

Cosa ci è mancato?

La testimonianza. La trasmissione valoriale, più che di parole, ha bisogno di esempi. Se noi vediamo anche che nella scelta del metodo anticoncezionale è più rilevante l’opinione della madre rispetto a quella del partner, vuol dire che rispetto al sentirsi amati, è più credibile la madre rispetto a un partner che, purtroppo, rischia spesso di essere occasionale. Ma è chiaro che se la madre a sua volta non è formata, non può essere testimone di quella trasmissione valoriale. La cosa paradossale è che quando si lavora con i giovani, come faccio io, questi discorsi di senso sono accolti e condivisi. I giovani sono assetati di senso. Ripartiamo da lì.

Luciano Moia

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L’intervista

«Come Chiesa facciamo autocritica e torniamo a essere mediatori di senso Ai genitori tocca la trasmissione valoriale

Padre Paolo Benanti

 

Buone prassi

Già nel 2015 il Forum aveva messo insieme le idee migliori per offrire spunti educativi

Affettività e sessualità, i progetti ci sono

MILANO

Educare all’affettività e alla sessualità. Un’urgenza che spesso si scontra con una preoccupazione concreta. Come farlo senza cadere nel solito, improponibile elenco di divieti e di prescrizioni? Da tempo associazioni e comunità hanno messo in fila una serie importanti di progetti che sposano la freschezza della proposta con la puntualità delle informazioni. Il Forum delle associazioni familiari, già nel 2015, aveva raccolto questi progetti in un’area tematica chiamata ‘Il filo e la rete’ di cui è stata responsabile Lodovica Carli, presidente del Forum pugliese, ginecologa e insegnante di metodi naturali. Og- gi l’iniziativa è confluita nel più ampio orizzonte del progetto ‘Immischiati a scuola’. Le proposte per l’educazione all’affettività e alla sessualità sono comunque disponibili. Ecco le principali:

‘La luna nel pozzo’ – Forse il progetto più radicato e sicuramente quello più diffuso, frutto della collaborazione tra l’associazione apulo- lucana della ‘Bottega dell’orefice’ e l’Ufficio scolastico regionale della Puglia. È diffuso in 18 scuole.

‘Cogito et volo’ – L’idea è dell’educatore palermitano Camillo Sgroj. Punta ad offrire ai ragazzi la formazione ad un’affettività responsabile e attivare riflessioni positive sui concetti di intimità, amore, amicizia, sessualità.

‘L’amore ai tempi di Facebook’ – L’idea nasce nell’ambito del Movimento Familiaris consortio di Sassuolo, emanazione della Comunità delle beatitudini di don Pietro Margini. È diffuso in una decina di scuole emiliane.

‘Teen Star Italia’ – Si tratta di un programma di educazione alla sessualità diffuso su scala internazionale. Nato 30 anni fa grazie all’intuizione di due ginecologi americani, è conosciuto in Italia grazie al Centro di Ateneo di studi sulla famiglia dell’Università Cattolica.

‘Io Tarzan tu Jane’ – Il progetto nasce da un’idea di Marco Scarmagnani, formatore e mediatore familiare e sfrutta alcune delle più note sequenze cinematografiche in chiave educativa.

‘RispettiAmoci’ – L’idea è del Forum delle associazioni familiari dell’Umbria. Si tratta di un progetto interdisciplinare suddiviso in quattro ambiti.

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