Adolescenti e mamme la scelta nei film e in tv AVV 12.1.18

La tendenza

Adolescenti e mamme la scelta nei film e in tv

ANGELA CALVINI

 

Micol ha 16 anni, è rimasta incinta del suo insegnante ed è disperata. Il feto di 16 settimane pareva affetto da spina bifida e quindi le era stata prospettato l’aborto tardivo. Invece una nuova ecografia le sta mostrando che il bambino è sano, si muove, sta deglutendo, e lei a occhi spalancati e addolciti chiede alla dottoressa: «Mi fa vedere le mani per favore?». Ogni timore crolla di fronte alla bellezza della vita. È una scena toccante, quella vista martedì sera su Rai 1 nella nuova fiction di Francesca Archibugi Romanzo famigliare( anche se purtroppo “controbilanciata” da una sparata faziosa della ginecologa sui medici obiettori di coscienza). Comunque sia, sempre più protagoniste giovanissime delle serie tv e dei film affrontano la prova della gravidanza inattesa scegliendo di tenere il bebé. Secondo quello che molte enciclopedie di cinema definiscono il pregnancy plot, la gravidanza è un momento di svolta della trama per aggiungere tensione alla storia e portare alla crescita della protagonista. È successo anche di recente nella trasgressiva serie americana Girls dove la rampante Hannah resta incinta dopo un’avventura, e alla fine decide di lasciare New York e trasferirsi in provincia per crescere il suo bambino. In Italia, molto attente e anche “controcorrente” le fiction targate Lux Vide, come Don Matteo e soprattutto Che Dio ci aiuti, ambientata in una casa famiglia, che mostrano quanto l’amore e l’accoglienza possano sostenere le giovani madri.

Il punto di svolta epocale nel 2007 è stato Junodi Ivan Reitman, un piccolo film indipendente che meritò l’Oscar alla sceneggiatura a Diablo Cody. Più di recente, nel 2016, ha avuto successo il poetico Piuma di Roan Johnson, dove due ragazzini accolgono, contro tutti, il proprio bambino. «Juno ha generato un cambio culturale molto forte perché è riuscito a mettersi dal punto di vista di una 16enne – conferma Armando Fumagalli, docente di Semiotica e storia e linguaggi del cinema internazionale alla Cattolica di Milano – . Il momento della decisione di tenere il bimbo non fa appello a ragionamenti complicati ma a una percezione immediata del feto. Da una parte il film ha “sdoganato” l’idea che una adolescente sia in grado di portare avanti una gravidanza, dall’altra evidenzia come oggi, molto più di 30 o 40 anni fa, le immagini dello sviluppo del feto diano la percezione concreta del fatto che si tratti di un bambino. Queste due linee hanno smontato un po’ la costruzione ideologica degli anni ’70 e ’80, in cui si proclamava “l’utero è mio e me lo gestisco io”». Da lì nacque nel 2009 negli States un format controverso e di successo, 16 anni incinta, docu-reality targato Mtv, anche in versione italiana, che seguiva le storie vere di ragazzine che decidevano di tenere il figlio. Seguita dal docu-reality Teen mom, versione italiana G3 Piccole mamme crescono di Babel tv. Conclude Fumagalli: «Juno, come Piuma ha fatto passare la gravidanza adolescenziale da condizione catastrofica a condizione di cui essere orgogliose. Questo dimostra quanto sia potente la forma del racconto».

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