Ecco perché il 2018 sarà un anno «giovane» Al centro il Sinodo AVV 4.1.18

Il fatto

L’evento pensato per «rileggere» la Chiesa con gli occhi delle nuove generazioni il cui futuro Mattarella indica come priorità

Ecco perché il 2018 sarà un anno «giovane»

Al centro il Sinodo voluto dal Papa per dare voce alle speranze dei ragazzi

MATTEO LIUT

 

Rileggere la Chiesa (e il mondo) attraverso gli occhi delle nuove generazioni: è un compito tanto complesso quanto improcrastinabile quello che papa Francesco ha inserito tra le priorità nella lista delle “cose da fare” in questo 2018 che si è appena aperto. Una missione alla quale il Pontefice sta invitando tutte le Chiese locali del mondo dall’ottobre 2016, quando annunciò che la XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi in programma nell’ottobre 2018 avrebbe avuto come tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Da quel momento la preparazione è proseguita senza sosta sia a livello “centrale”, con la Segreteria del Sinodo dei vescovi impegnata a coordinare i lavori, sia a livello locale nelle diocesi di tutto il pianeta. E il 2017 ha visto in campo diverse iniziative pensate per rendere l’appuntamento in programma dal 3 al 28 ottobre prossimi un autentico evento di Chiesa secondo le intenzioni dello stesso Bergoglio, che fin dalle prime battute ha chiesto una partecipazione attiva anche dei giovani, inclusi quelli “lontani” e appartenenti ad altre fedi.

Proprio Francesco ha voluto ricordare l’importanza del Sinodo dedicato ai giovani al termine dell’anno che ci siamo da poco lasciati alle spalle. Il 21 dicembre, infatti, durante l’udienza alla Curia romana in occasione dei tradizionali auguri natalizi, il Pontefice ha sottolineato che «chiamare la Curia, i vescovi e tutta la Chiesa a portare una speciale attenzione ai giovani, non vuol dire guardare soltanto a loro, ma anche mettere a fuoco un tema nodale per un complesso di relazioni e di urgenze: i rapporti intergenerazionali, la famiglia, gli ambiti della pastorale, la vita sociale». Un richiamo che di fatto ha ripreso quello affidato all’inizio del 2017, il 13 gennaio, al Documento preparatorio. «La Chiesa – si legge nell’introduzione – ha deciso di interrogarsi su come accompagnare i giovani a ri- conoscere e accogliere la chiamata all’amore e alla vita in pienezza, e anche di chiedere ai giovani stessi di aiutarla a identificare le modalità oggi più efficaci per annunciare la Buona Notizia. Attraverso i giovani – continua il Documento –, la Chiesa potrà percepire la voce del Signore che risuona anche oggi. Come un tempo Samuele e Geremia, anche oggi ci sono giovani che sanno scorgere quei segni del nostro tempo che lo Spirito addita. Ascoltando le loro aspirazioni possiamo intravedere il mondo di domani che ci viene incontro e le vie che la Chiesa è chiamata a percorrere». Il Papa dal Sinodo, quindi, non si aspetta una semplice «riflessione pastorale», ma vie concrete che sappiano dare forma al «mondo di domani».

Un messaggio “profetico” che indica la via da seguire anche a chi è responsabile della vita pubblica, se si pensa alle parole pronunciate dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel tradizionale messaggio di fine anno di domenica scorsa. «In questi mesi di un secolo fa i diciottenni di allora – i ragazzi del ’99 – vennero mandati in guerra, nelle trincee. Molti vi morirono – ha ricordato nel suo discorso dal Quirinale –. Oggi i nostri diciottenni vanno al voto, protagonisti della vita democratica». Il richiamo è chiaro: il Paese intero ha bisogno di ridare protagonismo alle nuove generazioni. E non semplicemente in chiave elettorale.

L’attenzione che la Chiesa pone ai giovani, comunque, ha un respiro “universale” sia perché, come ha rimarcato il Papa durante la Veglia nella basilica di Santa Maria Maggiore l’8 aprile scorso, «il Sinodo è il Sinodo per e di tutti i giovani », sia perché negli scorsi mesi tutte le Conferenze episcopali del mondo sono state coinvolte nella preparazione attraverso dei questionari diversi per ogni continente e inviati assieme al Documento preparatorio. Un lavoro che confluirà nell’Instrumentum laboris destinato ai padri sinodali, che potrebbe essere pronto prima dell’estate. E a far giungere ai sinodali la voce dei giovani saranno anche i risultati del grande questionario online aperto a tutti i giovani, terminato pochi giorni fa, il 31 dicembre.

