CEI Messaggio sull’importanza di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica (Irc) AVV 11.1.18

Il Messaggio In vista dell’iscrizione al nuovo Anno scolastico, dalla presidenza della Cei un forte richiamo all’insegnamento della religione cattolica come occasione formativa e di conoscenza «delle radici cristiane della nostra cultura e società»

 Quell’ora per scoprire il senso della nostra vita

Irc, insegnamento che fa crescere tutti

L’invito è rivolto ai genitori come agli studenti. Nel Messaggio in cui riflette sull’importanza di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica (Irc) per il prossimo anno scolastico, la Presidenza della Cei sottolinea che si tratta «di un’occasione formativa importante» per arricchire il percorso di crescita e «conoscere le radici cristiane della nostra cultura e della nostra società». Al tempo stesso i contenuti dell’ora di religione mentre accompagnano i cambiamenti culturali e sociali in atto sono in grado di rispondere efficacemente «alle domande più profonde degli alunni di ogni età, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado». E i numeri stanno lì a dimostrarlo. Nell’anno scolastico 2016-2017 la percentuale degli studenti che si sono avvalsi dell’Irc è stata complessivamente dell’87,1% con punte del 90,7% nella scuola primaria. Il Messaggio arriva alla vigilia delle iscrizioni al prossimo anno scolastico, possibili da martedì 16 gennaio all’8 febbraio.

Pubblichiamo il Messaggio della Presidenza della Conferenza episcopale italiana in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nell’anno scolastico 20182019.

Cari studenti e cari genitori, nelle prossime settimane si svolgeranno le iscrizioni online al primo anno dei percorsi scolastici che avete scelto.

Insieme alla scelta della scuola e dell’indirizzo di studio, sarete chiamati ad effettuare anche la scelta di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica. È proprio su quest’ultima decisione che richiamiamo la vostra attenzione, perché si tratta di un’occasione formativa importante che vi viene offerta per arricchire la vostra esperienza di crescita e per conoscere le radici cristiane della nostra cultura e della nostra società.

Anche se ormai questa procedura è divenuta abituale, vogliamo invitarvi a riflettere sull’importanza della scelta di una disciplina che nel tempo si è confermata come una presenza significativa nella scuola, condivisa dalla stragrande maggioranza di famiglie e studenti.

Avoi genitori desideriamo ricordare soprattutto il fatto che in questi ultimi anni l’Irc ha continuato a rispondere in maniera adeguata e apprezzata ai grandi cambiamenti culturali e sociali che coinvolgono tutti i territori del nostro bel Paese.

I contenuti di questo insegnamento, declinati da specifiche Indicazioni didattiche, appaiono adeguati a rispondere efficacemente anche oggi alle domande più profonde degli alunni di ogni età, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado. La domanda religiosa è un’insopprimibile esigenza della persona umana e l’insegnamento della religione cattolica intende aiutare a riflettere nel modo migliore su tali questioni, nel rispetto più assoluto della libertà di coscienza di ciascuno, in quanto principale valore da tutelare e promuovere per una vita aperta all’incontro con l’altro e gli altri. Anche papa Francesco nei giorni scorsi ha ricordato che « questa è la missione alla quale è orientata la famiglia: creare le condizioni favorevoli per la crescita armonica e piena dei figli, affinché possano vivere una vita buona, degna di Dio e costruttiva per il mondo » (Angelus nella Festa della Sacra Famiglia, 31 dicembre 2017).

Avoi studenti desideriamo ricordare il diffuso apprezzamento che da anni accompagna la scelta di tale insegnamento. I vostri insegnanti di religione cattolica si sforzano ogni giorno per lavorare con passione e generosità nelle scuole italiane, sia statali che paritarie, sostenuti da un lato dal rigore degli studi compiuti e dall’altro dalla stima dei colleghi e delle famiglie che ad essi affidano i loro figli.

