Diritto alla vita «declassato»: così lʼOnu ci sta provando Avv 28.9.17

Diritto alla vita «declassato»: così lʼOnu ci sta provando

di Gian Luigi Gigli*

Il Comitato Onu per i Diritti umani sta redigendo un documento interpretativo dell’Accordo internazionale sui diritti civili e politici (1966), quello che si occupa del diritto alla vita (cfr Avvenire del 21 settembre). Nella bozza in preparazione si afferma ovviamente che l’articolo 6 del trattato del 1966, fondato a sua volta sulla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, riconosce il diritto alla vita di tutti gli esseri umani e che esso «rappresenta il diritto supremo, rispetto al quale non è permessa alcuna deroga». Molte affermazioni del testo sono condivisibili: le limitazioni alla pena di morte, a costruzione, vendita e uso delle armi, il rispetto dell’ambiente per proteggere la vita delle future generazioni, il rigetto di ogni incitazione all’odio, la protezione di chi è più esposto e vulnerabile…

Rischia però di passare inosservata la bomba a orologeria contenuta ai punti 9 e 10 che trattano rispettivamente del «diritto» all’aborto e al suicidio assistito. Per il Comitato Onu «gli Stati membri debbono garantire accesso sicuro all’aborto per proteggere la vita e la salute della donna incinta» e «non possono adottare norme su gravidanza e aborto contrarie al dovere di non far sottoporre le donne ad aborti non sicuri ». Inoltre «gli Stati non dovrebbero introdurre requisiti umilianti o eccessivamente onerosi alle donne che richiedono di abortire», mentre si richiede di assicurare ampio accesso ai metodi contraccettivi, in particolare in età adolescenziale. La bozza in preparazione abolisce dunque ogni forma di protezione per la vita prenatale ed esercita una forte pressione sugli Stati per introdurre leggi che riconoscano l’aborto a richiesta, senza limiti temporali, se il proseguimento della gravidanza produce disagio nella donna. Viene tolto ogni riferimento, precedentemente previsto, alla possibilità di adottare misure a tutela del nascituro mentre prevale la linea dell’aborto come diritto universale, col diritto alla vita solo a partire dalla nascita.

Se approvato, il documento farebbe cadere di colpo tutte le resistenze che avevano impedito il prevalere della linea libertaria occidentale in occasione delle Conferenze del Cairo e di Pechino. La legalizzazione generalizzata dell’aborto sarebbe non solo consentita ma imposta, in contrasto con il testo dell’Accordo del 1966 e con altri trattati e sentenze internazionali. La bozza non riflette le convinzioni di tutti i membri del Comitato ed è frutto di una minoranza attiva. Se approvata, tuttavia, questa interpretazione (il termine tecnico è ‘commento generale’) avrebbe un forte potere di orientamento sulle legislazioni nazionali, anche perché gli Stati inadempienti sarebbero suscettibili di critiche sul rispetto dell’Accordo sui diritti civili e politici. Il Comitato ha tolto dalla bozza ogni riferimento al nascituro, come se la vita incominciasse alla nascita. Ne consegue un inevitabile declino del livello di protezione del diritto alla vita, non solo rispetto all’aborto, ma anche a ogni altra forma di manipolazione, sfruttamento, commercializzazione dell’essere umano per applicazioni biotecnologiche. In contrasto con le finalità dichiarate, nulla è proposto per salvaguardare il diritto delle donne che intendono portare avanti la loro gravidanza, né sul dovere degli Stati di prevenire il ricorso all’aborto.

*deputato, presidente Movimento per la vita italiano

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Ecco perché suscita allarme la bozza del testo in fase di elaborazione chiamato a dare una nuova lettura all’Accordo sui diritti civili e politici firmato nel 1966

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