Ora si guarda avanti, alle prossime tappe: dal 19 al 24 marzo 2018 si terrà una riunione presinodale «a cui sono invitati giovani provenienti dalle diverse parti del mondo – ha sottolineato il Pontefice –: sia giovani cattolici, sia giovani di diverse confessioni cristiane e altre religioni, o non credenti». La prossima estate, poi, l’11 e 12 agosto a Roma tutti i giovani italiani si daranno appuntamento per un incontro con il Papa. Ci arriveranno dopo aver vissuto l’esperienza dei pellegrinaggi di “avvicinamento” in luoghi della nostra Penisola significativi per la fede. E l’onda del Sinodo si estenderà fino alla prossima Gmg, che si terrà a Panama dal 22 al 27 gennaio 2019, come ha recentemente sottolineato in un’intervista ad Avvenire l’arcivescovo panamense José Domingo Ulloa Mendieta.

 

L’intervento.

Bassetti: in ascolto della Parola

Anche nella generazione dei selfie tanti cercano il senso pieno della vita

MATTEO MARCELLI

ROMA

«Nella diversità e nella specificità di ogni vocazione, si tratta di ascoltare, discernere e vivere questa Parola che ci chiama dall’alto ». L’invito di papa Francesco segna il cammino della pastorale delle vocazioni verso il prossimo Sinodo dei vescovi e accompagna i lavori del 41° Convegno nazionale vocazionale iniziato ieri a Roma. Tre giorni di riflessione e preghiera con uno sguardo alla 55ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che sarà celebrata il 22 aprile. È il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, a mettere a fuoco il senso del convegno nella celebrazione eucari- stica presieduta al termine della prima sessione di lavori. A fare da spunto ancora le parole del Pontefice sulla vocazione. «Molti giovani, pur appartenendo alla generazione dei selfie, cercano ancora il senso pieno della vita – dice Bassetti, citandolo –. Il punto però è che preferiscono non avere spazi di silenzio per paura di doversi convertire e lasciare qualcosa dietro di sé. Dio bussa alla nostra porta continuamente, ma non per togliere vita o libertà. È invece un arco meraviglioso che vuole usarci come freccia. E una freccia senza arco non ha valore. I giovani sono come vele e non devono aver paura di dispiegarsi e accogliere il vento di Dio».

Il primo Libro dei Re apre il tavolo dei relatori, con la storia del sogno di Salomone che chiede a Dio di concedergli la capacità di distinguere il bene dal male. Una richiesta di discernimento che il Signore accoglie donando al suo servo un «cuore che ascolta», simbolo adottato dalla pastorale vocazionale per l’anno in corso. «L’ascolto è il nucleo del discernimento – spiega monsignor Nico Dal Molin, già direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni–. Shemà Israel: noi siamo il popolo che nasce dall’ascolto. Siamo chiamati a prenderci cura con la nostra vita delle vite degli altri». Ma come allargare il cuore verso la possibilità dell’ascolto? Un buon inizio è rivolgersi all’altro da noi e ad ogni realtà del Creato con gratitudine e animo attento. Dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo. Così, ad esempio, Marco Bersanelli, docente di astrofisica dell’Università di Milano e collaboratore dell’Agenzia spaziale europea, sottolinea: «Il mio mestiere è anche quello di ascoltare l’universo e oggi siamo arrivati a cogliere dei segnali che ci mostrano la sua vastità su un orizzonte straordinario». La «vocazione di perdersi» è invece il titolo dell’intervento di Franco Michieli, geografo ed esploratore. Suggestivo il suo racconto dei viaggi affrontati in gioventù e dell’“accoglienza” ricevuta dalle montagne e dalla natura. «Una casa grandissima ed aperta», come la definisce, in grado rasserenare e meravigliare l’animo. Ma solo se ci si affida completamente ad essa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

Tappa.

Verso l’assemblea di ottobre a marzo una settimana di studi

FABRIZIO MASTROFINI

 

Un lavoro in sinergia tra diversi dicasteri, sotto il coordinamento generale della segreteria del Sinodo, con l’obiettivo di dare voce al mondo giovanile e fornire ai padri sinodali un contributo efficace che aiuti nel lavoro di discernimento. «Ci tengo a precisare che la competenza diretta è della segreteria del Sinodo – spiega ad Avvenire don Joäo Chagas, responsabile dell’Ufficio giovani del Dicastero laici, famiglia, vita – e allo stesso tempo siamo coinvolti in diversi dicasteri in questo evento. Per noi – aggiunge con una punta di orgoglio – si tratta di una sorta di triplice coinvolgimento. Infatti il nostro dicastero si occupa di giovani e quindi siamo in pieno nel tema del Sinodo, ma anche di famiglia, uno degli orizzonti di vita di tanti giovani, sia nella famiglia di origine sia impegnandosi nella nascita di nuovi nuclei; e infine per il tema del laicato con tutte le sfaccettature vocazionali di questo ambito». Il lavoro in sinergia è particolarmente stretto: sono impegnate per esempio la Congregazioni per gli istituti di vita consacrata e quella per il clero – per la dimensione vocazionale – il Pontificio Consiglio della cultura, ecc.