Per tutti questi motivi, desideriamo rinnovare l’invito ad avvalervi dell’insegnamento della religione cattolica, sicuri che durante queste lezioni potrete trovare docenti e compagni di classe che vi sapranno accompagnare lungo un percorso di crescita umana e culturale, decisivo e fondamentale anche per il resto della vostra vita.

La Presidenza della Conferenza episcopale italiana

 

L’intervista Parla il direttore dell’Ufficio Cei: è l’invito a una scelta consapevole

Occasione di formazione umana completa

Saottini: una proposta educativa di alto profilo come i valori a cui ci riferiamo

ENRICO LENZI   MILANO

È un forte invito a genitori e studenti per una scelta consapevole e responsabile ». Don Daniele Saottini responsabile del Servizio nazionale Cei per l’insegnamento della religione cattolica (Irc), sintetizza così il messaggio che ogni anno i vescovi italiani rivolgono alle famiglie impegnate nella iscrizione dei propri figli al prossimo anno scolastico.

Una scelta che raggiunge livelli molto alti: circa l’88% degli studenti italiani. Segno di buona salute dell’insegnamento?

Direi di si, confortato anche dai risultati che giusto un anno fa sono emersi da una ricerca specifica sull’Irc, definita “una disciplina alla prova”. Ov-« viamente non mancano spazi di miglioramento, ma complessivamente la disciplina appare apprezzata e scelta con convinzione. Ovviamente questo non significa fermarsi nel migliorare, ma certo rappresenta un momento importante di valutazione a oltre 30 anni dalla trasformazione della disciplina da obligatoria a opzionale.

Quali sono secondo lei i punti forti su cui si basa questa scelta?

Da tempo nella nostra società si fatica a creare relazioni educative significative. Lo vivono sulla loro pelle le stesse famiglie. L’Irc si propone come una occasione di formazione umana completa. Una formazione con la quale cercare di superare quella sensazione di essere adulti ‘afoni’ rispetto a grandi valori come il dialogo, l’accoglienza, il confronto e potremmo continuare ancora. Scegliere questo insegnamento significa accompagnare quel cammino di crescita in un aspetto delicato della vita che è quello delle scelte.

Lei parla di occasione per apprendere valori. Eppure davanti alla società in cui ci troviamo sembrerebbe una scelta “perdente”.

Potremmo usare l’immagine evangelica del seminatore e del seme che cade sui diversi tipi di terreno. L’Irc è così: un seme sparso su tanti terreni, che sono gli studenti, molti dei quali non italiani e neppure di religione cattolica. Eppure sono una presenza significativa. A tutti loro offriamo la possibilità di fare propri questi valori. È l’offerta di un orizzonte che speriamo possa portare frutto.

E in tanti scelgono di avvalersene…

E non dimentichiamoci che si tratta di una scelta responsabile, direi quasi impegnativa visto che si tratta di fare una ora in più di lezione senza un immediato ritorno, come il voto che fa media. Si potrebbe definire la scelta di una disciplina “gratuita” che non da “vantaggi” immediati. Eppure l’88% degli studenti e delle famiglie non rinuncia a questa opportunità educativa e formativa.

Lo scorso 1° settembre i vescovi hanno scritto una Lettera ai docenti del-l’Irc esprimendo la loro gratitudine per il servizio svolto alla Chiesa e al Paese. Un gesto significativo…

Un apprezzamento non solo dei vescovi, ma anche delle famiglie e degli studenti stessi che possono verificare in classe l’impegno di questi 24mila docenti, che si spendono per loro. Una presenza apprezzata anche dai colleghi delle altre discipline, tanto che non sono pochi i docenti Irc a svolgere funzioni di servizio all’interno dall’organizzazione scolastica stessa. Insegnanti che hanno fatto dell’aggiornamento professionale un aspetto decisivo e che si spendono davvero molto per rendere questa ora di insegnamento occasione di crescita umana completa.

Scelta, valori, responsabilità, impegno: parole un po’ controcorrente in questa società, non le sembra?

