GRAN BRETAGNA«Decide il medico se sospendere acqua e cibo» Avv 23.9.17

Gran Bretagna Fa discutere la sentenza di un giudice che ha stabilito che per i malati in «stato vegetativo» non è più necessario l’ok del tribunale

«Decide il medico se sospendere acqua e cibo»

ELISABETTA DEL SOLDATO        LONDRA

Non serve più l’autorizzazione del tribunale per ritirare cibo e acqua ai malati in stato vegetativo o di minima coscienza. Lo ha deciso mercoledì il giudice Jackson in un verdetto che è stato descritto dalla stampa come «epocale». Finora anche se medici e famiglia erano d’accordo sul ritirare questi elementi essenziali alla sopravvivenza del paziente, per farlo avevano bisogno del consenso del giudice.

Attualmente, se la famiglia acconsente e se questo è ritenuto nel «miglior interesse» del malato, i medici possono ritirare diversi tipi di cure provocando la morte del paziente tra cui la dialisi. Ma nel caso di acqua e cibo, scriveva il corrispondente legale della Bbc Clive Coleman, la cosa è diversa e da 25 anni richiede l’approvazione di un giudice della Court of Protection. La decisione di affidare la responsabilità al giudice fu approvata alla Camera dei Lord in seguito al caso di Tony Bland che rimase cerebroleso durante la strage di Hillsborough nel 1989 e morì quattro anni dopo. «Il ritiro di acqua e cibo – scriveva Coleman – ha un significato emotivo e psicologico che grava sulla decisione di negare a una persona queste due componenti basilari per la sopravvivenza». È molto probabile, sostengono vari esperti, che i rappresentanti legali di alcuni pazienti in stato vegetativo decidano di fare appello. Il verdetto del giudice Jackson è giunto in seguito al caso di una donna di 50 anni, conosciuta come M, affetta dal morbo di Huntington, una malattia degenerativa che l’aveva costretta al letto per 14 anni. Da18 mesi, la donna è precipitata in uno stato vegetativo. Qualche mese fa, Jackson ha dato ragione a medici e famiglia e ad agosto la flebo che la nutriva è stata staccata e la donna è morta poco dopo. «Questo caso – ha commentato il giudice – non doveva finire in tribunale. Agire nel miglior interesse di M è una decisione che avrebbero dovuto prendere i medici che l’avevano in cura, dopo aver consultato la famiglia e aver agito nel rispetto del Mca (Mental capacity act)».

Ma la decisione ha già sollevato forti preoccupazioni ed è destinata a creare controversia. «Si tratta di un puro e semplice calcolo economico – ha detto ieri un portavoce del gruppo Care not Killing –. Tenere in vita una persona è diventato troppo costoso per il nostro sistema sanitario». Secondo una ricerca dell’anno scorso dellaBbc, sarebbero più di cento i pazienti in Inghilterra e Galles in uno stato vegetativo e di minima coscienza.

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