A marzo è fissato uno degli eventi chiave della fase di preparazione al Sinodo. Per una settimana intera, a ridosso della Pasqua, si riuniranno a Roma 300 giovani provenienti da tutto il mondo. «Obiettivo di questo appuntamento è produrre un documento utile per il lavoro dei padri sinodali – precisa padre Chagas – e per questo verranno a Roma in rappresentanza delle Conferenze episcopali, degli organismi educativi, di movimenti ed associazioni. Ci sarà anche una percentuale importante di lontani e di rappresentanti di realtà ecumeniche ed interreligiose».

Molto lavoro di gruppo – ricalcando la metodologia sinodale dei Circoli minori divisi per lingua – perché l’obiettivo è produrre un testo utile alla riflessione di ottobre. È importante notare – e padre Chagas lo dice con estrema chiarezza – come ci siano già state tappe importanti: un incontro ad aprile di verifica dalla Gmg di Cracovia a quella di Panama del 2019, nella cui visuale anche il Sinodo si inserisce; a settembre un seminario di studio organizzato sempre dalla Segreteria per il Sinodo. «La Chiesa – nota padre Chagas – si è messa su una strada univoca e decisa: ascoltare i giovani e insieme a loro anche i responsabili della pastorale giovanile delle conferenze episcopali. Così possiamo dire che a marzo avremo un appuntamento presinodale importante».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Intervista.

Falabretti: cresce la risposta delle Chiese

STEFANIA CAREDDU

 

«C’è attesa, movimento: le diocesi sono in pista e stanno programmando i loro percorsi». Don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile (Snpg) della Cei, definisce «positiva e in crescita» la risposta delle Chiese locali all’invito di ritrovarsi a Roma con il Papa, l’11 e il 12 agosto, dopo aver vissuto un’esperienza di cammino sui tanti itinerari della fede che attraversano l’Italia. «La proposta – rileva – ha fatto presa, sebbene in alcuni casi spaventi un po’ per la sua dimensione di avventura e per il fatto che, a differenza della Gmg che è già strutturata, vada costruita». Per questo, «la Fiera dei cammini che si svolgerà a Sacrofano il 26 e il 27 gennaio sarà un punto di partenza, un’occasione per avere indicazioni e spunti operativi».

L’idea dei pellegrinaggi, spiega Falabretti, «dice il bisogno di non stare fermi nel nido caldo delle abitudini e delle certezze, ma di muoversi». E questo «dovrebbe indicare uno stile di pastorale ». Anche plasticamente: «educatori e sacerdoti non avranno il passo dei loro ragazzi e dunque si troveranno a camminare in mezzo al gruppo e non davanti». Cosa che aiuterà a sperimentare «uno stile nuovo», afferma il direttore del Servizio Cei evidenziando che «spesso pensiamo che la pastorale sia l’invenzione di nuove forme, mentre invece è la ricerca di atteggiamenti diversi, di un cambiamento del cuore, della disponibilità a mettersi a servizio degli altri». Da parte di tutti, «specialmente della Chiesa ». «Siamo stati bravi a fare la predica agli altri: ora è tempo di uscire dalla polemica, di ascoltare attentamente e reinterpretare il Vangelo», sottolinea il responsabile del Snpg per il quale «c’è un difetto di credibilità e di slancio degli adulti ». Secondo Falabretti, infatti, «i giovani hanno la funzione che un reagente ha in chimica, cioè quello di far venire a galla i valori della sostanza in cui sono immersi: non possiamo accusarli di tutto, il mondo se lo sono trovati così come gli adulti lo hanno costruito». «Tutte le domande sui ragazzi rimbalzano sul mondo degli adulti», ribadisce il sacerdote auspicando che questo momento possa essere vissuto davvero come “opportunità”. «Di fronte ad un ingaggio, i giovani rispondono sempre di sì. La giovinezza è per definizione il tempo dei sogni, delle imprese: perché non dovremmo trovarli pronti? Se ancora ci stupiamo di questo, è perché siamo vecchi dentro». Ecco perché, conclude, occorre «un impegno alla conversione e una disponibilità a crescere».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il responsabile nazionale della pastorale giovanile guarda all’incontro di agosto con Francesco

 

Copyright © Avvenire

Powered by TECNAVIA

Start a Conversation