Bassetti: il lavoro è sacro. I precari, moderni schiavi AVV 12.1.18

Milano.

Bassetti: il lavoro è sacro. I precari, moderni schiavi

GIACOMO GAMBASSI

MILANO

Racconta il «grido continuo» di coloro che bussano alla sua porta. «Mi sento supplicare: “Per favore, mi aiuti a cercare un posto di lavoro”. Il lavoro è sacro ed è l’autentica priorità per il nostro Paese. Se lo ripeto, è perché tutto ciò fa parte della missione della Chiesa e della mia missione di pastore », spiega il cardinale Gualtiero Bassetti nella Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale a Milano. Ospite ieri mattina della giornata di studio su “Il lavoro, dimensione umana e dimensione spirituale” promossa dal Centro studi di spiritualità, l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei invoca un «nuovo patto sociale» per far fronte alla disoccupazione e parla di precariato. «Leggo sui giornali titoli più o meno simili: “Lavoro da record. Mai così tanti occupati”. Eppure, quando scorro i dati, scopro che i nuovi assunti sono in gran parte a termine e solo uno su dieci avrà un posto fisso». Da qui la denuncia – come scrive nella sua relazione – di «una delle più drammatiche questioni sociali della nostra società». Oggi, aggiunge Bassetti, «i precari sono i moderni schiavi delle società ricche. Occorre uscire da questa palude ingiusta e iniqua». Il cardinale si sofferma sulla piaga della «disoccupazione giovanile che supera il 30% con punte del 50% nel Mezzogiorno». E ribadisce che la Chiesa deve essere «coscienza critica» perché altrimenti «non serviamo alla causa del bene comune». Poi dal capoluogo lombardo lancia un messaggio: «Lavorare meglio, lavorare tutti». Ad accogliere Bassetti l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini. «C’è bisogno che la dimensione spirituale si incontri con l’attualità – afferma nel suo saluto –. Va incoraggiata l’interazione fra il vissuto della gente e la riflessione teologica che ha sicuramente molto da dire sulle questioni che toccano le persone». Accanto a Bassetti c’è l’ex sindacalista Savino Pezzotta che con lui dialoga. «Incarnare il Vangelo nella vita significa anche dire che le sofferenze del mondo del lavoro sono le mie sofferenze», spiega. Nel suo intervento sostiene che il Jobs Act «non è la verità», che l’abolizione dell’articolo 18 «ha portato a una libertà di licenziare impensabile», che il «salario minimo garantito è puro assistenzialismo», che «i politici non conoscono più la fabbrica», che «domina il pensiero liberista come segnala papa Francesco». E se Pezzotta chiede ai cristiani «non solo di citare le encicliche ma anche di calarle nel quotidiano», ecco la proposta di «ridurre gli orari di lavoro per avere più tempo da dedicare ai figli, alla famiglia, agli anziani e per far entrare nuove forze e giovani».

Il lavoro, insiste Bassetti, fa dell’uomo un «collaboratore di Dio». E col suo spirito toscano spiega che «negli anni da fabbro ferraio Gesù ha santificato il lavoro e già in bottega annunciava il Vangelo». Ricorda Leone XIII, suo predecessore alla guida della Chiesa di Perugia, che «andava in giro con il taccuino fra i contadini per comprenderne i problemi» prima di arrivare a scrivere la Rerum Novarum. Poi indica come riferimento il domenicano padre Marie-Dominique Chenu che negli anni Cinquanta pubblicò il volume Per una teologia del lavoro. «Adesso serve una nuova teologia del lavoro», sprona il presidente della Cei. E avverte che, se la Rerum Novarum nacque come risposta alla rivoluzione industriale, oggi «siamo di fronte a una nuova questione sociale scaturita dalla rivoluzione della tecnologia e della biomedicina ». L bussola? «La Laudato si’ di Francesco, la Rerum Novarum contemporanea».

Davanti ai cronisti il presidente della Cei tiene a far sapere che alla comunità ecclesiale «in questo momento sta a cuore affrontare i problemi concreti della gente». Del resto, prosegue, «vorremmo che la politica con la P maiuscola facesse sinergia in questo senso». Il rischio è quello «di appiattirsi su slogan o su proposte generiche». E «impegnarsi per il bene comune» vuol dire guardare al «bene di tutti, al di là di personalismi, di egoismi privati, di visioni settarie e di populismi». In chiusura Bassetti accenna alle parole di un “suo” sacerdote chiamato a una manifestazione di lavoratori: «Dal palco ha detto: “Il lavoro è pane; il pane è vita. Se si toglie il lavoro, si toglie la vita”. Faccio mio questo pensiero che considero una sintesi del Vangelo».

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