È la sfida che vogliamo raccogliere con la presenza dell’Irc nella scuola italiana, accanto alle famiglie e agli studenti. Una proposta educativa di alto profilo, come lo sono i valori a cui facciamo riferimento nel nostro insegnamento.

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L’esperienza sul campo

Ecco come far capire ai ragazzi perché «vale»

ANDREA MONDA

Religione vuol dire essenzialmente relazione. Per questo l’ora di religione rappresenta l’insegnamento per eccellenza, nel senso che mostra in modo evidente la sostanza del fenomeno che chiamiamo “scuola”: un’esperienza di relazione tra esseri umani. Nella sua “debolezza”, un insegnamento facoltativo, concentrato in una sola ora a settimana, con minor peso rispetto alle altre materie in termine di media dei voti (che per lo più sono giudizi, non voti nume-rici), quest’ora di lezione riesce però a cogliere e rappresentare il cuore della scuola, intesa come lo spazio e il tempo dell’incontro, fecondo, tra le generazioni. L’ora di religione è una spada che taglia e pone in modo secco la questione su cosa sia effettivamente la scuola: non solo e non tanto un’erogazione di nozioni e informazioni ma innanzitutto un’esperienza educativa e formativa, intrecciata strettamente con la vita. Insegno religione dal 2000 nei licei di Roma e ho potuto constatare la “specialità” di questo insegnamento che, affine in tutto alle altre materie (una disciplina scientifica esattamente come la letteratura e l’algebra, la filosofia e il greco…), per alcuni aspetti rimane un unicum, un qualcosa di diverso che peraltro gli studenti subito percepiscono. Questa specialità non è tanto negli aspetti esteriori, strutturali (la debolezza sopra evidenziata), ma risiede in quei contenuti che, come ricordano i vescovi italiani, «appaiono adeguati a rispondere efficacemente anche oggi alle domande più profonde degli alunni di ogni età». Io lo spiego in classe nella prima lezione: «Quest’ora ha come argomento ciò che vi interessa di più: voi». Il modo è un po’ rozzo, ma il messaggio arriva, efficace, grazie a quella parola: interessare. Ciò di cui tratta l’ora di religione cattolica, un credo basato sull’incarnazione di un Dio fatto uomo, è proprio il mistero dell’uomo, qualcosa che inter-essa, cioè sta dentro il cuore di ogni adolescente. E l’interesse è il vero antidoto alla noia, l’oscuro nemico che tra le pareti degli edifici scolastici spesso trova un terreno d’elezione.

Più di ogni altra disciplina, studiare il cristianesimo (il suo corpus teologico, il suo sviluppo storico e gli effetti di questa storia bimillenaria nella cultura, nell’arte, nell’etica, nella politica, nell’economia..) non può non interessare gli adolescenti perché al centro c’è l’esperienza umana, quella quotidiana, concreta, in tutte le sue sfaccettature. Quando escono da scuola e incontrano la loro fidanzata o quando discutono con gli amici e litigano con i genitori, quando ascoltano le notizie dal mondo, quando attraversano momenti di prova, fosse anche la semplice interrogazione, quando giocano o ballano o solamente chiacchierano fino a tarda notte, i nostri studenti portano nel loro cuore molto di ciò che apprendono tra i banchi ma forse, più di ogni altra nozione, prevale il ricordo di quella discussione, guardandosi negli occhi, con il docente di religione. Nelle pieghe della loro esistenza quotidiana forse quelle parole che scaturiscono dalla spiegazione di uno dei nuclei tematici della religione cattolica possono rivelarsi più incisive, durature, feconde della formula del quadrato di un binomio o dell’ossigeno, della data della caduta di Costantinopoli o della regola dell’ablativo assoluto. I giovani hanno, anzi sono, domande, domande innanzitutto rivolte verso se stessi e hanno quindi bisogno di luoghi favorevoli all’espressione di queste domande, ed è qui che entra in gioco la responsabilità del docente e la sua capacità di far emergere, dal profondo, quelle domande che proprio nell’età scolastica possono e devono giungere a fioritura.

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